Gavin Maxwell.
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LA BAIA DEGLI ONTANI.
Parte 1.
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Titoli originali: The Rocks Remain. 1963. Raven Seek Thy Brother. 1968.
Traduzione di: Andreola Vettori.
1979. Rizzoli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Le avventure seguitano, la tensione rimane, ma tutte le cose che nel primo libro gli avevano dato quello sconfinato senso di allegria, di ebbrezza, di gioia di vivere, la ridondanza del mondo, non c' pi: non c' pi il sodalizio, l'uno per tutti e tutti per uno, le amicizie si sono intiepidite o spente, Madame Bonacieux, non esiste chi la possa rimpiazzare, i vizi ingigantiscono e le conseguenze si fanno pesanti, gli interessi prevalgono sui sentimenti, gli eroi si dividono e ciascuno per conto proprio sperimenta solitudine, delusioni e le usure del tempo. Ma sarebbe stata una assurdit e un non-senso che l'epopea si fosse fermata ai Tre moschettieri. Cos sarebbe un'assurdit e un nonsenso che la vicenda de L'anello di acque lucenti si fosse fermata con questo libro. Per Gavin Maxwell - l'abbiamo visto - Camusferna rappresentava il paradiso in terra. E ne L'anello ha narrato la storia della scoperta di questo paradiso, e l'ha descritto con tutte le sue meraviglie. Ma fa parte dell'essenza stessa di ogni paradiso, quale che sia, di non poter sussistere su questa terra e di trovarsi al di fuori del tempo e della storia. Per questo i pi si limitano saggiamente a lasciarlo ai defunti. Maxwell no: non accetta le regole e prometeicamente si ostina a voler fermare l'attimo donato dagli dei, e su quell'attimo costruire tutta la propria esistenza, la propria casa, a dispetto della sua natura temporale e mortale, contronatura. E si trova nemici gli di: non nominate mai, le Erinni gettano la propria ombra sopra ogni pagina: le lontre perdono la loro innocenza e diventano pericolose da dover essere messe in gabbia; i cani si feriscono, una  folla indiscreta, grossolana, cinge d'assedio la zona, malattie a catena, fino al tragico epilogo: il rogo della casa, la fine di Edal e, (cosa che lo scrittore non poteva sapere), la sua stessa morte crudele non molto tempo dopo aver terminato le ultime righe.
Forse il lettore non ritrover in queste pagine gli idilli de L'anello (per quanto siano degni del primo libro gli episodi che riguardano le due nuove lontre, Mossy e Monday, o quelle della ritrovata pace con Edal e Teko), ma rester preso da una molto pi forte tensione drammatica e da un pathos tanto pi intenso perch sordo, continuo, mai lasciato sfogare in strida o invettive, ma stoicamente contenuto fino all'ultima riga.
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L'AUTORE.
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Gavin Maxwell (15 luglio 1914. 7 settembre 1969)  stato un naturalista e scrittore britannico, meglio conosciuto per la sua saggistica e il suo lavoro con le lontre. Ha scritto il libro Ring of Bright Water (1960) su come ha riportato una lontra dall'Iraq e l'ha allevata in Scozia. La lontra apparteneva a una sottospecie precedentemente sconosciuta che prese il nome da Maxwell. Il libro vendette pi di un milione di copie e fu trasformato in un film con Bill Travers e Virginia McKenna nel 1969. 
Gavin Maxwell era il figlio pi giovane di un tenente colonnello e di Lady Mary Percy, quinta figlia del settimo duca di Northumberland. Suo nonno paterno, Sir Herbert Maxwell, settimo Baronetto, era un archeologo, politico e storico naturale. 
L'educazione di Maxwell ebbe luogo in una serie di scuole preparatorie e pubbliche, tra cui la sportiva Heddon Court School, dove trov incoraggiamento per il suo interesse per la storia naturale. In The Rocks Remain, racconta come la pressione familiare lo abbia portato a prendere una laurea in gestione immobiliare, ma ha trascorso il suo tempo di studio perseguendo attivit sportive e ricreative invece di studiare. Ha imbrogliato gli esami intermedi ma ha superato onestamente gli esami finali, dopo aver stipato l'intero corso triennale in sei settimane. 
Maxwell si trasfer a Sandaig (che chiam Camusferna nei suoi libri), una piccola comunit in una parte remota della terraferma scozzese.  qui che sono ambientati i suoi "libri di lontra". 
In The Rocks Remain (1963), le lontre mostrano grandi differenze di personalit. Il libro dimostra la difficolt che Maxwell stava avendo, probabilmente a causa del suo stato mentale, nel rimanere concentrato su un progetto e l'impatto che aveva sulle sue lontre, e la sua stessa vita.
Nel 1966, si rec in Marocco, ripercorrendo le vite drammatiche degli ultimi governanti di Marrakech sotto i francesi. Durante gli anni marocchini di piombo, il regime considerava il suo libro sovversivo e ne vietava l'importazione.
Privatamente omosessuale, Maxwell spos Lavinia Renton nel 1962, ma il matrimonio dur poco pi di un anno e divorziarono nel 1964.
Secondo Douglas Botting, Maxwell soffr di disturbo bipolare per tutta la vita. Mor di cancro ai polmoni in ospedale a Inverness. 
Eilean Bn, l'isola in cui visse ora supporta un molo del ponte di Skye, costruito nel corso del 1990. Nonostante il traffico moderno a circa un centinaio di metri sopra di essa, l'isola  un santuario commemorativo delle lontre e ospita un museo dedicato a Maxwell. Un altro memoriale  una lontra di bronzo eretta a Monreith vicino al St Medan's Golf Club.
Le ceneri di Maxwell furono poste sotto un masso nell'ex sito della sua casa Camusferna. Il masso segna la posizione della sua scrivania.
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LA BAIA DEGLI ONTANI.
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AVVERTENZA. di Andreola Vettori e Ippolito Pizzetti.
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Questo libro, che abbiamo chiamato La baia degli ontani  la sintesi di due: The Rocks Remain. 1963. e Raven Seek Thy Brother. 1968. che costituiscono, con L'anello di acque lucenti, gi pubblicato, la trilogia dedicata dall'autore a Camusferna (Sandaig nella realt), il luogo all'estremo limite della Scozia dove l'autore eresse la sua casa, e che ne narra le vicende fino al rogo della medesima, che precedette di poco la morte di Maxwell, avvenuta nel 1969.
Perch questa sintesi?  legittima? Noi pensiamo di si. Richard Frere, che fu vicino all'autore nei suoi ultimi anni e lo assistette fino alla fine, nella sua biografia di Maxwell (Maxwell's Ghost) dice: Non amava scrivere... ma doveva scrivere. Il suo piccolo regno di Sandaig esigeva denaro e per poterlo mantenere i suoi editori e l'agente reclamavano almeno un libro completo l'anno. Libri che l'autore, cui stavano a cuore soltanto le vicende di Sandaig-Camusferna, quando gli faceva difetto la materia o l'ispirazione, affardellava di episodi che non avevano nulla a che fare col suo nocciolo narrativo ed emotivo, vere e proprie zeppe, come si chiamavano una volta. Di queste abbiamo pensato di far grazia al lettore, convinti di aver cos rimosso alcuni ostacoli al diretto fluire della narrazione verso il suo esito.
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Indice di questa parte.
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Introduzione.
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Parte prima. Il lento cedere della pace.
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1. Ritorno a Camusferna.
2. Il lento cedere della pace.
3. I lunghi giorni di un'estate tempestosa.
4. Il naufragio della Polar Star.
5. Teko rivisitato.
6. Sciagure, fuoco e inondazioni.
7. La marea risale.
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Fine Indice.
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Introduzione. di Ippolito Pizzetti.
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Forse per capirlo bisogna essere stato, come sono stato io, un bambino solitario, per il quale la solitudine era una condizione naturale; e dentro questa condizione passava ore, giorni interi, fantasticando. Ma se uno poi riflette che di questi libri, che narrano le vicende di Camusferna (in gaelico: la baia degli ontani), sono state pubblicate, soltanto in inglese, pi di un milione di copie, e che sono stati tradotti in non so pi quante altre lingue, deve necessariamente concludere che il mondo  pieno di persone che sono state un giorno bambini solitari, per i quali la solitudine era una condizione naturale; e dentro questa condizione passavano, fantasticando, ore, giorni interi. E infatti deve essere proprio cos: che la solitudine e la fantasticazione siano condizioni connaturate all'infanzia. Sui pi si ammucchiano altre cose: la polvere, i detriti, le rovine di una vita, l'usura di un lavoro che non soddisfa, i rapporti che si spogliano di tutto e di cui non resta che l'osso nudo; ma qualcuno che non si rassegna rimane: per il quale la fantasticazione deve tradursi a tutti i costi in realt, per cui la realt deve avere il colore della fantasticazione, e la fantasticazione deve inverarsi nelle cose che circondano; e che di questa ricerca fa lo scopo ossessivo della vita, che altrimenti vita non gli sembra. Gli oggetti, i sentimenti, devono corrispondere a quelle cose senza misura, smisurate, che si sono pensate e apprese allora, quando il concetto stesso di misura era ancora acerbo, e aveva sempre pi dell'indeterminato della fantasia che del limite. Gavin Maxwell era un uomo cos. Ma prendiamo la cosa per un altro verso, voglio, non potendo usare le mani, aiutarmi in altro modo a spiegare l'attrazione che spira da questi libri. Dunque mettiamo di essere uno dei bambini solitari che ho detto e che sono tanti. Siamolo assieme. A tutti noi  capitato di avere in camera, o in qualche corridoio in mezz'ombra, o nelle pagine di un libro, un quadro, una stampa, una riproduzione di un paesaggio. Di un paesaggio particolare, che allora ci ha profondamente colpito, tanto, che non ce lo siamo dimenticati pi. Le cose stesse che lo componevano sono poi diventate strumenti di conoscenza per tutta la vita: la montagna: le montagne; il lago: i laghi; il fiume: i fiumi; l'albero: gli alberi. In quel paesaggio un pittore (probabilmente dotato, e in questo caso, tanto meglio, ma non sempre e necessariamente)  riuscito ad esprimere attraverso una scelta di oggetti concreti quello stato d'animo che per un uomo come Gavin Maxwell  diventato il filo stesso dell'esistenza. Dove le cose che sono ritratte hanno quella vibrazione e carica di vita per cui anche dentro le mura di una camera o in un chiuso corridoio il disegno della montagna riesce ad avere le dimensioni della montagna vera, il lago le sue profondit, il torrente il rumore, e il ponte di legno l'eco stesso dei nostri passi sulle tavole mentre passiamo guardando gi nell'acqua del torrente, e l'albero tutte le sue dimensioni, ivi compreso lo stormire delle foglie, che tra queste dimensioni va contato, anche lo stormire, perch senza queste dimensioni, e soprattutto le temporali: il sentimento del tempo, non esiste l'ultima dimensione, la pi vicina a noi, quella sentimentale ed emotiva, non esiste la vita. Un amico tedesco mi ha mandato tempo fa come dono natalizio una stampina francese a colori dove  ritratta la cattura di un pesce sega (Le squale scie) sulla costa di un nordico mare in tempesta: due marinai trascinano verso terra per una lunga fune legata alla coda il povero patetico mostro, con la sua bocca a salvadanaio smisurata e dolorosa, che i marosi hanno spinto ad arenarsi tra gli scogli. Il muso del pesce  proteso in un ultimo disperato sguardo agonizzante verso il mare aperto: tra lui e i suoi carnefici non c' nessun contatto, neppure di sguardi; mentre il mare  grigio, i cavalloni spruzzano, e dentro la curva di questi cavalloni e queste spume, bassissime ad ali spiegate volano le procellarie. Il cielo  ridotto ad una fettina minima di nuvolaglia, attraversata da una lama di luce lungo la sommit dell'ovale, perch il pittore ha avuto l'idea di racchiudere il disegno ed i colori come dentro la curva dell'onda che in diagonale attraversa dall'alto in basso e da sinistra a destra la vignetta, e di far sfumare linee e colori irregolarmente nel bianco della carta: cos che la scena acquista una vaghezza particolare, un senso di apparizione, come se fosse rivelata dentro una boccia magica. Questa volta non si tratta di un ricordo d'infanzia, ma di un percorso a ritroso, alla rovescia, perch dentro quella stampa, che mi  tornata subito alla mente mentre rileggevo, dopo molti anni, con commozione rinnovata, i libri di Maxwell, mi  sembrato di trovare la rivelazione del fascino delle sue pagine, cui quasi nessun lettore  riuscito a sottrarsi.
Un uomo dunque che sceglie di andare a vivere su un lembo di terra all'estremit settentrionale della costa scozzese, ad un tiro di pietra dal mare, nella vecchia casa abbandonata del guardiano del faro, una casa vuota da anni, mezza in rovina, e raggiungibile con molta fatica dopo un lungo viaggio spossante in jeep o in Land Rover, che comporta anche il guado di un fiume; dove, quando l'autore ha deciso di andarvici a stabilire, non c'era n telefono, n luce elettrica, e non vicini umani, se non ad una considerevole distanza; un luogo visitato dai cervi, dai cigni, dalle oche, dai gatti selvatici e dalle lontre, un mare dove ogni tanto passa l'orca, dove esiste un introvabile banco di ostriche, dove s'incontrano le foche e sono numerosi i branchi di delfini, e dove pu anche capitare di assistere all'aurora boreale. Un luogo affascinante, per chi ha il gusto di queste cose. Ma di luoghi simili ne sono stati descritti tanti, in moltissimi libri; senza che per questo abbiano fatto vibrare qualche corda nel profondo del nostro essere. La Camusferna di Gavin Maxwell non ha il senso di una scoperta, ma quello di una rivisitazione, con tutto il bagaglio emotivo e sentimentale - di gran lunga pi creativo e poetico - che una rivisitazione comporta. Gavin Maxwell non era quello che si suole chiamare un viaggiatore o un esploratore (ma quanti sono i libri affascinanti di viaggiatori ed esploratori? Non molti, in una produzione strabocchevole), anche se in vita sua ha viaggiato molto, e probabilmente viaggiare gli piaceva. Non era la occasione unica o lo spettacolo che interessava Maxwell; anche se probabilmente il gusto dello spettacolo non gli mancava affatto. E il suo non era neppure crusoismo, se per crusoismo dobbiamo intendere il piacere di rivivere l'idillio con la natura selvaggia, il rovescio della civilt della macchina, il ricupero dell'attivit artigianale; no, in Maxwell non c' nulla di biblico, niente di Leone Tolstoj; anche se questo crusoismo  una componente non trascurabile della sua personalit, come testimoniano i vagabondaggi alla ricerca di relitti sulle spiagge di Camusferna, e la trasformazione di questi relitti in elementi della sua casa. Il fatto  che Maxwell con tutte queste cose: non soltanto i relitti trovati sulla spiaggia, ma con quel mare, quel cielo e l'aurora boreale, e gli animali, casuali e personali, il torrente e la cascata, in mezzo a queste cose e con queste cose, vuole costruire non soltanto la sua casa, ma anche la propria esistenza, se con la mia parafrasi riesco a tradurre ed esprimere uniti il senso delle due parole inglesi di house e home. La casa, ma con i Lari e i Penati. Una specie di Eneide privata messa in moto da cause patrimoniali, senza sangue e senza vicende corali. C' di mezzo la sua condizione di nobile scozzese (economicamente) decaduto. C' la sua natura solitaria, segreta, irta, appassionata e misantropa, la sua diversit di omosessuale, che lo spinge a cercarsi la sua Esperia. Ecco perch ho detto che bisogna guardarsi dal vedere nella fuga di Maxwell dalla civilt (che  una fuga reale) una forma di esotismo avventuroso.
Maxwell non  mai stato un buon giornalista; molti dei suoi viaggi gli sono serviti per mettere qualche pezza alle sue finanze dissestate (e quando ci sono) scialacquate; e perfino, a mettere pezze, i libri che ha scritto. Non era giornalista perch gli mancava quella curiosit vespina e petulante, martellante, che fa parte delle doti di un buon giornalista; le persone gli interessavano (passioni a parte: la faccia nascosta della luna), quando venivano in qualche modo a sfiorare la sua orbita, per il resto: che seguissero pure la propria. E non era neppure uno scrittore, voglio dire: scrittore per aver imboccata o accettata o scelta una strada; quando riesce, e riesce spesso egregiamente,  perch non sfrutta, si abbandona alle sue doti naturali; tuttavia scrive con riluttanza; e lo dimostra bene la molto spesso manchevole costruzione dei suoi libri. I punti alti coincidono sempre con i punti alti della sua vita, e col corso delle sue emozioni; se manca l'emozione, manca anche la forza di convinzione, s'ingrigisce la scrittura. Pi ancora che nell'Anello, nei due libri qui riuniti che gli fanno seguito, l'alternarsi di appassionata adesione al soggetto e di indifferenza piatta si rivela in modo patente, e ugualmente lo sprezzo per una strutturazione tecnica (da scrittore) del libro.
Non esploratore, non viaggiatore, non giornalista, e neppure scrittore. La sua fuga  una fuga dalla convivenza con l'umanit, ma non  affatto una fuga dalla casa, ma una fuga verso la casa: la casa come universo, e l'universo nella propria casa. Si rivela la radice romantica della natura di Maxwell e delle sue imprese che, come tutte le imprese romantiche, recano fin dall'inizio ben impresso il marchio del fallimento. Maxwell aveva un concetto superstizioso e tragico dell'esistenza (come scrive il suo amico Richard Frere: ... nel suo profondo non credeva nella buona fortuna, e riteneva il successo in qualsiasi cosa come un premio straordinario strappato contro ogni pronostico. Pi tardi mi avrebbe detto, molto seriamente: "Richard, le cose vanno troppo bene per noi. Non mi fido. Qualcuno lass sta montando su tutte le furie, e vedrai che un momento o l'altro colpir". E generalmente colpiva, aiutato ogni tanto dal mio amico, che non mancava di un robusto senso drammatico). Cio, in altre parole, di una fortissima carica autodistruttiva. La realt  che Maxwell non sapeva resistere alla tensione della propria felicit che - al lettore attento non pu sfuggire - gli appare come una trasgressione e una colpa: e in questo sta la sua drammaticit. Ulisse, eroe mitico, incontra la ninfa Calypso, trascorre con lei molto tempo; ma poi fugge, sapendo di fuggire verso il suo destino umano, temporale, mortale. Con la ninfa immortale si sente a disagio come il topo di campagna presso il topo di citt e viceversa. Nel corso del V canto dell'Odissea lo incontriamo, ben due volte a breve distanza, che piange sul lido del mare straziando il cuore con lacrime, sospiri
ed affanni. Romantico se mai sar l'Ulisse dei moderni, che riparte da Itaca riconquistata, non certo quello omerico. Enea incontra Didone, la regina infelice, si lascia amare anche lui, ma poi la abbandona: tanto per Ulisse quanto per Enea il paradiso in terra, divino o mortale che sia,  una vacanza che va vissuta come si vive una vacanza, senza coinvolgimenti profondi e senza scrupoli. Cosa importa cosa ne sar di Calipso e Didone: i due eroi seguono saggi, fedeli, leali, il corso imposto alla loro vita dagli di. Per Ulisse le capre, i porci, la vigna e l'uliveto dell'isola, Old Penelope, il babbo ed il figliolo; per Enea la patria promessa, la nuova citt da erigere - il rispetto dei confini della storia - sono pi importanti dell'Eros: sono entrambi, qualche scappatella a parte, proprio come se li erano desiderati gli di: e infatti gli di, il congresso olimpico, li hanno carissimi. (La non conformista  se mai Calipso: Crudeli siete, o di, e invidiosi pi degli altri; ma infatti Calipso  una ninfa, una dea primitiva, probabilmente una potenza ctonia, esule anch'essa, che vive ai margini dell'Olimpo istituzionalizzato.)
Ma Gavin Maxwell  un (eroe) romantico, promoteico, che non accetta le regole del gioco,  un Diverso, un sacrilego, ha tagliato i ponti col mondo, fuori dai confini di Camusferna non ha affetti n missioni da compiere, il suo paradiso lo vuole tutto qui, e in cielo non ha protettore n santi, ma soltanto nemici: agli di  odioso. Libert dalla vita adulta, ha scritto parlando di quel che cercava a Camusferna. Siamo sempre l, al sacrilegio pi grave, al rifiuto della storia e della condizione collettiva. E siamo cos di nuovo al quadro, alla stampa, e al bambino che la contempla, di cui ho parlato pi sopra: alla appassionata capacit di percepire il simbolo come un oggetto reale, con tutta la sua carica di realt possibile, e la visionaria (eroica) cocciutaggine nel volerlo reificare. Ma nella sua contemplazione del quadro, e nella sua fantasticazione ci che il bambino non considera mai, rifiuta assolutamente di vedere  la cornice, perch l'unica cornice che  disposto ad ammettere  quella della propria persona, che assorbe il, e si identifica col, contenuto del quadro stesso. La cornice reale viene dimenticata o ignorata come qualcosa che non fa parte della natura del quadro; ma estranea quanto si vuole  sempre l, a testimoniare il carattere simbolico del quadro e del mondo che questo abbraccia. Scoperta Camusferna, l'appartatissima Camusferna-Esperia (certo: gioiosamente), raccolti pezzo per pezzo gli oggetti del quadro: il mare, i cervi, le lontre, la cascata e le fioriture primaverili, ad un certo punto, per i lati aperti, senza cornice protettiva, della realt, si introducono gli elementi estranei: lo stradino che uccide Mij a colpi di zappa per impadronirsi della pelliccia, le secche traditrici che danneggiano irreparabilmente la Polar Star, le ristrettezze economiche che costringono a rinunciare ai progetti pi ambiziosi, il fuoco che distrugge Sandaig ed uccide Edal, la maledizione della poetessa delusa sotto il sorbo che annienta l'autore, fino alla sua tragica morte. Tutti questi elementi: le secche, le ristrettezze economiche, lo stradino, gli infortuni, il fuoco, la maledizione notturna sotto il sorbo e infine la morte non erano previsti nel quadro.
L'epopea di Camusferna  stata spesso considerata come una storia di animali e di lontre. Ed  anche giusto che i bambini che leggono questi libri, o ai quali gli adulti commossi leggono parti di questi libri, li considerino tali: dopotutto non  la cornice che li interessa. Ho scritto pi sopra che ogni impresa romantica  destinata per sua natura al fallimento; non ho scritto tuttavia che molto spesso, fortunatamente, le imprese romantiche lasciano una traccia che non si cancella pi: the rocks remain: le rocce rimangono. La forza, l'intensit della personalit di Maxwell sono tali che Camusferna ha continuato a vivere, come una entit a se stante, non solo nella trilogia maxwelliana ma ancora, dopo la morte dell'autore, presso altri due scrittori: in The White I-sland di Raef Payne e Maxwell's Ghost di Richard Frere. Fosse stata soltanto, come tante altre pubblicate nel resto dell'Europa e in America, una storia di animali, non avrebbe mai lasciato, in chiunque l'abbia appresa attraverso questi libri, una traccia tanto profonda. Un esempio:  stato pubblicato in Inghilterra un libro di R. Philip Wayre: The River People, dedicato interamente alle lontre e al loro comportamento:  un libro molto onesto, ricco di informazioni, per chi si interessa alla vita di questi animali, ma  anche un libro che una volta letta l'ultima pagina gi lo si  dimenticato; rimangono le informazioni, e nulla pi.  che l'oggetto dei libri di Maxwell non sono le lontre, il loro modo di vivere, i loro costumi. Viste come nel libro di Wayre, dove l'autore si  sforzato, con una contenuta, ma presente, intenzione polemica nei confronti di Maxwell, di cancellare il termine umano del rapporto, di essere assente come persona, non sono pi interessanti, che so, delle foche, dei tassi, delle volpi e di centinaia di altri animali. Di queste lontre di Wayre riescono, interessanti per interessanti, ad esserlo di pi certi insetti di Fabre; ma qui siamo di nuovo su un altro piano, perch, come  stato giustamente osservato, in Fabre  sempre viva la sua natura di sciamano, e il rapporto con la natura dello sciamano  un discorso tutto diverso. L'oggetto dei libri (dell'esistenza) di Maxwell  se mai il rapporto con l'animale pi che l'animale stesso: quando muore Mij l'autore accoglie nel suo appartamento di Londra le bestie pi curiose: ma sono tutti rapporti che non riescono ad instaurarsi, che hanno esiti comici o sanguinosi, Maxwell  capace nei confronti di certi animali della pi sincera e aperta antipatia: se un giorno deve sparare ai conigli selvatici per procurare della carne, spara, e non ne fa un dramma. Non c' nulla in lui dell'astratto bolso e sdolcinato Amico degli animali di tante televisioni e giornalismo dozzinale, che  una creazione dell'industria culturale, ottenuta sfruttando la superstite e goffamente e pateticamente velleitaria propensione del gran pubblico nei confronti degli animali (abbiamo visto che tutti sono stati, anche per brevissimo tempo, bambini solitari), che d i flebili, intermittenti segnali di un relitto, poche smozzicate parole di una lingua smarrita nel cui uso questo si comporta con la goffaggine di un gorilla che debba suonare Schumann al pianoforte o la disinvoltura di un coatto improvvisamente liberato dai ceppi. Se Maxwell ha scelto le lontre  perch tra gli animali questi sono tra i pi ricchi di fantasia, di senso ludico, di grazia incantevole e insieme di affascinante goffaggine, per la loro morbosa capacit di attaccamento, e perfino per la loro sempre sotterraneamente presente carica di aggressivit selvaggia. E chi ha, o ha avuti, nella propria vita compagni degli animali sa bene - anche se questo pu scandalizzare i benpensanti - che il rapporto con gli animali che si amano ha sempre qualcosa di fatalmente drammatico; la vita di un animale si svolge dentro un arco temporalmente pi limitato di quello della nostra, e dentro questo arco stretto si affollano tutte le vicende che una vita comporta: il declino, il decadimento sopravviene pi rapido, gli stessi accidenti - per quanto uno si adoperi per evitarli - si susseguono, si stipano nel corso di poche - sempre troppo poche - stagioni. E sa bene che si tratta di un rapporto a livello istintuale che, come tutti i rapporti di questo genere,  altrettanto labile quanto pu essere intenso. Gli animali o fuggono, o si ammalano in modo incurabile, o vengono uccisi o rubati da qualche bruto totalmente ignaro o indifferente al senso di un simile rapporto, una macchina li investe o li uccide, un cacciatore invidioso o un contadino preoccupato dei suoi polli li avvelena, ed un brutto mattino uno svegliandosi trova il corpo del proprio cane freddo e rigido nella guazza sulla porta di casa. Oppure improvvisamente, come nel caso di Edal, si risvegliano certi istinti sopiti, l'animale diventa pericoloso, aggredisce ed assale e deve essere isolato e tenuto prigioniero come una fiera, e l'idillio si conclude, brusco ed amaro. Eppure Maxwell ricomincia daccapo: trova altre lontre, le nutre, le protegge, le studia, cerca nuove vie di convivenza, e ancora una volta si rinstaura il rapporto.
In altri termini, prendetela come volete, si tratta di una storia d'amore. Ma dell'amore di un Diverso; e le storie d'amore che commuovono sono sempre storie d'amore di Diversi: di Giulietta e Romeo che sono diversi dalle loro famiglie, cristallizzate e identiche nel loro codice di parte; di Otello e del suo disperato amore per Desdemona, isolato e diverso nella sua folle condizione di moro. Diverso, Maxwell, non perch omosessuale: quanti sono oggi gli omosessuali, organizzati ed inquadrati in associazioni, partiti e collettivi, che non sono pi in nulla diversi (se non, particolare del tutto trascurabile, per il loro modo di vivere e concepire l'eros) dagli eterosessuali che sono semplicemente in numero soverchiante. Maxwell non abdica un solo momento, durante la sua vita, la solitaria condizione di Diverso, che per lui non  fatto sociale, ma esistenziale. Per questo le vicende di Camusferna hanno trovato un pubblico cos vasto tra il mondo infantile: perch i bambini sono sempre, per loro natura, Diversi: diversi dagli adulti, trovandosi a vivere tutto per la prima volta, diversi tra loro, ciascuno per conto proprio, nel modo ancora non codificato di percepire il mondo, nel prendere contatto con l'esistenza e i suoi contenuti. Ed  soprattutto dei bambini, fino a che dura la loro condizione di solitudine, questo attaccamento disperato all'animale che si sono scelti come compagno, che in certi casi (o di l muove e poi si trasferisce) pu essere anche di pezza. In alcuni poi questo attaccamento disperato all'oggetto dei propri affetti si trasferir sulla donna amata (o viceversa), e avr la stessa carica e tensione di gioia non contenibile, di amaro, di lacrime e di disperazione. Non sentirete mai un bambino che perde improvvisamente il suo compagno animale d'esistenza di giochi e fantasie, dire, come capita di sentir dire agli adulti tante volte, che rinunciano ad avere un altro animale per non soffrire. Un bambino sente di avere dentro di s ancora un tale centro irradiante di energie che non pu concepire di abdicare. Nel ricominciare ha la serena durezza dello stoico. Oppure abdica, e cessa di essere Diverso. Ma Maxwell non ha abdicato mai, e nella vignetta della cattura del pesce sega, se fosse ancora vivo, lui Diverso, continuerebbe a vedere il cielo e il mare al di l della linea dove finiscono i tratti ed i colori: le procellarie - che ci sono - e i delfini che non ci sono -, e la promessa dell'aurora boreale; mentre noi, chiusi ormai nella buccia della nostra persona, riusciremo tutt'al pi a guardare e considerare i carnefici che tirano la corda nel loro stolido tentativo di appropriarsi di ci di cui non ci si pu appropriare, e il muso agonizzante del mostro proteso verso le profondit dell'oceano, il mare primigenio a cui  stato strappato per morire. Che quindi il cielo ci conservi i Gavin Maxwell, che il cielo ci conservi i Diversi.
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Ippolito Pizzetti.
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PARTE PRIMA.
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IL LENTO CEDERE DELLA PACE.
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1. Ritorno a Camusferna.
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Nelle vite pi turbolente capitano imprevedibili periodi di quiete e serenit, proprio come quei fiumi che, costretti tra continue, ininterrotte rapide, si aprono improvvisamente in profondi, silenziosi specchi d'acqua. Di una simile stagione incantata, un idillio appartenente pi propriamente all'infanzia o alla vecchiaia, ho parlato nell'Anello di acque lucenti, la storia della casa nelle West Highlands da me chiamata Camusferna e delle lontre che la divisero con me. L'arco di tempo narrato in quel libro rappresenta forse il periodo pi sereno della mia vita adulta; ma senza rendermene conto, ero stato sospinto sempre pi vicino al limite estremo dello specchio d'acqua (perch, certo, mi ero trovato a navigare non in acque stagnanti, ma in una delle tante e svariate diramazioni del corso principale), sempre pi vicino al lembo roccioso dove l'acqua ricade in cascate e spuma prima di irrompere verso il mare. Fui nuovamente afferrato nelle piene di rapide pi superficiali, travolto come un bateau ivre in quella confusione ormai familiare, sbattuto sui massi ora grandi ora piccoli come mi era accaduto un tempo, con una maggiore consapevolezza, ormai, degli altri esseri umani che insieme a me venivano travolti.
Cos questo libro, anche se diretto discendente del suo precursore, avr poco del suo fascino;  la storia parziale degli anni che seguirono, di quelle difficolt, di quelle sventure, di quelle gioie; e la sventura, sia essa cos piccola da apparire comica, o cos grande da apparire tragica, sembra predominare e sta, come le pietre che a tutto sopravvivono, immutabile davanti all'occhio dello spettatore.
L'appartamento dello Square dove vivo a Londra  composto di piccole stanze disposte su quattro piani. (Erano state, credo, case di artigiani fin dopo la prima guerra mondiale; la mia ultima domestica ad ore si ricordava quella casa quando era abitata da un poliziotto, ed io mi domandavo cosa se ne facesse il poliziotto di tutto quello spazio. Avevano un inquilino rispose e poi naturalmente c'erano i domestici. Spalancai gli occhi. Oh s, avevano sempre una coppia alle loro dipendenze, la padrona non alzava mai un dito, suonava il campanello per il t o qualsiasi altra cosa che lei o Sua grazia volessero.) Quando gli appartamenti di Chelsea cominciarono ad essere di moda, i vani al pianterreno che affacciavano sul davanti e sul retro di queste case furono uniti insieme, dando luogo cos ad un'unica stanza lunga circa otto metri, con i segni delle antiche divisioni sporgenti di circa quaranta centimetri da ogni muro. Nella parte di questa stanza che dava sul giardino ero solito lavorare quando ero a Londra, mentre nell'altra avevo accumulato, lentamente e apparentemente quasi per caso, una piccola collezione di lucenti uccellini tropicali, che volavano liberi per la stanza nutrendosi di frutti appesi a rami naturali. La collezione era cominciata con il poco gradito dono di due uccellini simili a pietre preziose, che per un certo tempo avevo tenuto in una grande e arzigogolata gabbia vittoriana; in seguito, essendo contrario a tenere uccelli in gabbia, li lasciai liberi per la stanza, e tanto mi colp lo scintillio del loro volo, che aggiunsi a quelli un'altra coppia di razza diversa. I primi erano tanagre, una razza sudamericana che annovera alcuni tra gli uccelli dai colori pi brillanti; ben presto l'aggiunta di nuove tanagre divenne un piccolo, piacevole hobby. Certo, era soprattutto un solleticamento dei sensi, tanto  vero che disponemmo dei piccoli fari nascosti per illuminare lo scintillio delle loro ali quando volavano, e ricoprimmo i muri sopra le librerie di carta nera, in modo che le iridescenze delle ali acquistassero risalto. Nella primavera del '60 ce ne erano circa quattordici, compresa una razza che fino ad allora raramente era stata tenuta in cattivit con successo.
In questa stanza la temperatura necessaria era mantenuta da una stufa a petrolio, e una notte, circa una settimana prima del mio ritorno da un viaggio in Marocco, una qualche irregolarit nel flusso del carburante aveva provocato un inizio di incendio. Le cause di questo non furono mai chiarite: fu un fuoco sordo, a lenta combustione, che sprigion un fumo denso che and a ricoprire pareti e soffitto di una unta fuliggine nera. Jimmy Watt, che aveva passato l'inverno a Londra con Edal la lontra (perch Camusferna non era ancora un posto dove poter vivere per tutto l'anno), era stato svegliato dal fumo troppo tardi, quando gli uccelli erano tutti morti.
Edal, invece, era illesa. Aveva una stanza al pianterreno tutta per lei, con un passaggio in giardino attraverso il muro, e continu pacificamente a dormire perfino nel pandemonio creatosi all'arrivo dei
pompieri; ritenendo forse che quell'indegno fracasso fosse una qualche fastidiosa burla, tipicamente umana, che non la riguardava affatto. Cos tornai a casa triste, e insieme ridendo della mia tristezza, per la morte dei miei uccellini, le cui ali sembravano aver sorretto tante belle frasi che, senza la loro ispirazione, sarebbero state pesantemente pedestri; sicuro, fino a quel momento, che avrei trovato Edal pronta a tornare a Camusferna per ricreare l'idillio, certa che quel rifugio, quello specchio d'acqua silenzioso, potesse prolungarsi all'infinito.
Quando in passato eravamo stati divisi, lei usava festeggiarmi come fa un cane dopo una lunga assenza del suo padrone: cos, entrando nella sua stanza, mi aspettavo un'accoglienza quanto mai calorosa. Era arrotolata sul letto, e quando la chiamai per nome, sollev appena la testa. Mi guard con aria assente, e subito torn ad arrotolarsi. Pensai dapprima che era addormentata e non mi aveva riconosciuto; solo lentamente mi resi conto che era molto malata. Non mangiava, mi fu detto, da due giorni.
Fu l'inizio di una lotta, durata tre settimane, la prima di due in sei mesi, per salvarle la vita. Gli esami veterinari fatti immediatamente mostrarono una presenza di distoma epatico; ma ancora non era generalmente risaputo, come lo  oggi, che questo parassita, dal curioso ciclo vitale a molti stadi,  probabilmente endemico nelle lontre e non causa danni alle funzioni vitali a meno che non sia presente in grande numero; Edal fu quindi curata come se il distoma fosse la causa principale dei suoi sintomi. Durante questa cura, che la tenne costantemente malata, le sue condizioni andarono rapidamente deteriorandosi, fino a ridurla pelle ed ossa. Quando ulteriori esami mostrarono la presenza di una dissenteria da Shigella, decidemmo di abbandonare completamente la lotta al distoma.
Curarla non era davvero facile. Non avrebbe mai permesso al veterinario di visitarla nella sua stanza, o di farle delle iniezioni; egli sugger quindi che, da un punto di vista psicologico, era pi probabile una sua sottomissione nell'atmosfera estranea del suo ambulatorio. Ebbe ragione, come ebbe anche ragione nel suggerire un modo per tenerla ferma, che a me sembrava del tutto impraticabile. Era necessario farle ogni giorno tre differenti iniezioni una dopo l'altra, e prenderle la temperatura rettale; e poich non ci si pu aspettare da nessun animale selvatico che si sottoponga a simili dolorose offese senza protestare, dovevamo in qualche modo immobilizzarle la testa perch non si voltasse. Edal portava un imbracamento, una sorta di bretella insomma, e non un collare, perch la testa di una lontra  tanto poco pi larga del collo che un collare pu sfilarsi in ogni momento; il veterinario sugger allora di metterle due collari, e di attaccare al pi esterno il guinzaglio, in modo che le pieghe della pelle che si sarebbero venute a formare tra i
due collari, avrebbero impedito a Edal di liberarsi. L'idea ebbe successo, e ogni giorno Edal veniva immobilizzata sul tavolo operatorio da tre guinzagli separati, tesi in diverse posizioni. La cosa strana fu che, man mano che le visite all'ambulatorio e il ripetersi di questo castigo di Dio diventavano una routine giornaliera, lei non dimostrasse alcuna antipatia n verso la sala d'attesa, n verso l'ambulatorio vero e proprio; non si impunt mai davanti alla porta, e sedeva in grembo ad uno di noi, tra cani, gatti, pappagalli e altri animaletti casalinghi che formano il grosso dei clienti di un veterinario di citt. Quando veniva il momento di entrare in quella stanza per essere stesa sul tavolo operatorio, non faceva nessuna protesta.
Per circa quindici giorni le cose andarono avanti cos. Ad essere ottimisti, aveva un'unica speranza di salvezza, e bench cercassimo di invogliarla con ogni sorta di ghiottonerie, non mangiava nulla di sua propria volont; dovemmo, per tutto quel periodo, nutrirla forzatamente con liquidi molto concentrati.
Finalmente una mattina, mentre percorrevamo in macchina la King's Road per la nostra visita giornaliera al veterinario, notai che per la prima volta sembrava mostrare un po' del suo antico interesse al traffico e ai passanti; si alz perfino in piedi e appoggi le mani sul vetro per scrutare con la sua aria da miope fuori dal finestrino. Nella sala d'attesa fu intenibile, e appena entrata nell'ambulatorio lanci al veterinario una chiara occhiata di antipatia. Lui la guard e disse: Credo che ce l'abbiamo fatta. Stamattina, per la prima volta, ha l'aspetto di un animale vitale. Quello stesso pomeriggio, aprii pian piano la sua porta e guardai in giro, aspettandomi di trovarla inerte sul letto come era stata tanto a lungo; era invece tutta occupata a rimpinzarsi di un piatto di uova strapazzate, riempiendosi la bocca con quelle strane, piccole mani da scimmia, proprio come usava fare un tempo. Era il primo cibo solido, anzi l'unico cibo solido che avesse mangiato di sua volont da sedici giorni.
Da quel giorno in poi fu in costante ripresa; il quattordici aprile era tornata ad essere quella d'un tempo, piena di spirito e di curiosit, e accolse una troupe televisiva con il suo solito, antico entusiasmo per le novit. Fu, anzi, estremamente paziente nel ripetere pi volte le scene previste dalla banale storia scritta per lei dalla BBC (il signor Macdonald Hastings, veniva raccontato ai telespettatori, era rimasto colpito nel vedere in King's Road una lontra camminare alle calcagna mie e di Jimmy Watt. Hastings che, per un colpo di fortuna, si trovava a passare di li con una troupe televisiva al completo, ci aveva seguito fino a casa senza farsi scoprire e si era annotato il nostro indirizzo. Non  facile immaginare poi quale vanificazione del corpo gli abbia permesso di varcare quella porta: la scena successiva lo mostra infatti, mentre fa
capolino, senza essere annunciato, dalla porta del mio salotto lanciando estasiati gridolini di sorpresa alla vista di Edal che mi siede in grembo).
Alcuni giorni dopo Edal part in treno per Camusferna insieme a Jimmy Watt. Come gi in passato con altre lontre, feci in modo che potesse dividere con lui la cabina di prima classe del vagone letto ma, come allora, occorreva un biglietto per cani. Questa volta, invece di lasciare in bianco lo spazio destinato alla descrizione del cane, mi abbandonai a un volo di fantasia, e scrissi barboncino dell'Illiria. Il controllore guard Edal con grande curiosit. Cos'? chiese.
Un barboncino dell'Illiria.
Che? Mai visto uno prima d'oggi. Una specie di cane, no?
Una specie dissi. Lo scherzo non era molto riuscito.
Prima che Edal e Jimmy partissero per la Scozia, si era data un'altra di quelle coincidenze che fanno dei miei incontri con le lontre avvenimenti magici pi che fatti reali. Per valutare a pieno la portata della coincidenza, va sottolineato che le lontre dell'Africa occidentale, da cui Edal proviene, molto raramente sono state portate in Inghilterra, e mai, per quanto ne sappia, si sono avuti esemplari allevati col biberon fin dai primissimi giorni di vita, come Malcolm Macdonald aveva fatto con Edal. Certi signori Davin, a Londra per una breve vacanza dalla Sierra Leone, mi telefonarono dicendomi che avevano portato con loro, in Inghilterra, un cucciolo maschio di lontra, che avevano preso non ancora svezzato in Africa e avevano allevato col biberon. Il cucciolo era gi stato promesso ad un signore conosciuto sulla nave che viveva in campagna, ma avrebbero molto gradito farmelo almeno vedere.
Dopo poco la macchina era davanti al mio portone. Non avevo voluto che portassero il cucciolo in casa, nel timore che qualche traccia dell'infezione di Edal potesse ancora sopravvivere: precauzione che si rivel doppiamente giustificata, come i proprietari mi spiegarono, perch non solo egli mangiava con le dita come Edal, ma aveva anche il vezzo infantile di succhiarsele, soprattutto se si trovava in un ambiente a lui sconosciuto. Davin sprofond dentro una gabbia da viaggio sul sedile posteriore dell'automobile, e ne emerse con una stupenda palla di peluche color cioccolata scura, quasi nera; tra le sue braccia questa si srotol assumendo le sembianze di una piccola, tarchiata lontra stesa sulla schiena. Si mise tre dita della mano destra in bocca e cominci a succhiarle rumorosamente, guardandosi intorno con curiosit.
Questa lontra sembrava ancor pi domestica di quanto Edal fosse mai stata. Era l'ora d'uscita della scuola adiacente, e i bambini cominciarono ad affollarsi intorno alla macchina, strillando, ridendo e chiamando i compagni pi lontani, mentre i pi arditi cercavano di toccarla. Per la maggior parte degli animali, e soprattutto per la maggior parte degli animali selvatici, una folla tutt'intorno di bambini vocianti e di mani tese avrebbe costituito una situazione pericolosa da cui difendersi, mentre questa lontra non sembrava affatto impaurita; era chiaro che li considerava potenziali compagni di gioco da cui veniva tenuta ingiustamente separata. Desiderai ardentemente quella creatura; gi la vedevo nella mia immaginazione far capriole con Edal sotto la cascata a Camusferna, o inseguirsi l'un l'altro a mo' di delfini nelle calme acque azzurre della baia sotto casa; gi allargavo mentalmente la misura del letto delle lontre in cucina.
Teko (cos era stato chiamato col nome di un ambulatorio veterinario nell'interno della Sierra Leone, senza che i proprietari fossero a conoscenza che Tek in inglese antico significa di fatto lontra), non si era trovato bene nella casa del Surrey dove, dopo il nostro incontro, era stato portato, e quando seppi che i Davin intendevano comunque visitare le West Highlands durante la loro vacanza, portandosi dietro Teko, pensai che le accoglienze sarebbero state cos calorose sia da parte degli esseri umani che di Edal, da non lasciare ai suoi proprietari alcuna possibilit di scelta riguardo al suo futuro. Come Malcolm Macdonald, anche i Davin avrebbero avuto il loro bel da fare a trovargli una casa prima di tornare in Africa, ed io sapevo che ben poche famiglie erano disposte a imperniare la propria vita intorno ad una lontra come potevo permettermi io a quel tempo. Ma non facevo i conti con l'esasperata possessivit di Edal.
Arrivai a Camusferna alcuni giorni dopo Edal e Jimmy; la osservai far baldoria nella ritrovata libert del ruscello e del mare, dopo il lungo soggiorno invernale entro i monotoni confini dell'appartamento londinese, e nella limpida atmosfera dorata che in quei giorni non sembrava abbandonare quasi mai Camusferna - sembrava l'inizio di un altro idillio estivo. Ma non ci sarebbe stato un altro idillio, n quell'anno n negli anni a venire; mi ero ormai lasciato alle spalle le placide diramazioni del fiume.
Ero a Camusferna da circa quindici giorni quando i Davin arrivarono nei dintorni e trovarono alloggio a circa dodici miglia. Ormai era pi o meno deciso che mi avrebbero lasciato Teko se Camusferna fosse sembrata loro la dimora adatta. Avevo dato loro una bretella per Teko, in modo che l'incontro con Edal potesse avvenire con la maggior cautela, tenendo entrambi gli animali sotto controllo. Questa politica diede i suoi frutti, perch senza la nostra previdenza, ben poco sarebbe rimasto dello sfortunato Teko. Un anno prima, quando Edal era appena arrivata, qualsiasi altro animale era per lei un compagno di giochi ben accetto; allora, ne sono sicuro, si sarebbe stretta al cuore Teko con
gioia, ma ora sospettavo che gelosia e possessivit giocassero un ruolo non trascurabile nel suo comportamento, ed era mia ferma intenzione che in questo primo incontro nulla fosse lasciato al caso.
I Davin aspettavano con Teko al guinzaglio sulla verde distesa erbosa su cui sorge Camusferna, mentre io salivo di sopra, allacciavo il guinzaglio di Edal alla sua bretella e la portavo fuori. All'inizio lei non lo vide, perch il gruppo stava tra sparsi ciuffi di giunchi, ma vide degli estranei, e si alz sulle gambe posteriori come un pinguino per meglio vedere, perch le lontre sono miopi e dei cinque sensi, la vista  forse quello di cui si fidano di meno. (Il che accade anche tra gli esseri umani; infatti la vista  in secondo piano rispetto al tatto; e poich l'idea stessa di un fantasma o di un qualsiasi altro fenomeno soprannaturale affonda le radici nel principio di intangibilit, il tatto resta quindi la nostra unica, inappellabile prova di realt. Per una lontra, un fantasma ritengo sia un essere che non pu essere percepito con l'odorato, e ci che non ha odore non pu essere reale.) Fece quindi alcuni passi e si alz di nuovo in piedi. Era ormai a poco meno di quindici metri dal gruppo, e questa volta vide Teko. Le sue narici si mossero freneticamente in ogni direzione, e finalmente colse una zaffata del suo odore. Diede un grido di rabbia e fece un balzo verso di lui che mi fece quasi perdere l'equilibrio. Non era un inizio incoraggiante. Per un quarto d'ora facemmo passeggiare le due lontre lungo la spiaggia e tutt'intorno il campo, sempre a rispettosa distanza l'una dall'altra, mentre Edal insisteva in quel suo continuo commento ostile con quell'acuto, stridulo lamento che, tra tutte le grida di animali che ho mai sentito, suona come il pi minaccioso. Poi la riportai nella sua stanza, ed i proprietari di Teko ed io conferimmo a lungo, proprio come quei generali che sono molto riluttanti ad ammettere di essersi lanciati all'attacco di una posizione imprendibile.
Ci sembr che il luogo del loro incontro poteva avere influenzato negativamente il suo comportamento, perch le lontre sono animali molto legati al territorio, e che forse Edal sarebbe stata meglio disposta ad accettarlo se l'incontro avesse avuto luogo su territorio neutro, sul quale non si sentisse sovrana assoluta. Il giorno seguente facemmo un secondo tentativo, sulla strada sopra Camusferna, ma non ci furono miglioramenti degni di nota. Portammo allora Edal nelle vicinanze della casa dove Teko alloggiava, a dodici miglia di distanza. Qui sembr che lei cominciasse vagamente a tollerarne la presenza, perch il suo inno di odio non era pi cos continuo. Per esprimermi con un linguaggio tipografico, potrei dire che c'erano finalmente alcuni spazi bianchi in quel fino allora ininterrotto susseguirsi di improperi. Credo che intendesse coscientemente cullarci con un senso di falsa sicurezza, confidando sempre in un'opportunit che, quando si present, non lasci
dubbio alcuno sulle sue intenzioni. Camminavamo in quel momento su di un'unica fila; lei mi era accanto, assolutamente tranquilla, alcuni passi dietro Teko e i suoi proprietari, quando lui rallent leggermente dando a lei l'occasione che aspettava con tanta pazienza. Con un balzo ed un grido lo afferr per la coda, azzannandolo come un cane che tenta di uccidere un topo. Riuscii a strapparla via quasi istantaneamente, e Teko si rifugi gemendo pateticamente nelle braccia consolatrici dei suoi genitori adottivi, mentre la voce di Edal si alzava in un glorioso peana di odio e trionfo.
Il giorno seguente vidi partire Teko con grande disappunto; l'intransigente atteggiamento di Edal nei riguardi di una consorte creava un problema al quale non mi sembrava ci fosse soluzione; restava ormai poco tempo, e i proprietari di Teko stavano sciupando la loro vacanza alla ricerca di come sistemarlo; nel frattempo, offrii loro di usare la mia casa di Londra, con la stanza per la lontra e il passaggio in giardino.
Non  certo facile trovare una casa adatta ad una lontra; e non fu quindi una sorpresa quando, dopo poco pi di quindici giorni, i Davin mi consultarono di nuovo per sapere quanto mi ci sarebbe voluto per preparare un appartamento separato per Teko che, tenevano a sottolineare, non era mai stato abituato alla vita libera ed era quanto mai facile da accudire. Io non credevo ancora completamente alla permanente ostilit di Edal verso di lui. Teko mi sembrava una creatura infinitamente desiderabile, e paventavo l'idea che finisse in mani meno amorose ed esperte delle mie. Risposi che mi ci volevano tra le due e le tre settimane.
In quel caso, comunque, potevamo contare solo su una settimana, e bench la maggior parte dei materiali necessari fossero fortunatamente a disposizione, Jimmy ed io lavorammo fin tardi la sera, per riprendere la mattina all'alba. Avevo previsto che dopo la pubblicazione dell'Anello di acque lucenti, un numero sempre maggiore di visitatori avrebbe trovato la strada della mia casa, e immaginando che costoro potevano essere accompagnati da cani ostili alle lontre, avevo deciso di recintare un piccolo pezzo di terra tutt'intorno alla casa con uno steccato di legno continuo, alto un metro e mezzo. Il legname per questa notevole impresa ci era stato portato via mare (in molti casi, la corda che teneva legate le assi in fasci di quaranta, si era rotta calandole in mare, e l'intera baia fluttuava disseminata di legname da costruzione, altrettanto difficile da raggruppare come lo erano state le mie pecore Shetland a Soay anni prima), ed ora giaceva accatastato sopra la linea della marea, sulla spiaggia sotto casa. Decidemmo di costruire con questo legname un recinto separato per Teko ad una estremit della casa, dove c'era anche una piccola baracca in esterno che poteva essere
adibita a suo uso. Fin dai primissimi tempi, uno dei problemi di Camusferna era stato lo spazio dove immagazzinare i materiali pi diversi: col passare degli anni, il contenuto di quella piccola baracca era diventato un inestricabile groviglio di nasse da aragosta, funi, lattine di vernice, arnesi vari, scatole di chiodi e ogni possibile tipo di avanzi, tantoch il cavar fuori da questo l'oggetto desiderato era ormai un'impresa massima, che richiedeva gran tempo e grande pazienza. Sotto questo intricato groviglio, il pavimento era ricoperto di alcuni centimetri di polvere di carbone e di detriti.
Teko era un animale abituato a vivere in casa, e sistemarlo in un alloggio che avesse poco di umano, sarebbe stato altrettanto inappropriato come incatenare un pechinese da salotto in una botte piena di paglia all'aperto. In quella settimana, quindi, fu nostro preciso compito riattare, ridipingere ed arredare la baracca; recintare un pezzo di terra con assi di legno; interrare la rete metallica profondamente nel terreno, in modo che Teko non avesse la possibilit di scavarsi una strada verso l'esterno; costruire una sorta di gabinetto per lui che fosse facile da tenere pulito (un esperto avrebbe difficilmente fatto di meglio); scavare e rivestire di cemento una pozza dove potesse giocare, e portarvi l'acqua corrente. Con questa situazione di base, Teko poteva essere accolto nel soggiorno ogniqualvolta Edal veniva confinata nei suoi appartamenti, o accompagnarci durante le nostre passeggiate o seguirci a nuoto dietro la barca, dopo che lei aveva fatto altrettanto. L'accudire queste due lontre veniva ad essere,  vero, un lavoro a tempo pieno; ma, come sottoline un ospite non senza malizia, era forse un modo come un altro di guadagnarsi una vita antisociale.
Riuscimmo a portare a termine tutto questo lavoro nella settimana a nostra disposizione, e bench il cemento fosse ancora abbastanza fresco da trattenere l'impronta di Teko non appena ci pose piede dentro, e la pittura si fosse appena asciugata sui muri della casa, egli sembr estasiato dai suoi nuovi appartamenti; mai una volta si lament o chiam, o si comport come se quella non fosse da sempre la sua abitazione. Misi un lettino da campo nella sua stanza, e per le prime notti dormii con lui, perch dividere la stanza da letto con un animale  certo il miglior modo per stabilire una reciproca confidenza. Non fu certo una trovata delle pi confortevoli; non appena mi infilavo nel sacco a pelo, Teko cominciava ad esplorare la mia faccia con le sue mani da scimmia, infilando quelle agili dita tra le mie labbra, nelle narici e nelle orecchie ed emettendo, nel frattempo, uno strano ronfare, cosa che mi fece pensare che si fosse preso il raffreddore; solo dopo alcuni giorni capii che era un verso di piacere e di appagamento, come le fusa di un gatto. Dopo una mezz'ora circa di queste dimostrazioni di affetto, si arrotolava gi al caldo del sacco a pelo e dormiva pacificamente per
tutta la notte. O almeno cos ritenevo, ma la terza mattina svegliandomi mi ritrovai inghiottito entro un soffocante turbinare di kapok che mi ostruiva il naso gli occhi e le orecchie: Teko aveva passato gran parte della notte praticando buchi nella fodera del sacco a pelo. Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenere, che le lontre hanno uno spiccato senso dell'umorismo, molto simile a quello degli uomini; per una lontra, l'equivalente della risata umana  starsene sdraiata sulla schiena dimenandosi e tenendo nel frattempo spalancata la bocca. Non vi  dubbio che Teko trovava il risultato del suo lavoro notturno estremamente esilarante.
A quell'epoca Teko era una pesante palla di morbida pelliccia marrone scuro, di grasso e di bonhomie; di carattere non assomigliava n a Mijbil n a Edal, perch era (ed  tuttora) nel fondo un clown. Sono ormai tre anni da che  arrivato a Camusferna, e in questo tempo  cresciuto fino a diventare la lontra pi grossa che mi sia mai capitato di vedere, sfiorando oggi i venticinque chili. Ma il suo carattere  in fondo sempre lo stesso, nonostante i due atti di violenza che macchiano oggi la sua fedina penale. Si  sempre divertito a giocare da solo per ore e ore; in quei giorni, quando aveva a disposizione solo una piccola pozza, si accontentava per i suoi giochi in acqua, di qualsiasi oggetto galleggiante, un bastone o una lattina vuota; lo spingeva sott'acqua, e piombava su di esso non appena questo riaffiorava, talvolta balzava tenendolo in bocca sulla terraferma e correva in circoli tutt'intorno la pozza; pi tardi, quando ebbe una larga e profonda piscina in vetro-resina tutta per s, rifiut sdegnosamente ogni altro giocattolo accordando i suoi favori solo a una palla da football, e con questa elabor delle tecniche che Edal non aveva mai neppure sfiorato. All'inizio, il gioco di base era cercare di mantenere il pallone sott'acqua; la difficolt della cosa lo affascinava, e tutt'intorno a questo tema centrale cre una miriade di variazioni. Schizzava fuori dall'acqua come un delfino per planare sul pallone, nel tentativo di trascinarlo con s verso il fondo; lo lasciava poi improvvisamente in modo che questo esplodesse alto nell'aria; lo inseguiva furtivamente dalla riva ed eseguiva uno spettacolare tuffo ad angelo su di esso a braccia unite; lavorava la palla tutt'intorno il suo recinto erboso servendosi del naso, dei quattro piedi e della coda, insomma il pallone era la sua mascotte, il suo totem, il suo alter ego, e senza di esso sembrava perso. Non riterrei possibile il suo exploit pi mirabolante se non lo avessi visto con i miei occhi molte volte. I quattro bordi della piscina di vetro-resina venivano a coincidere con la sommit di un piccolo terrapieno da cui si dipartiva un pendio erboso di circa ottanta centimetri. Quando, dunque, le sue bravate facevano schizzare il pallone fuori della piscina, questo rotolava inevitabilmente gi per la discesa; all'inizio, Teko si accontentava di spingerlo e manovrarlo indietro verso l'alto con ogni mezzo possibile. Il che costituiva, naturalmente, un lavoro lungo e frustrante, tantoch quasi immediatamente egli scopr che poteva stringerlo tra le braccia e camminare dritto sui piedi posteriori palmati. Ma quasi sempre, o perdeva l'equilibrio o la palla gli scivolava via prima che egli avesse raggiunto la cima, e una mattina mentre lo osservavo dalla finestra, ed era di nuovo in quell'impasse, rimasi senza fiato nel vedergli lanciare la palla dentro la piscina, alzando verso l'alto e dondolando entrambe le braccia.
Il suo numero da salotto pi popolare, quando ancora gli era permesso di stare liberamente con gli ospiti, era di giocare con il guizzante fascio luminoso di una torcia proiettato sul pavimento. Essendo questo fascio inafferrabile, impossibile a toccarsi con il naso e le zampe, egli si convinse che la sua coda fosse dotata di qualche magico potere per la cattura dei fuochi fatui; cos dava le spalle al fascio di luce nel tentativo di afferrarlo con la coda, eseguendo intanto un veloce passo di giga per tenergli dietro, un passo tutto suo che venne poi chiamato pas de loutre.
Come Edal, anche Teko appena arrivato era un nuotatore indifferente ed apatico, ma perse ogni remora assai pi velocemente di quanto non avesse fatto lei, e ben presto fu completamente a suo agio nelle acque pi profonde o tra le onde pi ruggenti. Il suo primo giorno con i bagnanti fu per lui colmo di fascino; non gli era evidentemente passato per la testa che quelle strane balie verticali che lo accudivano potessero anche rivelarsi esseri acquatici. Quando Raef Payne, che aveva rimesso a posto e occupato il vecchio podere di fronte a me, lo accompagn al mare con pinne e maschera, Teko impazz dal divertimento. Dapprima si divert ad immergersi quando Raef si immergeva, e ad eseguire complicate acrobazie sott'acqua intorno a lui; poi scopr che poteva mettersi cavalcioni sulla sua schiena e immergersi insieme a lui; infine, si accorse che poteva mettere in serio imbarazzo l'uomo sfilandogli la maschera quando meno se lo aspettava. Dopo un simile scherzo, si abbandonava ad acrobazie da delfino intorno al nuotatore con la ritmica grazia di un ballerino; sembrava ridere delle proprie pagliacciate e di quelle del mondo intorno a lui. Sono contento che sia stato fatto un film a colori di Teko quell'estate, quando ancora non c'era alcun motivo per temerlo.
Ahim, l'unica reazione di Edal di fronte a questo magnifico animale fu una violenta gelosia per l'intruso. Come il marchese di Montrose, il suo cuore sempre pi sdegnava un rivale al suo trono, poich era chiaro che tale lei lo considerava, e non un consorte.
Tenere in esercizio i due animali separatamente occupava molto tempo, ed io mi ritrovai molto indietro con lo scrivere. Decisi di prendere un secondo custode per le lontre, e a luglio Terry Nutkins arriv, per
cos dire, dallo zoo di Londra. Non lavorava fisso allo zoo, ma passava molto del suo tempo libero con gli elefanti; la sua ambizione era di diventare un mahout. Questo progetto presentava evidenti difficolt, ragione per cui era disposto ad accettare qualsiasi impiego che riguardasse la cura di animali lontano dalla citt. Arriv a Camusferna come guardiano di Teko, e tra i due si stabil un immediato rapporto.
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2. Il lento cedere della pace.
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Nell'autunno del 1959, poco dopo aver terminato l'anello di acque lucenti, mia madre era stata sottoposta ad una grave operazione a Londra; era ormai chiaro che la dimensione atemporale di Camusferna, il suo isolamento dal mondo esterno, rispondevano ad un aspetto decisamente egotistico della mia vita. Camusferna era un paradiso ed insieme un rifugio; ma con la necessit di passare una sempre maggiore parte dell'anno cos lontano dalle responsabilit venne anche la necessit di comunicare. Mi aspettavo che il telefono sarebbe stato molto al di sopra dei miei mezzi, perch doveva arrivare con una linea autonoma di pali lungo quel faticoso tratto di strada da Druimfiaclach; non conoscevo ancora le bizzarrie dell'ufficio tecnico locale dei telefoni, e considerai quindi il preventivo di sole cinque sterline per l'installazione un inusitato, grossolano errore. Ma mi sbagliavo, e a parte un lieve aumento per l'affitto dello strumento, il miracolo fu assoluto.
Per un certo periodo prima dell'installazione dell'apparecchio telefonico vero e proprio, avemmo la precisa sensazione di essere assediati da un'armata che avanzava lentamente. L'avanzata cominci fuori dalla nostra vista, lontano sulla collina, con una serie di soffocate ma minacciose esplosioni che di giorno in giorno diventavano sempre pi forti; ma gli assalitori rimanevano tuttora invisibili, anche se dopo il quarto giorno il vento port fino a noi le loro grida rauche e apparentemente feroci, insieme alle lontane detonazioni. Poi un giorno ci furono addosso; una potente esplosione ed il ticchettio di frammenti di pietra ci fecero saltare fuori dal letto una mattina all'alba, e vedemmo le loro teste stagliarsi all'orizzonte, distanti circa trecento metri. Stavano immobili, in gruppo, ed osservavano la nostra totale impossibilit a difenderci; uno di loro teneva davanti a s una piccola betulla sradicata.
Il bosco di Birnam dissi, alludendo alla foresta del Macbeth di Shakespeare.
Non preoccuparti, costoro attaccano solo al crepuscolo.
Quante volte avevo desiderato che il telefono diventasse una realt. La grossa campana posta all'esterno sulla porta di casa lanciava rintocchi stonati a ogni ora del giorno, e spesso proprio in quei momenti che Terry Nutkins, con inusitata propriet di linguaggio, aveva definito il pi sconveniente momento del giorno. Terry, per natura alieno da atteggiamenti accademici o scolastici, possedeva al suo arrivo un vocabolario limitato ma quanto mai empirico; un giorno trovai sulla mia macchina da scrivere l'inizio di una lettera d'affari che diceva: Gentile signore, ho ricevuto la sua lettera luned, nel pi sconveniente momento del giorno. Non posso dire di aver gradito il tono delle sue parole. Questi momenti decisamente sconvenienti, lo erano ancor pi per le chiamate telefoniche a Camusferna di quanto lo siano nel vivere civile, perch a quell'epoca non avevamo ancora impianti igienici; la terra di Moab era il nostro lavandino, sulla terra di Edorn mettevamo le nostre scarpe. Come un contadino rispose ad un antico duca di Argyll, in visita a un'isola fuori mano di sua propriet: Cercate un gabinetto, Vostra grazia? L'intera maledetta isola  un gabinetto!.
La prima telefonata in arrivo fu ricevuta a Camusferna l'undici aprile 1960 e, riguardandomi indietro, mi sembra che da allora il campanello sia stato raramente silenzioso. Ma se la presenza del telefono aveva tolto a Camusferna un po' del suo senso di sicurezza, ne aveva sostituito un altro, perch come luogo di residenza fissa  una casa quanto mai critica, soprattutto d'inverno; e nei frequenti casi d'emergenza, di malattie degli esseri umani e degli animali, di naufragi, di incendi e inondazioni, c' almeno la consapevolezza che il nostro grido di aiuto, anche se remoto, pu essere raccolto. Ora, potevamo anche telefonare per i rifornimenti di viveri, invece di ordinarli per lettera con due giorni di anticipo; il telefono port anche, per quanto in misura assai ridotta, un allentarsi delle esigenze di una routine che lasciava sempre meno tempo disponibile per scrivere o per godersi Camusferna.
Il passo successivo per riacquistare un po' del piacere che avevo perso da che usavo la casa come luogo di residenza permanente e non come rifugio temporaneo, sembrava l'installazione della corrente elettrica, per sveltire almeno alcuni degli infiniti lavori domestici che ci costringevano in casa durante le lunghe giornate estive, o al freddo e al disagio durante i crepuscoli invernali. Come la linea del telefono, anche i pali della luce correvano lungo il fianco della strada per Druimfiaclach; la distanza era la stessa, e nella mia totale ingenuit pensai che gli stessi pali potessero portare entrambe le linee. Sapevo poco delle rivalit tra dipartimenti. Non solo era impossibile per la North of Scotland Hydro-Electric Board usare gli stessi pali, ma usare anche lo stesso percorso. La linea telefonica si dirama verso Camusferna da Druimfiaclach - io ricevetti dunque una planimetria in cui la linea che avrebbe dovuto rifornirci di energia elettrica si staccava dalla principale mezzo miglio pi a sud, ed un preventivo per l'installazione nel quale la spesa per il telefono sarebbe entrata circa duecento volte. Ma io fui irremovibile su questo punto, deciso a finirla una volta per tutte con il trasporto delle pesanti bombole di gas liquido e dei contenitori di paraffina durante gli uragani invernali; nella mia mente splendevano confuse immagini di espedienti tesi a schivare il lavoro; visioni di lunghe placide ore dedicate allo scrivere, non pi interrotte dallo stressante peso dei lavori domestici non fatti. Cos ci raggiunse di nuovo il lontano strepito di un'armata all'assalto, e finalmente un nuovo gruppo si stagli all'orizzonte a sud, e ristette guardando verso di noi con, cos ci sembr, intenzioni minacciose. Il quattro luglio una pattuglia di invasori si avvicin alla casa, vacillando lungo il campo verde sotto il peso di quello che appariva un enorme ariete; e per completare l'illusione di uno stato di guerra, cominciarono febbrilmente a scavare trincee. Finalmente l'ariete venne issato in piedi, e si rivel essere la cabina di trasformazione da piazzare accanto alla casa, e le trincee recipienti per accogliere i pesanti corpi morti a cui assicurare i tiranti metallici.
Quando Teko fu bene installato nella sua nuova casa, provammo di nuovo, con ogni precauzione date le esperienze precedenti, a fargli incontrare Edal. Parte delle difficolt stava nel fatto che non sapevamo se Edal fosse pi attaccata al suo guardiano Jimmy Watt, o a me; era chiaro che Edal si considerava sposata ad entrambi noi, riverita signora con pi mariti, ed una apparente infedelt da parte di uno di noi due nei confronti di un'altra lontra, poteva scatenare la furia selvaggia di una Lutra cornuta. L'interrogativo era semplice: chi doveva condurre e quale animale durante queste passeggiate di prova; e d'altronde il suo comportamento non ci aiutava a risolvere il problema, perch andava su tutte le furie se uno qualsiasi di noi due portava Teko, e si infuriava ancor pi se si fermava per un attimo a raccogliere una conchiglia o un piccolo relitto che riteneva un giocattolo attraente. La speranza che si abituasse a Teko standogli vicina si era rivelata fallace; avevamo aperto una piccola finestra nel muro della sua casa, un quadrato di soli quindici centimetri per lato, formato di due strati sovrapposti di rete metallica a maglie finissime distanti l'uno dall'altro cinque centimetri, attraverso il quale potevano vedersi e odorarsi, senza pericolo di farsi del male. Ma ben presto fummo costretti a chiudere quel portello per conservare sani i nostri nervi. Edal passava la giornata aggrappata a
quella finestra, lanciando con tutta la forza contenuta nel suo piccolo corpo la mortale, assordante espressione della sua ostilit; nessun altro suono animale che io conosca  altrettanto snervante, se si esclude l'urlo del falcone strappato dal nido. Ma se l'esperimento della finestra era stato un totale fallimento nel tentativo di abituare Edal a Teko, cominciai, man mano che le settimane passavano, a nutrire qualche speranza per il loro futuro; quando venivano portate in giro insieme al guinzaglio, la sua attenzione non era pi perennemente concentrata su di lui, e quando Jimmy o io separavamo e slegavamo le nostre rispettive lontre, lei non sembrava pi cos avidamente incline a inseguire Teko e metterlo in rotta.
Poi, all'inizio di agosto, tutti i tentativi ebbero fine; non era pi questione, ormai, di salvare una situazione ma, per la seconda volta in quell'anno, di salvare la vita di Edal. Edal, che per tanto tempo aveva giocato a biglie sul pavimento della cucina, dormito sui nostri cuscini, e dato sfogo a tutta l'intensa affettivit di cui una lontra  capace, svilupp un'infezione al cervello derivata da un dente infetto. In ventiquattr'ore divenne una creatura incontrollata, selvaggia, semiparalizzata ed inavvicinabile, che non riconosceva pi nessuno, pericolosa come un leopardo ferito, ma per me patetica come un bambino ammalato a morte. Ho ancora davanti agli occhi la sua testa impazzita che sbatte da una parte all'altra in cerca di qualcosa da assalire, e le sue inutili zampe posteriori che si trascinano dietro di lei prima di precipitare in uno stato di contratta rigidit. Forse non mi si pu troppo biasimare se mi sono augurato che ognuno di questi collassi ponesse fine alla vita di quell'animale che ormai non aveva pi alcuna rassomiglianza con Edal.
Tutto era cominciato, come ho detto, con un'infezione a un dente; non appena ci eravamo accorti che aveva dei dolori, avevamo disposto le cose in modo da poter estrarre il dente il giorno successivo. Il che significava portarla in macchina in una citt molto lontana, e come sempre in queste occasioni di emergenza, il giorno successivo era domenica. Il veterinario era comunque pronto ad eseguire l'operazione in qualsiasi momento, e ci accordammo per telefono che Edal sarebbe stata al suo ambulatorio alle undici della mattina. (Una serie di lunghe crisi come questa, e peggio di questa, mi portarono a chiedermi come Camusferna fosse sopportabile senza telefono; la teoria di Parkinson per cui i consumi seguono di pari passo il reddito, pu essere estesa al teorema che le crisi sono proporzionali alle possibilit di comunicazione.)
La mattina presto partimmo a piedi su per la collina, perch non c'era ancora la strada per Camusferna. Edal sembrava normale, anche se una o due volte mi colpi fugacemente il fatto che per alcuni attimi aveva difficolt a reggersi in equilibrio. Ne dedussi uno sconvolgimento del cervelletto, la parte posteriore dell'encefalo responsabile del controllo dei movimenti, e poich avevo qualche limitata cognizione medica, mi sembr sensato prendere qualche precauzione contro un eventuale simile disturbo del cervello, essendo la parte anteriore dell'encefalo responsabile del comportamento. Insistetti quindi che Jimmy, a cui sarebbe stata affidata mentre io guidavo, indossasse dei pesanti guanti.
La macchina era una Land Rover dal tetto di metallo, con una parete divisoria tra la parte anteriore e quella posteriore. Non avevamo ancora nessuna ragione precisa per temerla, e con una pelle di pecora facemmo per lei un letto nel sedile centrale della cabina anteriore, in modo che stesse in mezzo a noi due. Le cose cominciarono ad andare male dopo circa mezzo miglio. Senza alcun preavviso, si lanci sulle mani di Jimmy e se lui non avesse avuto quei pesanti guanti, il danno sarebbe stato grande. Ripet questi attacchi svariate volte, ed io pensai che le mie mani senza guanti sarebbero state il suo prossimo bersaglio, perch sembrava irritarsi ad ogni movimento, ed io le capitavo proprio a tiro ogni volta che usavo la leva del cambio. Ma nella sua mente confusa lei in quel momento detestava Jimmy, e mi tratt come se non esistessi. Dopo tre miglia di acuta tensione, fu chiaro che la situazione era ormai insostenibile, e che uno di noi due sarebbe stato seriamente ferito prima di aver percorso le ottanta miglia che ci stavano davanti.
Date le sue condizioni, non era facile immaginare come spostarla nello scomparto posteriore, e ancora meno come chiudere la porta dietro a lei. Dovevamo farla uscire dalla cabina anteriore tenendola appesa al guinzaglio, facendo sempre attenzione a non capitare nel raggio d'azione della sua bocca e, cosa assai pi difficile, issarla sul pianale posteriore. Quando dopo buoni dieci minuti di inutili tentativi, riuscimmo finalmente nell'impresa e chiudemmo la porta su di lei, deducemmo che il suo comportamento potesse dipendere dai tranquillanti che le avevamo dato prima di partire; era un prodotto che non avevo mai provato prima di allora, ma nelle mie precedenti esperienze i tranquillanti dati alle lontre producevano l'effetto contrario a quello desiderato. Sembravano agire come l'alcol sulla maggior parte degli esseri umani, portando cio alla rottura di ogni inibizione e al crollo di ogni comportamento acquisito. E non ci si pu aspettare che un animale selvatico, con forti dolori e privo di inibizioni, faccia sfoggio di tranquillit e buon umore.
All'ambulatorio, due ore dopo, ci trovammo di fronte nuove difficolt, perch non c'era una tenda per anestesia, e fummo costretti ad improvvisarla con una grande scatola da t. Vi calammo dentro Edal,
come l'avevamo calata nello scomparto posteriore della Land Rover, e la coprimmo quindi con dei pesanti asciugamani perch non entrasse aria, prima di pompare dentro il gas anestetico. Edal impieg un tempo per me davvero intollerabile a perdere coscienza, e per tutto il tempo pianse come una lepre ferita, un lamento cos pietoso e disperato che mi ritrovai le mani tremanti e un sudore freddo sulla fronte. Jimmy non resistette, e si rifugi fuori nella Land Rover.
Quando finalmente queste grida tremende cessarono, togliemmo gli asciugamani e trasportammo il suo corpo inerte sul tavolo operatorio. Due veterinari lavorarono su di lei, ma fu impossibile estrarre il molare. Non si pu certo chiedere ad un normale professionista che conosca l'esatta struttura della mascella e del cranio di una lontra, ancor meno di una specie straniera; il dente resistette ad ogni normale mezzo di estrazione e, non sapendo di quanto affondassero le radici nel cranio, temevano di produrre un danno irreparabile se usavano una maggiore forza. Veder Edal l abbandonata sul tavolo operatorio, con la bocca piena di sangue e la pelliccia insozzata dai suoi escrementi, mi fece disperare della sua guarigione. L'unico debole filo di speranza era che il maltrattamento che il dente aveva ricevuto avesse aperto un qualche drenaggio per i liquidi infetti. La riportammo nella Land Rover pochi secondi prima che si riavesse dall'anestesia; dal finestrino posteriore potevo vederla, inebetita e tutta macchiata di sangue, camminare in circoli per quell'angusto spazio incespicando di continuo. Ero molto vicino alle lacrime.
Alla fine del viaggio di ritorno durato due ore, ebbi un piccolo barlume di speranza: Edal fu in grado di camminare gi per la collina, e bench si tenesse notevolmente male in equilibrio, ritenni che fosse l'effetto ritardato dell'anestesia. Non volle mangiare, ma date le circostanze, la cosa non ci meravigli. Riuscimmo, sempre tenendola appesa al guinzaglio, a portarla su per le scale fino alla sua stanza; l sembr rifugiarsi nel suo letto, e la lasciammo nella speranza che si addormentasse.
La mattina dopo di buon'ora venne il dottor Donald MacLennan, il veterinario locale - uso la parola locale per mancanza di una migliore, dato che egli vive a Broadford nell'isola di Skye, a pi di cinquanta miglia di distanza tra strada e traghetto. Ero del tutto impreparato al rapido deterioramento notturno delle condizioni di Edal, e aprii la porta per portarla al piano di sotto. Era parzialmente paralizzata e completamente fuori di s. Rotol gi per le scale, pi che scenderle, e incespic verso il giardino, dove cadde sul fianco calciando e contorcendosi. Scambiai questa prima convulsione per l'agonia, ma dopo forse un minuto si riebbe, si rialz barcollando, guardandosi intorno con occhi impazziti alla ricerca di qualcosa da assalire. Infine, poich nonostante la paralisi sembrava possedere molte forze, riusc a trascinarsi fino al soggiorno, dove si iss con fatica su di una poltroncina di legno con uno schienale traforato. L era inavvicinabile, urlava e digrignava letteralmente i denti al minimo segno di movimento nella stanza.
Il veterinario la guardava e non diceva nulla; non ero ancora abituato alle ponderate decisioni delle sue diagnosi, e scambiai il suo silenzio per una condanna a morte. Non volevo che si addossasse ogni responsabilit; sapevo che di li a un mese, all'uscita dell'Anello di acque lucenti, Edal sarebbe diventata un animale famoso, pi famoso forse della leonessa Elsa, e mi sembrava poco leale verso questo giovane lasciare a lui solo ogni decisione. Telefonai a Londra, e il consiglio che ricevetti fu inequivocabile. Avevo un fucile in casa? Avevo una pistola con un ultimo colpo nel caricatore; la presi prima di tornare nel soggiorno. Pensavo che ormai fosse solo questione di come eseguire l'esecuzione di Edal con il minimo di angoscia possibile per lei e per noi, che avevamo fatto di lei la nostra prediletta. Ma il giovane veterinario, con il suo morbido, prudente accento delle Highlands, disse: Non  giusto consultare un professionista lontano seicento miglia dal paziente; non  sul posto, e non ha modo di farsi un'opinione come vorrebbe. Una pallottola non dimostrer niente, e servirebbe solo a rovinare il corpo per il post-mortem. Credo che ci sia una debolissima speranza, e se lei  disposto a provare io sono pronto. Dovremmo darle per cinque giorni dosi massicce di antibiotici, e se non ci sar miglioramento, cadr in coma e morir serenamente. Mi sentii perso e penso si sia visto; non riuscivo a immaginare come avremmo potuto avvicinarci a Edal abbastanza per toccarla, imprigionarla e farle l'iniezione.
Avevamo un piccolo vantaggio, lo schienale traforato della poltroncina su cui stava seduta. Mentre, di fronte a lei, cercavo di distrarre la sua attenzione, Jimmy riusc non so come, attraverso le fessure dello schienale di legno, ad agganciare un guinzaglio alla sua bretella. Poi, servendomi di un uncino da pastore, riuscii a far passare il guinzaglio attraverso i fori all'interno dello schienale. Vi agganciammo il moschettone di un altro guinzaglio facendolo scorrere fino in fondo, in modo da poterla tenere da due opposte posizioni; riuscimmo cos a spostarla lentamente dalla sedia fino a legare uno dei due guinzagli a una zampa del tavolo. Tendemmo quindi l'altro ad angolo retto con il primo, ed io la tenni per la coda. Anche cos immobilizzata in tre punti senza riuscire a girare la testa, si dimenava come un serpente ferito. Era facile come fare un'iniezione ad un uccello in volo, ma quel veterinario ci riusc, come lo vidi riuscirci tante altre volte nel futuro. Poi ci infilammo degli stivali di gomma alti fino alla coscia, e per met sollevandola per la schiena, per met facendola dondolare, la portammo su per le scale fin nella sua stanza, lasciandole attaccati i due guinzagli
che avrebbero reso possibile le altre iniezioni che dovevamo ancora fare.
Nei quattro giorni successivi ripetemmo la stessa operazione, e ogni giorno Donald MacLennan mostr la stessa straordinaria abilit da prestigiatore nel fare l'iniezione a quel bersaglio mobile. Entravamo in quella stanza solo con gli stivali alti - non sapevamo allora quale piccola protezione questi avrebbero offerto se Edal ci avesse raggiunti ed attaccati di proposito - e ogni volta che procedevamo nella routine giornaliera di pulire il pavimento e cambiarle l'acqua, Edal si trascinava sulle zampe posteriori paralizzate nel patetico tentativo di attaccarci.
Poi finalmente arriv il giorno in cui, entrando nella stanza, mi parve di notare in lei qualcosa di diverso. Era arrotolata nel suo letto nell'angolo, solo la testa sporgeva dalle coperte, e sembrava guardarmi con aria interrogativa, come se fossi stato lontano per tanto tempo e non fosse sicura che fossi proprio io. Mi avvicinai a lei, e improvvisamente fece un piccolo uggiolio di riconoscimento, come usava fare quando era contenta di vedere Jimmy o me. Con grande incertezza le porsi il dorso nudo della mano da odorare, e i suoni di benvenuto raddoppiarono. Capii allora che, per quanto a lungo potesse durare la sua paralisi fisica, la sua mente era tornata normale. Mi inginocchiai accanto a lei sul pavimento, avvicinai a lei la mia faccia e la accarezzai, e lei strofin i suoi baffi sulle mie guance, e ficc il naso dentro il mio collo, e continuava a uggiolare dando il benvenuto e esprimendo tutto il suo affetto a chi era stato lontano per tanto tempo.
Da un punto di vista fisico, la convalescenza e il recupero dei movimenti durarono a lungo, ma progredirono esattamente secondo l'ordine che il veterinario aveva predetto; Edal prima riacquist l'uso delle zampe anteriori, poi di quelle posteriori e, per ultimo, la capacit di muovere la coda. Solo all'inizio di ottobre fu possibile portarla fuori casa per la prima volta; e si pu dire che aveva solo la possibilit di camminare, perch i suoi movimenti erano goffi e mal coordinati, alzava alto ciascun piede anteriore al momento di compiere il passo, come se dovesse colpire qualcosa, e in quei cento metri che le feci fare, giacque parecchie volte a terra, con un'espressione di sconforto e disperazione sul muso. Lentamente, nel giro di parecchi mesi, riacquist la totale padronanza di tutti i suoi muscoli, cominci nuovamente a giocare, a galoppare, a nuotare, a immergersi sott'acqua. Un giorno, all'inizio di novembre, la scoprii che giocava sul pavimento con un nuovo giocattolo trovato chiss dove; era l'unica pallottola della pistola con la quale stavo per por termine alla sua vita l'otto agosto 1960.
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3. I lunghi giorni di un'estate tempestosa.
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La primavera, che segu alla pubblicazione dell'Anello di acque lucenti, segn bruscamente la fine della segreta intimit di Camusferna. Molti di coloro che avevano letto il libro videro nel travestimento del nome dei luoghi una sorta di sfida, e si misero di impegno per identificare e visitare il luogo; ne arrivarono a centinaia, e poich all'inizio non volevamo apparire villani, l'andamento di casa, un tempo assai regolato, divenne caotico. Man mano che si avvicinava l'estate, e la stagione dei turisti raggiungeva il suo apice, la nostra disperazione aumentava perch il saccheggio del nostro tempo significava che io ero in grado di lavorare solo sporadicamente e senza alcuna concentrazione. Innalzammo dei cartelli con PRIVATO sui due sentieri che portano alla casa, ma ebbero poco effetto, e gradatamente le nostre giornate furono interamente occupate a respingere i visitatori non voluti. Il numero di cartelli che costoro dovevano superare prima di raggiungere Camusferna era notevole; nell'arco di un miglio, tutti i cancelli recavano dei cartelli con l'insegna della tenuta e la dizione STRETTAMENTE PRIVATO - ALBERI GIOVANI, a delimitare la zona di rimboschimento. Fatto un altro mezzo miglio, l'intraprendente visitatore incontrava il primo dei cartelli da me ideati SENTIERO PRIVATO PER CAMUSFERNA - NO AI VISITATORI NON ANNUNCIATI - GRAZIE; poi, chi aveva superato le difese pi esterne, si trovava di fronte un cartello pi elaborato raffigurante una lontra supplicante e le parole VISITATORI: QUI VIVONO LONTRE DOMESTICHE -PER PIACERE, TENETE I CANI AL GUINZAGLIO; e finalmente, a duecento metri dalla cittadella vera e propria, la sola parola PRIVATO in cubitali lettere rosse. Nonostante tutte queste precauzioni, arrivavano quotidianamente ininterrotte processioni di gitanti, spesso
con cani sciolti e maleducati, a bussare all'unica porta di casa e a domandare, come se fosse loro diritto, di vedere le lontre e tutto quel che figurava nel libro.
Uno degli aspetti pi sconcertanti e insieme rivelatori di questa inattesa invasione, era la convinzione radicata in ognuno che, lui o lei, e solo lui o lei, era il pioniere; nessun altro sarebbe stato in grado di scoprire la vera posizione di Camusferna, e d'altronde nessun altro poteva desiderare di farlo. Ciascuno asseriva di aver localizzato la posizione dopo ore e ore di faticosa ricerca con carte geografiche e possibilit deduttive degne di Hercule Poirot; grazie ad una familiarit di antica data con la costa, che aveva fruttato loro una folgorante indicazione; da un'informazione privata data da un amico di un amico di una conoscenza; da un particolare del paesaggio riconosciuto in una fotografia pubblicata, sempre, insomma, grazie ad un'agilit mentale e ad una perspicace immaginazione, di cui nessun altro poteva essere capace. Dopo una lunga giornata, dopo aver per molte ore lottato con angeli cos ben dissimulati, quando finalmente sedevamo a tavola a mangiare per la prima volta dalla sera precedente, ecco un colpo autoritario alla porta ed un mormorio di voci chiaramente d'oltre oceano. Mi rifiutai di alzarmi, e mandai uno dei ragazzi a sbrogliare la situazione. Ritorn con questo messaggio: il signore (il nome ora mi sfugge) aveva fatto tremila miglia per vedere Camusferna, e non riusciva a capacitarsi che io fossi cos poco ospitale da vietargli l'ingresso. Per la prima volta dall'inizio dell'assedio i miei nervi cedettero: risposi che se davvero aveva fatto tremila miglia per incontrare un totale sconosciuto, avrebbe anche potuto sfoggiare per l'occasione una maggiore educazione, e non arrivare senza preavviso alle nove e mezzo di sera. Questa reazione risentita costitu un precedente e quando, alcuni giorni dopo, guardando fuori dalla finestra vidi un gruppo di cinque persone appoggiate alla palizzata di legno che tormentavano (non posso trovare altra parola) Teko, mi esplose dentro un forte istinto battagliero. Uscii e chiesi loro con ostile civilt da dove venissero. Manchester, mi fu detto. E a Manchester chiesi con tutto il distacco consentitomi dall'ira c' l'usanza di considerare la casa e il giardino del vostro vicino come un luogo di pubblica esposizione? Ci fu un silenzio scandalizzato; poi il capofamiglia disse lamentosamente: Ma qui non siamo a Manchester; ci avevano detto che in Scozia non esiste violazione di propriet!.
Questa straordinaria situazione  di fatto assai diffusa; in Scozia, infatti, solo una regola non scritta di buona educazione impedisce ad un estraneo di entrare in un qualunque giardino di una casa di periferia e ritenersi completamente a casa propria. Se coglie i fiori o danneggia il giardino,  possibile diffidarlo dal ripetere quell'atto, ma se ha cento amici schierati per ripetere l'impresa, sar necessario emettere una nuova diffida contro ciascuno di loro separatamente. Per un inglese, casa e giardino sono il suo maniero, non cos per uno scozzese. La legge scozzese annovera molti di questi bizzarri cavilli; un maniaco omicida, per esempio, non pu essere nuovamente imprigionato sulle accuse originali se, una volta fuggito, riesce a restare in libert per tre settimane. Ricercare le origini di simili stravaganze legali pu essere motivo di soddisfazione ma certo, non si pu fare a meno di pensare, non di edificazione.
Man mano che i mesi passavano diventammo, per difenderci, sempre pi spietati, perch era in gioco la vita del luogo. Se uno dei ragazzi era a Druimfiaclach per ritirare la posta e gli capitava di incontrare una comitiva di possibili visitatori, dava elaborate indicazioni fuorvianti su come arrivare a Camusferna; forse, con questi stratagemmi, la nostra famiglia si era giocata la simpatia di una parte del pubblico, ma per la nostra sopravvivenza non avevamo altra alternativa.  chiaro che a nessuna delle vittime della nostra apparente misantropia ha mai attraversato la mente il fatto che loro erano in vacanza e noi no, che ognuno di noi aveva un lavoro a pieno tempo da portare avanti come, e forse pi, che se fossimo stati impiegati in un ufficio cittadino. Diventammo xenofobi, nel senso pi ampio della parola, e ci irritavamo per ogni intrusione, perch le giornate terminavano con una parte di lavoro non fatto e la sensazione sempre crescente di difficolt a guadagnarci le nostre esistenze.
C'erano motivi di collera ancor pi precisi, pi particolari. Coloro che venivano scoraggiati dai nostri ultimi, fiammeggianti cartelli con PRIVATO, dirottavano verso le circostanti colline che guardavano Camusferna, distanti circa trecento metri; da queste postazioni, scrutavano la casa e i suoi dintorni con cannocchiali, telescopi e cineprese dotate di potenti teleobbiettivi, ed una domenica mattina, in cui era possibile contare le teste di ben cinque comitive, un'ospite venne da me quasi in lacrime. Mi avevi avvertito che non avevi impianti igienici, e ti avevo detto che mi andava benissimo usare la campagna - ma  diverso quando quattro paia di cannocchiali e una cinepresa sono puntati su di te dai quattro punti cardinali.
L'episodio che pi di ogni altro scaten la mia collera avvenne durante l'estate del 1961. Un piccolo yacht di gran lusso venne ad ancorarsi nella baia sotto casa, battendo una bandiera a me sconosciuta. A bordo c'erano quattro o cinque persone molto grasse. Uno degli uomini si sistem a poppa su di una sedia a sdraio, con un calibro ventidue tra le ginocchia. Il suo compagno cominci a lanciare del pane ai gabbiani e, come questi si posavano sull'acqua rispondendo all'invito, gli sparava. Eravamo seduti in cima alle dune sabbiose osservando la scena. Dopo cinque minuti cominci a montarmi una sorda rabbia; come sport sanguinario, questo particolare esercizio mi sembrava spregevole. Considerando il problema da un punto di vista accademico,  vero che per proteggere le altre specie, i gabbiani pi grandi andrebbero tenuti entro certi limiti numerici, ma quel modo di procedere scatenava in me una violenta aggressivit. Mi sembrava arbitrario e distruttivo. Mandai Jimmy a casa a prendere il calibro trecentocinquanta da caccia grossa. Quando torn, aspettai che l'uomo grasso sparasse a un gabbiano reale, e quando la corrente lo trasport lontano dallo yacht, sparai all'uccello morto. La detonazione di quello sparo  notevole; la scena si dissolse istantaneamente, alcune figure correvano su e gi per il ponte, l'ancora venne issata e i motori ausiliari dello yacht si misero in moto ancora prima che io mi decidessi a sparare un altro colpo dietro di loro.
L'acquisto della mia attuale barca a motore, la Polar Star, fu una delle tante follie minori di cui la mia vita  cosparsa. Quando cominciai a sentirmi sufficientemente ricco, convenimmo, con la mia nuova compagna, che si occupava dell'andamento di Camusferna, che avevamo assoluto bisogno di una barca veloce e solida. La velocit era una assoluta necessit perch, data la presenza delle lontre, non potevamo mai stare lontani da casa molto a lungo, e nelle West Highlands le distanze sono notevoli. Una simile barca, pensavamo, avrebbe risolto molti dei nostri problemi di trasporto e di rifornimento, e avrebbe anche potuto servire come alloggio di emergenza per gli ospiti che sembravano aumentare di giorno in giorno. La somma stanziata per questo progetto non permetteva chiaramente l'acquisto di uno yacht veloce e di lusso; in realt, erano poche le barche che sembravano soddisfare le nostre esigenze, indipendentemente dal prezzo. Finalmente un'inserzione di un cantiere dello Yorkshire attrasse la mia attenzione. Diceva: Ex-RAF, TSDY 1945, pescaggio quaranta per nove e cinque per tre piedi, scafo a struttura diagonale, poppa a specchio, prua moderna, motori Perkins gemelli cento hp 1952, venti nodi, quattro posti, grande pozzetto, buonissime condizioni, duemila sterline. Che questo miracolo rientrasse nei limiti di prezzo da noi stabiliti avrebbe dovuto metterci in sospetto; gi in passato, durante gli anni di caccia ai pescecani, avevo comperato una barca senza vederla, e avrei dovuto ricordare il deplorevole risultato.  cosa assai grave ripetere uno stupido sbaglio, dimostrando cos che siamo pi lenti ad imparare di molti animali. Comunque sia, in quel periodo non potevo lasciare Camusferna, e decisi quindi di fidarmi del rapporto tecnico di un esperto da me incaricato, e dei consigli di amici competenti sulla rispondenza ai miei bisogni di quel tipo di imbarcazione. Mi avvertirono che le barche a chiglia piatta non reggono il mare forte, mentre una barca ben carenata, di uguale misura e velocit, avrebbe di gran lunga superato la somma stanziata. Decisi quindi di comperare la Polar Star, a patto che il rapporto tecnico fosse soddisfacente; tranne una fuorviante pignoleria dedicata a dettagli irrilevanti, il rapporto era eccellente, e il quattordici luglio Jimmy Watt parti da Sandaig per Bridlington, per riportare la barca con i due marinai dello Yorkshire verso nord.
La Polar Star salp da Bridlington il sedici luglio, per traversare il canale Edimburgo-Glasgow, quindi il canale di Crinan, attraverso il Mull di Kintyre, lungo la costa occidentale su fino a Camusferna. Il viaggio ebbe un inizio sfortunato. La barca era a non pi di mezz'ora da Bridlington, quando Jimmy vide delle grosse fiamme levarsi a poppa tra le ghirbe di miscela e le bombole di gas liquido. I marinai erano nella cabina del timone, quando Jimmy diede l'allarme: Cominciarono a correre avanti e indietro per tutta la barca in cerca degli estintori, bestemmiando, imprecando, convinti di saltar per aria da un momento all'altro. Diedi un'occhiata in giro, sapevo che nella cabina del timone c'era da sempre un estintore, lo presi e spensi io stesso il fuoco. Dopo questo infortunio, durante le tappe successive, la Polar Star fece notevoli progressi.
Il terzo giorno, stavo scrivendo nel mio studio a Camusferna, quando mi sorpresi a fantasticare sulla probabile posizione della Polar Star. Dev'essere, pensai, proprio nel canale di Crinan, ed un pensiero mi balen in mente, gettandomi in preda al panico. Una barca che esce dal canale di Crinan si ritrova nel Sound di Jura, completamente chiuso tra terre, con solo due uscite verso nord sul mare aperto, una a nord e una a sud dell'isola di Scarba. A chi guarda la carta senza conoscere i luoghi, l'uscita a sud di Scarba, tra Scarba e Jura, pu sembrare la strada pi diretta per doppiare l'estremit sud di Mull e raggiungere il mare aperto. Quel passaggio, invece,  una trappola mortale, il famoso Stretto di Corryvreckan, dove molte, molte barche assai pi grandi della Polar Star avevano incontrato la fine in gorghi selvaggi o contro quel rimbombante muro d'acqua che  il salto principale. Anni prima, lo avevo osservato a rispettosa distanza a bordo della Sea Leopard, un folle confondersi di salti, come se le maree di tutto il mondo si fossero date convegno in quell'unico luogo. La CCC Sailing Direction lo definisce il peggiore delle West Highlands... sempre talmente rischioso che non  mai consigliabile tentare. Ed ora mi angustiava la possibilit, abbastanza probabile da riempirmi di sudore freddo, che i marinai della costa orientale che si trovavano a bordo della Polar Star non avessero mai sentito parlare di Corryvreckan, e stessero navigando senza precise indicazioni scritte.
Afferrai il telefono e parlai con le autorit del canale a Crinan. La Polar Star, mi fu detto, aveva lasciato il canale da pochi minuti; feci presente le mie paure, ed essi si offrirono di mettersi in contatto con loro via radio e quindi di telefonarmi. Quel quarto d'ora pass lentamente, soprattutto perch arrivarono due telefonate estranee, durante le quali mi fu assai difficile essere educato. Il terzo squillo di campanello era Crinan e le notizie erano rassicuranti. Era stato impossibile mettersi in contatto con la Polar Star perch, come molte altre cose sulla barca, la radio era fuori uso, ma avevano parlato con un peschereccio che l'aveva vista. Era passata, a quanto riferiva il peschereccio, a circa venticinque nodi, e sembrava dirigersi verso il canale a nord, non verso Corryvreckan. Tornai, un po' a disagio, al mio lavoro. Jimmy mi aveva assicurato che avrebbe chiamato da Mallaig, e questo non poteva accadere prima di alcune ore.
Telefon solo a tarda sera, e la sua voce suonava strana e tesa. Gli chiesi se erano a Mallaig. No, siamo a Tobermory.
Tobermory! Ma avete lasciato Crinan parecchie ore fa - va tutto bene?
Non esattamente. Ci sono capitate alcune disavventure. Non c' pi nemmeno un vetro nella cabina del timone, per esempio, e i deflettori dei boccaporti sono volati in mare. Siamo finiti contro una specie di muro d'acqua, immaginati una collisione frontale. Non ci sono feriti, perlomeno feriti gravi. I marinai inglesi della Polar Star avevano davvero fatto rotta verso lo Stretto di Corryvreckan, nel momento pi pericoloso delle maree, nel pieno del riflusso, e si erano scagliati contro il salto principale a tutta velocit.
Solo dopo l'arrivo di Jimmy venni a sapere i particolari di quell'avventura, che poteva cos facilmente concludersi tragicamente. Non aveva assistito all'impatto vero e proprio, perch stava facendo il t nel locale a poppa della cabina del timone. La Polar Star navigava a piena velocit, planando dalla cima di un'onda ad un'altra, come fanno le barche con la chiglia piatta, quando improvvisamente Jimmy ebbe la sensazione che si fosse conficcata in qualcosa di solido. La teiera gli fu strappata di mano ed egli fu lanciato violentemente contro la paratia; contemporaneamente, un'onda alta pi di un metro si precipit dentro attraverso i due boccaporti che affacciano sulla cabina del timone. Da li era ormai impossibile uscire, e Jimmy si mise in salvo da poppa. Il boccaporto, che separava la cabina dal gavone di poppa, fu sbattuto a terra contro il vento; emergendo da questo, Jimmy si trov di fronte un mare impazzito. Non aveva, disse, alcuna forma o struttura, solo un caotico ribollire di violenza, perch troppe cose sembravano accadere insieme; gorghi e risucchi vorticosi che tiravano verso il fondo, trombe marine e salti, onde torreggianti tronche in cima. Usc fuori strisciando lungo la strettoia del ponte privo di corrimano, e cominci precariamente a farsi strada verso la cabina del timone. Nel frattempo il timoniere vir di bordo, invertendo la direzione di marcia della Polar Star, sempre a tutta velocit, e la barca prese il vento per un ampio arco, con il mare che la assaliva da ogni parte, da prua e da poppa, da babordo e da tribordo. Consci della gravit della situazione, Jimmy e uno dei due marinai dello Yorkshire si diedero da fare con le pompe, perch la barca era per met piena d'acqua. Jimmy gli chiese cosa era successo. E io che ne so! Qualcosa a che fare col vento contro la marea, penso.
La Polar Star raggiunse il porto di Tobermory tre ore dopo, e l, senza curarsi troppo delle buone maniere, la ciurma si ormeggi alla prima boa libera dotata di un dinghy, svignandosela verso terra.
Mi rassicurava un unico pensiero; solo poche imbarcazioni delle dimensioni della Polar Star avevano tentato quella follia ed erano sopravvissute.
Il pomeriggio seguente la Polar Star comparve all'orizzonte a sud. Osservandola col cannocchiale riuscivo a vedere poco, solo l'enorme onda di prua che sollevava; qualunque fossero i suoi difetti, venti nodi di velocit erano una stima assai prudente, perch dal momento in cui comparve all'orizzonte, lontana circa dieci miglia, fino a che cal l'ancora nella baia e si mise al vento, non passarono pi di venticinque minuti.
Terry ed io ci dirigemmo al largo con il dinghy. Era la prima volta che vedevo il mio nuovo acquisto, e una volta a bordo mi fu difficile nascondere il disappunto. Potenzialmente era quel che mi aspettavo, ma ogni cosa a bordo trasudava trascuratezza ed abbandono, dagli arrugginiti e guasti strumenti del quadro di comando, ai ponti non calatafati e alla cabina cosparsa di macchie di umido.
Come era gi accaduto con molti altri buoni affari, furono necessarie enormi spese prima che fosse nuovamente sicura e socialmente presentabile. Quando arriv, aveva al suo attivo, come alcune donne aborigene, solo la velocit ed uno scafo in buone condizioni; per il resto era sporca, trascurata, squallida d'aspetto sia dentro che fuori, e con un sistema di comando dalla cabina del timone ai due grandi motori a poppa su cui non si poteva assolutamente fare alcun affidamento. Questi erano controllati, se la parola pu applicarsi ad una operazione cos poco precisa, da due manopole sul cruscotto, e da due gigantesche ed arrugginite leve del cambio, alte circa un metro e venti. Era assai faticoso indovinare il folle nel viaggio di andata e ritorno di queste mostruosit, e una volta trovatolo, si trattava, per cos dire, di una neutralit armata, perch l'imbarcazione continuava malgrado tutto ad avanzare fino all'arresto dei motori. Il sistema era antiquato, e in modelli pi recenti era stato sostituito da due piccole leve sul cruscotto, che azionavano una scatola del cambio idraulico e funzionavano insieme da leve del cambio e da acceleratore. Questa innovazione, scoprimmo, si adattava solamente ai motori di tipo'pi moderno. In ogni sfera della mia vita, mi  sempre stato molto difficile capire quando dare un taglio alle cause dei miei salassi finanziari; ora, a torto o a ragione, decidemmo di sostituire sia i motori che la trasmissione. Avremmo avuto cos scafo e motori in buone condizioni, e durante i mesi invernali avremmo potuto lavorare e riportare l'interno di legno e gli attrezzi ad un buon livello.
Comunque, prendemmo questa decisione solo in autunno; e subito dopo il suo arrivo a Camusferna, fu necessario mandarla nel pi vicino cantiere navale per cancellare i segni pi evidenti del suo incontro con Corryvreckan. Pass l alcune settimane, e quell'estate la usammo poco; solo per andare al villaggio a far spese, un viaggio che scoprimmo lei poteva compiere in dodici minuti, contro i nostri soliti quaranta tra sentiero e strada.
L'agosto del 1961 si staglia nella mia mente con incredibile precisione. Prima di cominciare a scrivere questo libro, mi chiedevo se fosse il caso di menzionare questo mese, se coloro che attraverso L'Anello di acque lucenti avevano amato noi e i nostri animali, erano in grado di sopportare, anche se di seconda mano, gli assalti e le bufere che dovemmo patire, e che portarono quasi alla distruzione della Camusferna che avevamo conosciuto. La catena di eventi rovinosi cominci con un episodio singolo che, pur allarmante, non serv a prepararmi all'incubo che doveva seguire.
Avevamo ospite Caroline Jarvis dello zoo di Londra, che l'anno prima aveva sistemato da noi Terry come guardiano di lontre. A quel tempo Edal girava per buona parte della giornata libera per casa; faceva lunghe passeggiate la mattina, e dormiva e giocava nel soggiorno; solo se c'era molta gente, o se lei era particolarmente turbolenta, veniva chiusa nella sua stanza, ricavata nella camera da letto di Jimmy, con un tramezzo divisorio alto poco pi di un metro. Caroline, che aveva enorme esperienza e amore per gli animali di ogni specie, fece grande amicizia con Edal; avevano fatto insieme delle passeggiate, e solo la sera prima Edal si era addormentata in grembo a lei. Non c'era tensione nell'aria, nulla che potesse metterci in guardia su quel che stava per accadere.
La mattina successiva Caroline, Jimmy ed io partimmo per una passeggiata con Edal. Avevamo attraversato il torrente e stavamo camminando per il pendio erboso che si stende al di l di esso, quando vidi Edal, che era accanto a Caroline, fermarsi improvvisamente come un pointer, e lanciare un'occhiata cattiva al piede di Caroline. C'era qualcosa di insolito nella sua espressione, tantoch dissi a Caroline di stare attenta, e mi affrettai verso di loro. Ma era troppo tardi - Edal con un acuto grido di rabbia aveva gi affondato i denti nella caviglia di Caroline. Jimmy ed io la tirammo via e le mettemmo il guinzaglio, mentre Caroline si avviava zoppicando verso casa, dando poca importanza all'offesa ricevuta. Jimmy ed io proseguimmo con Edal verso le isole, chiedendoci lungo tutta la strada le possibili ragioni di quell'aggressione. Pensammo dapprima che poteva forse sussistere una qualche lesione cerebrale, conseguenza della sua lunga malattia, ma le parole del veterinario ci costrinsero ad abbandonare questa ipotesi insostenibile. Se il sistema nervoso fosse stato danneggiato, non avrebbe certo potuto recuperare l'uso completo delle zampe e della coda; in lei era stata attaccata solo la guaina di rivestimento dei nervi, ma questo non poteva influenzare il suo attuale comportamento. Concludemmo che doveva trattarsi di uno scoppio di gelosia. Edal si considerava bigama, sposa mia e di Jimmy, e doveva aver visto in Caroline una possibile rivale. Decidemmo che non solo non doveva pi incontrarsi con lei, ma che bisognava stare molto attenti nel farle incontrare una qualsiasi donna. Caroline part due giorni dopo; non sapevo che aveva regalato a Terry il pesante maglione di lana che indossava in quei giorni. Andai a Londra per una settimana per sbrigare alcuni affari, ripartii per il nord con la Mercedes, e fui di ritorno un luned sera a notte fonda.
Era cos tardi che fui sorpreso nel vedere, man mano che mi avvicinavo al molo del villaggio, le figure di Raef Payne, un mio vecchio amico che durante l'estate si era installato nel podere abbandonato accanto a Camusferna, e di Jimmy, illuminate dai fari anteriori della mia macchina. Avevano entrambi un'aria preoccupata; capii subito che era accaduto qualcosa di grave a Camusferna.
Non ci volle molto per sapere: il giorno prima Terry era stato morso molto gravemente da Edal, ed era stato portato al Broadford Hospital sull'isola di Skye. Il dottore locale aveva fatto del suo meglio per ricucirlo, ma c'era l'ipotesi che si dovesse amputare un dito. Nessuno sapeva con precisione come fosse successo; Edal era nella sua stanza e Terry era andato di sopra a giocare con lei come faceva spesso. Era solo in casa - Jimmy era fuori, e Raef era a casa sua a cento metri di distanza. Tutte e due le mani erano gravemente offese. Terry era corso da Raef tenendosi letteralmente un dito, che altrimenti si sarebbe staccato.
Non avevo modo di raggiungere Skye quella notte, perch erano ormai passate parecchie ore dall'ultimo traghetto; dovevo aspettare la mattina dopo. Credo che nessuno di noi abbia dormito molto.
Andai prima dal dottore, e quando da casa sua mi diressi verso l'ospedale ero preparato al peggio, perch mi era stato detto che Terry poteva perdere un dito per mano - dipendeva da quale deterioramento c'era stato durante la notte. Restammo comunque d'accordo che gli avrei portato Terry a casa per una visita di conferma, per poi riportarlo a Camusferna, e il giorno seguente trasportarlo in macchina a Glasgow per un intervento di plastica.
Quando arrivai al piccolo ospedale, non riuscii dapprima a trovare nessuno; il posto sembrava deserto. Feci capolino qua e l, e infine mi ritrovai in cima ad un corridoio, a guardare gi verso la porta aperta di una corsia dove c'era un paziente seduto sul letto. Non solo era seduto sul letto, ma faceva grandi segnalazioni con la giacca del pigiama che si era tolto - e improvvisamente realizzai che era Terry, e che quei segnali erano diretti a me. Mi affrettai gi per il corridoio.
Nella corsia c'erano solo altri due pazienti, un vecchio ed un bambino, ed entrambi erano semiaddormentati. Terry riusciva a stento a controllare il tono di voce, e continuava a domandare Posso andarmene da qui? Mi porti via? Non mi lascerai qui?. Da vicino, l'odore di cancrena era prepotente; e questo rese incerta la mia voce mentre tentavo di rassicurarlo.
A casa del dottore, cercai di persuaderlo a non guardare mentre gli venivano esaminate le mani, perch sapevo da quel tanfo quale sarebbe stato il loro aspetto; ma non volle darmi ascolto, e segu con interesse quasi clinico quanto gli stavano facendo. Una volta tolte le bende, lo spettacolo fu cos tremendo che  meglio non tentare alcuna descrizione. Le due falangi superiori dell'indice della mano destra erano state letteralmente masticate via, e altrettanto era stato fatto ad una parte di poco pi piccola dell'indice della sinistra. Il dottore era riuscito a ricucirle insieme, ma ormai erano completamente morte. Terry le guardava con distacco. Le tagli via, dottore disse quella maledetta roba non serve pi a niente. Terry aveva solo quindici anni; non vers mai una lacrima, n per il dolore n per autocommiserazione.
Il giorno seguente andammo in macchina a Glasgow dove il padre ci era venuto incontro, e lo ricoverammo in una clinica. L divent ben presto il beniamino di tutti, e i giorni passarono pi presto di quanto non ci aspettassimo.
Quando tornammo insieme a Camusferna, decidemmo di nascondere per un certo periodo la verit - eravamo entrambi spaventati che la stampa si impadronisse dell'accaduto (Edal era nel pieno della sua fama), spaventati anche di uno scandalo locale, che poteva portare all'uccisione della lontra. Possedevamo una motosega portatile, e la versione ufficiale fu che Terry aveva perso le dita perch la catena aveva incontrato un chiodo e la motosega gli era saltata tra le mani.
Avevo interrogato a lungo Terry, ed ero riuscito a far luce su qualcosa di cui egli stesso non era a conoscenza - quando Edal lo aveva attaccato, Terry indossava per la prima volta il maglione di Caroline. Ma
nonostante questa parziale spiegazione del suo comportamento, la violenza dell'attacco e l'entit del danno non permettevano pi che Edal incontrasse in futuro altri se non Jimmy e me. Era chiaro che l'affetto che le portavamo, per quanto profondo, non poteva davvero giustificare i rischi inerenti al suo vivere libera per casa e all'essere coccolata dagli ospiti. Se continuava a vivere con noi, c'era un'unica strada da seguire e, una volta presa quella decisione, cercammo di metterla in atto il pi presto possibile. Sul lato della casa di Camusferna che guarda verso il mare avremmo montato una casa prefabbricata di legno perpendicolare ad esso, in modo che le due formassero una L; Edal avrebbe diviso questa nuova casa con Jimmy, e attraverso una porticina nella parete avrebbe avuto permanente accesso ad un grande recinto con due grosse piscine dotate dei pi svariati giochi d'acqua che eravamo in grado di inventare. Le sue condizioni di vita non sarebbero cambiate un gran che, avrebbe infatti continuato a dividere il letto con Jimmy come era solita fare, e fatto delle passeggiate ogniqualvolta la costa era deserta di persone. Per essere sicuri che anche Teko non ci cogliesse un bel giorno di sorpresa con un attacco simile, decisi di scavare anche per lui una grossa piscina accanto alla sua baracca.
La nuova casa di Jimmy arriv per mare durante una semibufera di vento, e lo scaricarla fu uno strano spettacolo, mentre sostenevamo i pannelli con dei pali cercando di evitare gli scogli e la trasportavamo a fatica al di l della linea della marea. Ripensai all'isola di Soay, alla costruzione dello stabilimento quindici anni prima; e mi accorsi che ancora una volta, come uno schema a cui era impossibile sfuggire, stavo buttando le basi per la creazione e il mantenimento di un'organizzazione troppo complessa in un luogo troppo remoto.
Quando la casa fu finalmente montata, rifinita ed arredata, si rivel essere un'ampia stanza lunga nove metri e larga tre e mezzo, con otto grandi finestre. Un tramezzo alto circa un metro, a tre metri dall'estremit pi esterna, creava una stanza da letto per Jimmy e Edal, e poich questa aveva ormai libero accesso all'acqua, e non era certo possibile asciugarla ogniqualvolta ne emergeva, adottammo la tecnica di una lampada ad infrarossi appesa su di un letto di coperte immediatamente dietro la porta. Questa soluzione estremamente pratica non era, di fatto, una nostra invenzione; era stata ideata da Jeremy Harris, uno dei pochi, in Inghilterra, che possiede delle lontre, e garantiva che il letto fosse costantemente asciutto, che ci fosse o no un uomo ad accudirla.
A questo punto, nel descrivere quella che pu apparire un'eccessiva sollecitudine per il benessere e gli agi di Edal,  necessario forse che io spieghi quale fosse il mio sentimento nei suoi confronti alla luce di quanto era accaduto. Aveva seriamente mutilato una persona di cui ero responsabile e a cui tenevo molto, ma per svariate ragioni, tutte apparentemente valide, sentivo che non potevo mandarla via. Qualsiasi famiglia che l'avesse accolta avrebbe corso gli stessi rischi, e mi sembrava d'altronde un atto di pura crudelt condannare questo animale abituato a vivere in casa, a morire dietro le sbarre di uno zoo. Era profondamente legata a me e a Jimmy; aveva agito mossa dall'istinto; e inoltre, dovevo in un certo senso a lei la mia presente agiatezza economica. Certo, molti riterranno che questi sentimenti di lealt erano assai male indirizzati; posso solo dire che, dato il nostro modo di sentire, non avevamo scelta.
Di tutto il nostro piano, la casa prefabbricata fu certo la cosa pi semplice da mettere in atto, anche se richiese tempo, fatica e spese; l'installazione delle piscine, della misura che ritenevamo necessaria, fu un'impresa assai pi ardua. In linea generale, esistono sul mercato due principali tipi di piscine per piccoli giardini; quelle circolari, costituite da una fascia metallica appoggiata di taglio sul terreno che contiene una gigantesca borsa di tessuto impermeabile, e quelle rettangolari, fatte in vetro-resina, ideate per essere calate in una buca gi preparata delle stesse dimensioni. Sono entrambe incredibilmente care ma delle due, quella a fascia metallica e borsa lo  meno. Il che, date le spese generali molto alte, ci fece decidere in favore della scelta sbagliata, e ne ordinammo tre, due di quattro metri di diametro e una di sei. Una piccola e una grande andavano installate a livelli differenti, e parzialmente incassate nel terreno, nei nuovi appartamenti di Edal, mentre la terza andava sistemata in un nuovo recinto, costruito intorno alla casa di Teko nel caso fosse necessario in futuro trattare anche lui con precauzione.
La piscina di Teko esplose il primo giorno in cui venne riempita d'acqua e, trovandosi immediatamente fuori della mia finestra al pianterreno, inond la casa con tutti i suoi diciottomila litri. Fece anzi di pi, perch abbatt al suolo la palizzata di legno del recinto, e se Terry, che stava accanto alla piscina, non avesse visto il metallo che cominciava a gonfiarsi, poteva benissimo restare ucciso. La parete di contenimento esplose solo in un punto, e credo di fare un calcolo ottimistico quando dico che i fogli di metallo devono essere stati sbattuti violentemente a terra da non meno di venti tonnellate di acqua. La settimana dopo sostituimmo quel relitto con una di vetro-resina, cinque metri per due e cinquanta, profonda un metro e mezzo, completamente incassata nel terreno. Questo oggetto, simile al catino di un gigante, arriv con la solita combinazione ferrovia-barca, e fu portata nella baia a sud di Camusferna da una lancia presa in affitto. (La Polar Star era assente, come accadde spesso quell'estate, dovendo essere sottoposta a qualche intervento minore al suo sistema di carburazione.)
Le piscine di Edal furono in parte interrate, e rivestite all'esterno con delle tavole, tanto da rassomigliare a gigantesche tinozze; con loro non si ebbero disastri come con quella di Teko, ma ben presto Edal cominci a trovare maledettamente divertente strappare l'interno di PVC con i denti, cosicch non si poteva fare affidamento sul livello dell'acqua, e il complicato sistema di cascatelle e sifoni, da noi escogitato, entr raramente in funzione. Avevamo, comunque, risolto il problema della sua futura esistenza a Camusferna.
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4. Il naufragio della Polar Star.
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La giornata di sabato sette ottobre 1961 cominci calma e tranquilla e fin nel caos. Gli eventi della sera formano una maglia della lunga catena di disastri, grandi e piccoli, che hanno punteggiato il tentativo di fare di Camusferna cos lontana da tutto e isolata, un luogo di residenza semipermanente. Jean Alexander, che gestiva l'Invermoriston Hotel, mi telefon la mattina dicendomi che era da lei Lionel Edwards, noto a molte generazioni come pittore di scene di caccia, insieme alla figlia e al genero. Edwards desiderava molto visitare Camusferna e vedere le lontre, ma era ormai un uomo anziano, e il lungo e ripido sentiero da Druimfiaclach alla casa era al di sopra delle sue possibilit. La cosa era possibile solo se potevamo andarlo a prendere con la Polar Star al molo del villaggio distante quattro miglia, e riportarlo la sera allo stesso posto dove la sua macchina sarebbe stata ad attenderlo. Non c'erano ragioni valide contro questo progetto: il tempo era piattamente calmo, con una leggera pioggia intermittente, e non avevamo niente di particolare da fare all'infuori della normale routine giornaliera. Fissammo un appuntamento con Edwards e i suoi sul molo alle due e mezzo.
Tutto and liscio fino a sera, quando gli ospiti, che si erano attardati ad osservare Edal e Teko spassarsela nelle rispettive piscine, cominciarono il viaggio di ritorno verso casa: ma ancora io ero del tutto inconsapevole che qualcosa fosse fuori posto. Lasciammo gli ormeggi con la Polar Star alle sei e un quarto circa; era una serata plumbea, con una pioggia pesante martellante su di un mare completamente piatto, senza un solo alito di vento. Avevamo alcuni pacchi da ritirare in paese, ed era ormai scuro quando Jimmy, Terry ed io ripartimmo verso casa, l'inizio di una delle peggiori nottate che io ricordi.
L'alta velocit della Polar Star riduce il tempo necessario al viaggio a poco pi di dieci minuti, ed io cercavo di fare in fretta perch pensavo che la visibilit assai scarsa potesse rendere difficile trovare gli ormeggi; ma cominciai seriamente a preoccuparmi quando, avvicinandoci alle isole di Camusferna, vidi alcuni banchi di densa nebbia grigia. Non c'era ancora un soffio di vento per disperderla, e la pioggia verticale cadeva a torrenti fischiando su di un mare immobile; fu con vero sollievo che vidi la grande boa bianca mostrarsi indistintamente attraverso la nebbia, a non pi di dieci metri da noi. Jimmy e Terry la sollevarono a bordo. Capii dai loro gesti che qualcosa non andava, ma lo stridere continuo del tergicristallo sul parabrezza rendeva impossibile udire le loro voci. Poi Jimmy venne gi nella cabina del timone. Non c' pi il dinghy agli ormeggi, solo l'estremit mozzata della fune.
Capii immediatamente cosa era successo; per la prima volta non avevo fatto sufficiente attenzione e, partendo per il villaggio, dovevo aver tagliato la fune con una delle eliche della Polar Star. Non mi resi subito conto della gravit della situazione; in quel mare incredibilmente calmo, mi sembrava abbastanza facile calcolare il tratto percorso dal dinghy durante le ore della nostra assenza, e recuperarlo in un modo o in un altro. L'unica vera difficolt era la nebbia e la crescente oscurit in una zona cos cosparsa di scogli e secche. La marea stava rifluendo da circa un'ora e mezzo, e questo significava che, data l'assenza del vento, il dinghy si era diretto verso sud per arenarsi da qualche parte sull'isola del faro, la cui massa scura era allora a malapena distinguibile contro il notturno cielo nuvoloso. L'unico punto di tutta l'isola dove era possibile sbarcare uno dei ragazzi era presso il faro, dove una doppia tubatura di grosso diametro a forma di L finiva in acqua formando una sorta di molo, di poco pi alto dell'acqua quando la marea  a tre quarti. Con un solo motore tenuto al minimo, doppiai con molta lentezza e cautela la punta nord dell'isola; il riflettore illuminava solo un impenetrabile muro di pioggia, e quando il faro fu visibile, i suoi fasci di luce sembravano torce scintillanti tra spruzzi di fontane, gli unici a risplendere in quell'oscurit della loro stessa luce. Eravamo a non pi di cinque metri dai tubi, quando li intravidi alla debole luce della torcia di Terry, e fu solo grazie alla sua agilit e alle mie manovre che riusc ad arrampicarsi a terra mentre con enorme sollievo mettevo i motori a marcia indietro. Solo allora realizzai che era la notte pi tenebrosa che mi fosse mai capitato di vedere.
Il compito di Terry era abbastanza duro anche per uno a cui non fossero state amputate due dita solo alcune settimane prima. Doveva perlustrare la spiaggia a nord dell'isola, piena di massi affioranti ricoperti d'erba e di crepacci traditori, e se trovava il dinghy, doveva riportarlo l dove noi eravamo all'ancora, vicini il pi possibile, per quanto potevamo giudicare, ai nostri ormeggi. Se non trovava niente, doveva aspettare fin verso mezzanotte, passare a guado con l'acqua alla cintura, fino alla successiva isola, e cos di seguito fino alla baia a sud di Camusferna, dove sulla spiaggia sabbiosa c'era in secco un barellino. Da l, doveva remare per due miglia lungo il lato sud delle isole fino a raggiungerci dove eravamo all'ancora; fino allora, comunque, il mare era in nostro favore. Avevamo scelto Terry, perch le sue mani gli rendevano quasi impossibile ogni operazione con l'ancora o le funi, mentre il remare gli dava poco fastidio.
Jimmy ed io tornammo sul lato nord dell'isola e calammo l'ancora, anche se ormai l'oscurit era tale che, con il faro nascosto dal promontorio, avevamo una nozione assai poco esatta della nostra posizione. Tentammo dapprima di esplorare di tanto in tanto la spiaggia dell'isola col debole raggio di una torcia, ma intorno a noi tutto era nero come la pece, tranne il pozzetto illuminato della Polar Star, e l'unico rumore era quello della pioggia. Cos pass pi di un'ora; poi udimmo il primo lamento del vento nel sartiame, e poco dopo il primo sciabordio dell'acqua sul fianco della barca. Il vento soffiava da sud e noi eravamo al riparo; ma era ormai chiaro che la seconda alternativa di Terry, portare cio a remi il barellino lungo la spiaggia sottovento delle isole con quel buio, era un vero suicidio. Jimmy ed io ci consultammo sul da fare, e decidemmo di portare la Polar Star nella baia sud e l ancorarla, in modo che Terry, se mai fosse riuscito a mettere in mare il barchino, avrebbe avuto poco da remare per raggiungerci. Erano passate da poco le nove e mezzo.
Levammo l'ancora e partimmo di nuovo con ogni cautela. Ci sentivamo ormai privati di tutti i nostri sensi utili, e la totale oscurit che ci avvolgeva e l'assordante stridere del tergicristallo contribuivano entrambi a produrre una sensazione di claustrofobia quale mai avevo provato prima. Avrei voluto urlare Fatemi uscir da qui! Fatemi uscire!. Passammo ad ovest del faro, tenendoci verso sud a quella che io ritenevo un'ampia distanza di sicurezza, prima di girare verso la baia a sud; ma, abituato inconsciamente alla normale velocit della Polar Star, sopravvalutai la distanza percorsa. Il faro era nascosto dal promontorio, e l'unica cosa visibile, all'infuori della cabina del timone, era l'intermittente punta di spillo di un altro faro lontano alcune miglia a sud-ovest.
Ebbi l'intuizione di un attimo, troppo breve, ahim, per avere alcun valore. Il riflettore illuminava il solito muro di pioggia; quando, a meno di un metro dalla prua, ci fu davanti un'immagine che ancor oggi mi d il capogiro, un improvviso zoom sulla solida roccia. Poi urtammo, urtammo forte, e la prua si sollev. Entrambi i motori messi indietro a
tutta forza mandavano un orribile suono stridente, e dopo alcuni secondi fummo costretti a spegnerli.
La cosa peggiore  che non avevamo nessun'idea della nostra posizione, non sapevamo neppure se eravamo finiti su di un'isola o contro uno scoglio. La zona intorno alle isole di Camusferna  una trappola mortale, anche durante il giorno, per una barca che non abbia familiarit con il luogo; ed ora, a pi di quattro ore dal riflusso della marea, potevamo essere su uno qualsiasi dei cinquanta scogli che gremiscono quella zona.
Dirigendomi verso poppa pensai che lo scafo fosse bucato, perch le assi del pavimento erano inondate d'acqua, ma poi capii che l'inclinazione assunta dalla barca in seguito all'urto doveva aver mandato tutta l'acqua della sentina a poppa, e che questa non era altro che l'accumulo di acqua piovana dopo molte ore di quel diluvio torrenziale. Decidemmo di tentare l'esplorazione dei dintorni, ci calammo dal parapetto della barca, Jimmy con in mano il capo di una fune ed io la coda. Lo scoglio degradava a picco ed era scivoloso, ricoperto di alghe; da quanto riuscivamo a vedere in quell'oscurit, in alto c'erano solo altre alghe. Non facemmo grandi commenti sulla nostra posizione, perch l'evidenza suggeriva uno scoglio, e n Jimmy n io sapevamo nuotare. A bordo della Polar Star c'era solo una cintura di salvataggio, e Terry aveva l'altra con s.
Il vento si alz forte, e le onde emergevamo dall'oscurit rompendosi contro di noi, e man mano che diventavano pi grandi si rompevano anche sulla poppa a tribordo della Polar Star, tantoch cominci ad imbarcare acqua di mare nel pozzetto di poppa. Poi cominci ad urtare e sbattere violentemente sullo scoglio su cui era appoggiata e, se continuava a stare l dove era, sarebbe andata certo in frantumi. Tornammo a bordo e tentammo di rimettere in moto, ma non riuscimmo ad accendere i motori. Avevamo un'unica, incerta possibilit: spingerla via dallo scoglio, sulla cresta di un'onda, nella speranza che si andasse ad arenare sulla sabbia o sulla ghiaia. Pompammo via l'acqua dalla sentina, e per un'altra tremenda mezz'ora lottammo tra le alghe viscide e il ribollire delle onde, fino a che un leggero cambiamento del vento venne in nostro aiuto, ed improvvisamente la barca fu libera. Eravamo riusciti a mettere in salvo solo un mezzo marinaio. I nostri orologi si erano fermati in seguito all'immersione, ma credo che fossero ormai le undici. Mentre la Polar Star si allontanava, ci sentimmo spersi e abbandonati.
Ci sorprese quanto velocemente la luce del pennone scomparve ai nostri occhi - gli scogli che intravedevamo non potevano averla nascosta cos velocemente, ma ormai la bassa marea era al massimo, e poteva anche darsi che fossimo su una secca. Potevamo far conto solo
sul nostro tatto, perch l'oscurit intorno a noi era totale; passando la mano davanti agli occhi, non percepivamo il minimo cambiamento di ombra. Jimmy disse:  come essere ciechi, maledettamente ciechi.
La prima cosa da fare era salire sopra il livello delle onde; non obbediva alla logica, perch i nostri vestiti erano completamente fradici, e la pioggia continuava a battere portata da un vento forza sei. I primi tre metri furono quasi verticali, completamente ricoperti di alghe, e salivamo un centimetro alla volta. Ancora alghe; cominciai ad avere l'agghiacciante certezza che ci trovavamo su una secca e non su un'isola, e l'alta marea sarebbe arrivata prima dell'alba. Un piccolo barlume di speranza ci riscald quando sentii improvvisamente sotto la mano una superficie ruvida; ma erano solo cirripedi. Jimmy trov per primo la roccia nuda e asciutta, liscia e perfettamente perpendicolare, ma non riusc a trovare un punto di appoggio. Prov a sinistra col piede, e non c'era nulla; feci lo stesso alla mia destra, e anch'io non trovai nulla. Stavamo scalando, evidentemente, una sorta di stretto sperone. Ricordo di aver detto: Non c' un pezzo di roccia come questo da nessuna parte intorno a Camusferna.
Quei primi due o tre metri, fino a che non ci trovammo improvvisamente su ruvidi ciuffi d'erba, devono averci portato via pi di mezz'ora. Continuammo ad arrampicarci, erba, roccia, erba di nuovo. Jimmy disse improvvisamente: C' un solo pezzo di terra come questo, siamo alla colonia dei gabbiani sul lato sud dell'isola del faro. Scommetto che nel giro d'un quarto d'ora vedremo il faro. E cos fu, ed eravamo salvi, ma i nostri guai erano solo all'inizio.
Anche nelle migliori condizioni di luce, attraversare l'isola del faro non  cosa facile, perch  tra i pezzi di terra pi impervi e pi accidentati che si possa immaginare. La spiaggia irregolare e rocciosa si rompe continuamente in fenditure profonde parecchi centimetri, mascherate, come le trappole per gli animali selvatici, da una lussureggiante vegetazione di erica e rose selvatiche. Oltre la linea della marea, la superficie  ancor pi accidentata. Come se un gigante avesse scagliato una manciata di grossi massi ricoprendoli poi qua e l della grossolana, disordinata vegetazione concessa da quel clima. Ci sono interi pezzi di una fitta boscaglia di stenti salici nani alti fino alla cintura, attraverso i quali  assolutamente impossibile aprirsi un varco; ciuffi d'erba della grandezza di un pallone da football, duri come la pietra, tali da slogare una caviglia; eriche contorte come radici alte un metro e pi, che si protendono da crepacci e burroni traditori; e, cosa peggiore di tutte, boschetti di pruni simili a grovigli di fili spinati. Quando d'estate andiamo l per contare i nidi degli edredoni o le covate dei gabbiani reali, ci apriamo la strada con grande difficolt attraverso quella giungla difensiva, e spesso siamo costretti a fare marcia indietro, e cercare
un nuovo passaggio attraverso il sottobosco; ora avevamo davanti l'isola in tutta la sua lunghezza, senza poterci aiutare con gli occhi. E avevamo anche fretta: era urgente chiamare aiuto per la Polar Star, e ben presto l'acqua tra noi e la prossima isola della catena avrebbe cominciato a salire.
Ci prendemmo per mano come bambini, e con Jimmy in testa munito del mezzo marinaio, cominciammo un passo dopo l'altro ad aprirci un varco. Inciampammo, cademmo, imprecammo, le rose selvatiche ci graffiavano le gambe, ci ammaccammo gli stinchi e ci storcemmo le caviglie inciampando nei massi, battevamo i denti, e per tutto il tempo la pioggia cadde a rovesci portata dal vento del sud; si infilava dentro i nostri colletti e gocciolava fuori dalle nostre scarpe, e non c'era un solo punto di luce in quella notte tutta nera. Prima di muovere un passo in avanti, Jimmy tastava il terreno davanti a s con il mezzo marinaio; era lungo quattro metri e mezzo, ma spesso non sentiva nulla, e dovevamo farci strada costeggiando il bordo di una lunga fenditura della roccia, per ritrovarci di poco pi avanti a causa della densit del sottobosco. Ad un certo punto durante questo viaggio da incubo, vedemmo una piccola luce bianca che poteva solo essere la luce del pennone della Polar Star: sembrava ferma, ma ci fu impossibile calcolare la distanza o capire se era finita sugli scogli o sulla spiaggia sabbiosa. Impiegammo un'ora abbondante per raggiungere la punta nord-orientale, dalla quale potevamo raggiungere a guado l'isola successiva, ed ormai eravamo entrambi molto vicini a quello stadio in cui sembra pi semplice sdraiarsi per terra e lasciarsi andare. Di Terry non sapevamo nulla, e sarebbe superfluo aggiungere che non avevamo visto nulla.
L'acqua tra le isole ci arrivava al petto; talvolta, quando i piedi scivolavano tra gli scogli ricoperti di alghe, ci arrivava al mento e facevamo gran fatica ad avanzare. Jimmy mi guidava tenendomi per mano, facendosi strada con il mezzo marinaio; pensai, ad un certo punto, quale buffo spettacolo avremmo dato se un miracolo avesse improvvisamente sollevato le tenebre inondandoci di luce.
Anche il fiume pi lungo si butta in mare; e l dove va a sfociare il torrente di Camusferna, ebbe luogo l'artistico gran finale di quella notte da incubo. Camminavamo da qualche minuto su un terreno piatto e erboso, quando udii davanti a noi il suono familiare del torrente che scorre tra ciottoli e ghiaia; abbandonai la mano di Jimmy che mi guidava e gridando Ce l'abbiamo fatta! Siamo salvi!, mi lanciai sconsideratamente in avanti. Mai orgoglio fu pi duramente colpito; ero sull'orlo dell'alta scogliera dove le rondini di mare fanno il nido, e avanzai diritto nel vuoto precipitando per tre metri. Per la prima volta quella notte persi davvero conoscenza per alcuni minuti, e rinvenni sotto il peso dello stivale di Jimmy che mi camminava sulla faccia.
Terry arriv a casa circa mezz'ora dopo di noi, e le cose gli erano andate altrettanto male, se non peggio; perch era stato pi a lungo senza luce. La speranza di ritrovare il dinghy si era improvvisamente e dolorosamente infranta dopo i primi dieci minuti, quando una lunga e scivolosa caduta tra gli scogli sdrucciolevoli sulla linea della marea aveva fracassato la torcia e ferito i monconi da poco cicatrizzati delle sue dita. Continu a cercare nell'oscurit, sperando di incappare per caso nel dinghy, ma incapp invece in cose di tutt'altro genere. Ci vide muovere la Polar Star da dove l'avevamo ancorata, e sentendo il vento che si levava indovin le nostre intenzioni. Cominci ad attraversare l'isola per mettere in azione il piano alternativo, ma senza l'aiuto del mezzo marinaio che ci aveva salvato le ossa, avanzava molto peggio e ancor pi lentamente di noi. Quando finalmente fu sul lato sud dell'isola, vide la luce del pennone della Polar Star, ferma forse a un quarto di miglio da lui, senza le luci di bordo e di tribordo. Dapprima non riusc a credere che fosse stata abbandonata; poi cerc di individuarne la posizione, e cap che doveva essere incagliata. Aveva una cintura di salvataggio, e tent di nuotare fino a lei, ma era esausto e cominciava a sentire gli effetti del freddo, cos si trascin sul primo pezzo di terra che riusc a raggiungere. Era un'altra isola, se possibile pi impervia e pi inospitale dell'isola del faro, e gli ci volle del tempo per capire dov'era. Impieg parecchio tempo prima di raggiungere Camusferna, ma arriv infine, battendo i denti, se pure allegro e indomito come sempre.
Arrivando a casa avevo telefonato a Bruce Watt, che era stato in passato lo skipper della Sea Leopard, la mia imbarcazione per la caccia al pescecane, e che ora possedeva tre barche piuttosto grandi per portare in giro i turisti. Era anche l'ufficiale addetto alla scialuppa di salvataggio di Mallaig. Per il rapporto d'uso alle autorit competenti, gli eventi di quella interminabile notte furono condensati in due brevi relazioni, una mia ed una sua.
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5. Teko rivisitato.
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Era stato saggio da parte nostra aver previsto la possibilit, per quanto remota potesse allora apparire, che il tenero, vivace, affettuoso Teko potesse un giorno abbandonarsi alle stesse violenze di Edal, perch quando questo accadde, ci trov del tutto preparati. Aveva una casa riscaldata tutta per lui, un suo recinto e una sua piscina, e tutto era stato pianificato in modo che un cancello divisorio poteva escluderlo dall'uno o dall'altra. In caso di necessit, poteva essere accudito dalla persona pi timorosa.
Non ci volle molto perch la cosa si rendesse necessaria. A novembre mi fidanzai, e a dicembre la mia futura moglie Lavinia con i figli Nicholas e Simon Renton vennero a Camusferna a passare parte delle vacanze di Natale.
Terry a quel tempo si occupava ancora di Teko e lo portava in giro per le sue passeggiate giornaliere, insieme a Dirk, il deerhound. Dirk era un acquisto relativamente recente, un gigantesco cucciolone di un anno alto circa un metro alla spalla, ed era stata una gioia scoprire che lui e Teko si consideravano reciprocamente degli affiatati compagni di gioco: Dirk disegnava intorno alla lontra cerchi ad incredibile velocit, o balzava su di lui volando alto nell'aria. Simon, che aveva allora tredici anni, si era unito alla comitiva pi di una volta e Teko, quando si mettevano in cammino, gli lanciava delle occhiate distratte di simpatia e di amicizia.
Come nel caso di Edal e Caroline, l'attacco fu improvviso e senza apparenti ragioni, poco dopo che avevano lasciato la casa. Stavano dirigendosi verso la spiaggia dell'isola, e Simon camminava un po' avanti agli altri; i due animali non si erano ancora abbandonati ai loro chiassosi giochi, e camminavano tranquilli tra lui e Terry. Improvvisamente
qualcosa esplose nel cervello di Teko - qualcosa di simile, ne sono certo, alle passate esplosioni di gelosia di Edal. Attacc Simon alle spalle, lo butt per terra (non bisogna dimenticare che Teko pesava a quel tempo quasi venticinque chili), e lo morse selvaggiamente alla coscia. Non fu un solo morso, furono ripetuti attacchi che avrebbero potuto avere conseguenze molto gravi se Terry non avesse fatto un placcaggio al volo su di lui, strappandolo via per la coda. Fu il primo dei due salvataggi compiuti da Terry dopo la perdita delle due dita. Teko ubbid immediatamente all'autorit di Terry, e non rivolse mai verso di lui i suoi attacchi.
 impossibile dire con certezza da quali sacche emozionali si scatenino queste esplosioni, ma io sono sicuro che il tipo di emozione  quella che noi definiamo gelosia. Caroline e Simon erano, per le lontre, degli intrusi; Edal e Teko percepivano, se mi  permesso spingere cos avanti l'antropomorfismo, che qualcosa, che esse ritenevano un loro esclusivo diritto, veniva diviso con un estraneo.
Le conseguenze di questo incidente furono meno gravi di quanto potessimo temere, e furono molto aiutate dal coraggioso comportamento di Simon nei confronti delle sue ferite. Non pot giocare a pallone per una settimana dopo il suo ritorno a scuola, e si terr per sempre le cicatrici ma, come Terry, non vers lacrime e non fece storie.
Partii da Camusferna per Londra il diciannove gennaio, per sposarmi il primo febbraio, e il ventidue Teko attacc Jimmy. Lui e Terry avevano portato Teko e Dirk a fare una passeggiata, e come al solito il cane e la lontra si erano lanciati in giochi sfrenati dentro e fuori dal mare. Stavano tornando a casa, Jimmy davanti con Dirk, Terry che seguiva con Teko. Jimmy si ferm un momento ad accarezzare il cane, e in quell'attimo Teko lo attacc alle spalle. Il primo morso profondo fu al polpaccio, ma prima che Jimmy riuscisse a realizzare che la furia di Teko era troppo forte per cedere ad ogni persuasione, aveva ricevuto parecchi altri morsi profondi sullo stinco e sul piede. Jimmy fece l'unica cosa che poteva fare: si mise a correre, con Teko che gli stava alle calcagna. In condizioni normali lo avrebbe presto distanziato, ma era rallentato dalle ferite e dagli stivali pesanti, e ad un certo punto cadde, e nel rialzarsi vide che Teko gli era quasi addosso e Terry era ancora ad alcuni metri di distanza. Intanto, quell'ansante e indemoniata processione era arrivata sul bordo della piccola scogliera dove nidificano le rondini di mare, da dove ero caduto la notte in cui avevamo abbandonato la Polar Star; e Jimmy, ricordandosi che Teko aveva sempre manifestato una profonda avversione per i precipizi, salt gi dalla scogliera e attravers a fatica il torrente. Quell'istante di pausa che questa manovra aveva dato a Teko fu sufficiente a Terry per raggiungerlo e legarlo al guinzaglio; Jimmy frattanto era in uno stato di semi collasso dall'altra parte del torrente.
Tutto questo mi fu tenuto nascosto fino al mio ritorno a Camusferna, sedici giorni pi tardi.
Terry  convinto che anche questa aggressione sia stata scatenata da un attacco di gelosia, che c'era certo uno stretto legame tra il cane e la lontra, e che Teko abbia sentito questo legame tradito dall'evidente affetto di Jimmy per il cane. Comunque, in questo caso, Jimmy era l'intruso; Teko e Dirk erano sotto la precisa tutela di Terry, ed i tre formavano, in un certo senso, un'unit indipendente.
Qualunque sia la ragione, al mio ritorno mi trovai di fronte una situazione non facile da risolvere. Sarei dovuto partire presto per il Nord Africa; durante la mia assenza solo Terry poteva accudire Teko, e solo Jimmy poteva accudire Edal. Se uno di loro si ammalava, una delle due lontre sarebbe stata trattata come un animale in uno zoo, accudita senza il contatto umano. Ero ormai diventato, e tale sarei restato, l'unica persona che godeva la fiducia di entrambe le lontre, e non aveva alcuna ragione per temerle.
C'erano momenti in cui, nonostante il loro persistente affetto nei miei confronti, mi era difficile dimenticare le terribili ferite inflitte agli altri. Il che accadeva pi frequentemente con Teko.  sempre stato molto abile a togliersi la bretella, e si seccava molto quando tentavamo di riinfilargliela, il che  un compito estremamente difficile se la lontra non coopera. Teko si opponeva all'operazione con forza leonina e sinuosit da anguilla, accompagnando i suoi movimenti con brontolii studiati apposta per intimidire anche la persona pi coraggiosa. Il suo grido di battaglia  una sorta di vocalizzo con un'inflessione dialettale, un uou-uou-uou, modulato sulla gamma mediana di un timbro da tenore; e talvolta ho temuto davvero che mutasse improvvisamente nell'urlo che accompagna l'attacco, ma non ho mai perso il dominio su di lui, il che mi ha sempre salvato. La volta in cui mi trovai in maggiore difficolt fu nell'autunno del 1962, quando Terry, che aveva ormai smesso di occuparsi delle lontre ed era totalmente preso dalla costruzione di nuovi fabbricati, venne a dirmi che Teko aveva una terribile ferita. E non esagerava - era un enorme taglio, sembrava fatto con un bisturi, il primo stadio per l'amputazione dell'arto, e andava da sotto il braccio fin quasi alla spalla. Dietro il gomito, dove l'arto anteriore si unisce al corpo, le lontre hanno una sorta di grossa sacca di pelle, che diventa quasi un'ala quando l'arto viene spinto in avanti; il taglio metteva a nudo non solo la carne ma anche i tendini. La ferita era profonda almeno otto centimetri, ed era tenuta aperta per dieci centimetri da una cinghia laterale della bretella penetrata profondamente in essa. Visto di
profilo mentre stava in piedi sulle gambe posteriori, Teko sembrava in effetti che fosse stato tagliato in due.
La prima cosa da fare era naturalmente togliere la bretella, ed io ero l'unico tra tutti che poteva tentare di farlo. Sapevo che Teko doveva soffrire parecchio, e sapevo anche quanto egli detestasse che gli venisse toccata la bretella anche in condizioni normali: pensai quindi che molto probabilmente era giunta la mia ora, ma non potevo davvero lasciarlo in quelle condizioni. (Vale la pena forse di ricordare che nessun tipo di stivali alla coscia, o di guanti, offre una protezione inespugnabile contro una lontra risolutamente intenzionata ad attaccare.) Era materialmente impossibile reggerlo in modo da riuscire a sganciare i due fermagli che tenevano chiusa la bretella, che era fatta di una fibra di nailon particolarmente resistente, quanto mai difficile da troncare con un solo colpo delle lame in mio possesso; e d'altronde, qualsiasi operazione per segarla avrebbe fatto penetrare la cinghia sempre pi profondamente nella carne. Decisi infine per le forbici da cucina, ed entrai nel suo recinto cercando con ogni mezzo di controllare la mia paura, perch permettere ad un animale di cogliere l'emozione che accompagna la paura pu far precipitare la situazione rendendola del tutto incontrollabile. Teko si alz in piedi e appoggi le zampe anteriori su di me - mi arrivavano quasi al fianco - e piagnucol. Avvicinai la mia faccia alla sua, e gli parlai cercando di consolarlo, parole tenere e affettuose, mentre le mie mani armeggiavano intorno alla sua spalla, nel tentativo di infilare la lama delle forbici sotto il nailon. Tagliava lentamente, ma tagliava. Recisa la prima cinghia, ne restava un'altra; e infine strappai via la cinghia dalla ferita in cui era penetrata profondamente, e durante tutta questa operazione Teko non emise un solo verso di rabbia.
Per otto giorni andai da lui a medicare la ferita con della polvere di penicillina che facevo penetrare profondamente nella piaga e, nonostante che queste manipolazioni dovessero essere particolarmente dolorose, non si abbandon mai a dimostrazioni di protesta. Come ulteriore precauzione contro le infezioni, mettemmo un enorme pezzo di salgemma nella sua piscina; Teko ne fu profondamente affascinato, e dopo la prima ora era riuscito a sollevare in superficie l'intero blocco da venti chili e a spingerlo con le mani fuori dall'acqua sulla riva. Poi lo rimise a posto e ripet quella prodezza.
Mentre Teko mi faceva sempre festose accoglienze ogniqualvolta io tornavo a Camusferna dopo un'assenza, ripetendo all'infinito il suo grido di saluto wkack-o, wkack-o, Edal invece accoglieva invariabilmente me o Jimmy con rimbrotti anche per l'abbandono di uno o due giorni. All'inizio non sapevo come interpretare questo comportamento, solo recentemente ho saputo che  un fenomeno quanto mai comune nei bambini, nei quali la protesta pu assumere atteggiamenti simili a quello di Edal, per arrivare fino all'enuresi; il rimprovero, quando non  espresso chiaramente,  implicito. Edal si lamentava, ringhiava, si stendeva sulla schiena agitando in aria le mani, e la sua voce si alzava con intonazioni petulanti, pi femminile rispetto a quella di Teko, ma con la stessa impostazione dialettale, un ou-ou-ou ricco di suoni vocalici disillabici, che sarebbero riusciti a confondere il professor Higgins se li avesse riscontrati in Eliza Doolittle. Solo dopo che il fedifrago si era adeguatamente prostrato in scuse per la sua fuga, lei metteva da parte l'aria oltraggiata e cercava la rassicurazione di mani carezzevoli. Mi chiedo cosa avrebbe provato Lovelace se l'unica reazione di Luca-sta al suo poema (e, dopo tutto, a Edal venivano tributati non quattro brevi versi, ma alcune migliaia di parole in prosa) fosse stata un ou-ou-ou, fino a che lui non l'avesse rassicurata che era tutto falso, e che non sarebbe mai pi andato via?
Credo sia arrivato il momento di registrare un'opinione sgradevole, che spero qualcuno mi dimostri sbagliata. Qualunque sia la verit con le altre specie, io non credo che un essere umano possa fidarsi completamente di una lontra adulta della specie di Edal e Teko, eccezion fatta per i suoi genitori adottivi. Le emozioni sono troppo intense, l'affettivit, per godere in pieno la compagnia di una di queste creature assolutamente affascinanti, bisognerebbe riuscire a vivere la vita di un eremita, godendo della compagnia dei soli animali.
Non credo che Edal e Teko si siano alienati la simpatia dei loro ammiratori per i momentanei atti di violenza da me descritti. Hanno agito istintivamente, all'interno delle coordinate del loro patrimonio ereditario, dove la violenza  essenziale per sopravvivere e riprodursi. Non  l'esistenza di queste esplosioni che deve suscitare attenzione e commenti, ma al contrario il fatto che un carnivoro selvatico, mai addomesticato prima dall'uomo - a differenza dei cani selvatici - abbia mostrato, gi nella prima generazione di prigionia o di altra forma di associazione con l'uomo, tanta disponibilit e un cos elevato grado di affettuosa amicizia. Parecchi milioni di persone hanno risposto con simpatia a questi aspetti di Mijbil e di Edal, raccontati senza censure o camuffamenti, e chi  aperto davvero deve essere in grado di accettare il carattere dell'animale nella sua interezza, cos come emerge nella maturit. Un animale, come altres un essere umano, che possegga solo charme, diventa insipido (Avevo ragione alcuni anni fa, dice Anthony Bianche in Ritorno a Brideshead quando ti misi in guardia. Ti ho portato fuori a cena proprio per metterti in guardia contro lo charme. Sebastian Flyre, contro cui  diretta la tirata, non  mai riuscito ad uscire dagli angusti confini dello charme: l'unica azione individuale di cui  capace  l'autodistruzione, una morte da dipsomane in un convento del Nord Africa.) Un animale selvatico che sfoggia solo charme  condannato, metaforicamente, alla stessa fine, mediante l'identico processo di negazione dei suoi bisogni istintivi. In entrambi i casi, possiamo postulare un modello di comportamento voluto dalla maggioranza - nel caso di Sebastian, quello della Chiesa cattolica romana inglese secondo i cui principi  stato educato; in particolare, quello di un'importante clique le cui azioni erano assoggettate al super-io di Farm Street. So che per molti questa correlazione tra gli esseri umani, schiavi dei pi diversi dettami religiosi di comportamento, e la condizione animale, quando interferisca uno schieramento di regole del padrone altrettanto poco legate all'istinto, appare ridicola e offensiva, ma il parallelo resta pur valido. Se a Edal e a Teko non fosse stata accordata la libert di esprimere i loro istinti, avrebbero col tempo ricoperto di un velo ogni altra loro qualit positiva, per restare dei vuoti burattini rivestiti solo di charme.
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6. Sciagure, fuoco e inondazioni.
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Durante i mesi autunnali ci godemmo assai poco la Polar Star. O era in cantiere a riparare i danni del naufragio o a sostituire i motori, o imperversavano bufere e mare grosso.
Nel frattempo, prima di tirarla in secco a febbraio, dovevamo predisporre la costruzione di una sella, perch non era possibile portarla a terra altrimenti senza danneggiare gli assi delle eliche. Una sella dotata di ruote capace di trasportare una barca di nove tonnellate  sostanzialmente un veicolo, costoso da costruire ed estremamente difficile da trasportare in un luogo cos remoto come Camusferna. La nostra fu costruita sul Clyde, duecentocinquanta miglia circa a sud da noi, e trasportata su di un pesante autotreno fino al molo del villaggio distante cinque miglia; l noleggiammo uno dei traghetti locali per automobili, perch portasse la massiccia struttura smontata in pezzi fino alla baia sud durante la bassa marea.
La sella andava poi montata nell'acqua bassa prima che la marea cominciasse a salire; bisognava eseguire l'intera operazione con militaresca precisione, perch la Polar Star, che stava diciassette miglia pi a sud, andava adagiata sulla sella non appena la marea cominciava a salire. Intendevamo poi tirare le complessive undici tonnellate lungo la spiaggia fino sul campo erboso dietro la casa, con un verricello, usando a questo scopo la nostra Land Rover tipo Sahara. La macchina era gi alla casa perch subito dopo avere finito la stesura dell'Anello di acque lucenti, i proprietari della tenuta, su cui si trova Camusferna, avevano deciso di aprire con l'aiuto di una ruspa un sentiero fino alla baia confinante, e noi avevamo pagato altre tre giornate alla ruspa perch questo sentiero venisse congiunto con Camusferna. Il risultato non poteva davvero dirsi una strada; in alcuni punti la ruspa era solo
riuscita a togliere la crosta solida che ricopriva alcuni tratti di torbiere; e quel tratturo era percorribile con la Land Rover solo dopo alcune giornate di bel tempo, quando le pendenze del trenta per cento non erano ricoperte di fango e i tratti pi pianeggianti trasformati dalla pioggia in pantani apparentemente privi di fondo. Scendere era in teoria sempre possibile, anche se attraversare durante le piene il torrente di Camusferna, che tagliava la parte alta del sentiero, era cosa davvero ardua; ma quando dovevamo salire in condizioni che non fossero le pi asciutte, ci toccava fissare a monte l'ancorotto della Land Rover e trainarla su azionando il verricello. Alcune parti del sentiero erano ormai disseminate di patte di ancore rotte, segni tangibili di passati fallimenti.
I nostri piani non funzionarono con cronometrica precisione. Le parti smontate della sella da due tonnellate si adagiarono su un fianco non appena furono calate in mare, e ordinare e montare in acqua quelle massicce parti metalliche non fu davvero cosa facile. Quando Jimmy Watt cominci a trainarla con la Land Rover nel posto prescelto per essere a pelo d'acqua, la Polar Star non era ancora all'orizzonte, ma assai prima che noi fossimo pronti incrociava impazientemente lungo la baia. Ci vollero altre due ore prima che poggiasse solidamente sulle pesanti assi della sella, e il nostro lavoro era solo all'inizio. La Land Rover riusc a tirare tutte e undici le tonnellate per i cento metri della spiaggia, su fino al limite dell'erba, ma la salita dal greto sassoso fino al campo vero e proprio era al di l delle sue possibilit, e riuscimmo come unico risultato a bruciare la frizione. Per completare il lavoro e rimuovere l'ormai inutilizzabile Land Rover, fummo costretti a noleggiare due giorni dopo un carro attrezzi in un garage distante venti miglia. Il carro attrezzi riusc a trainare la Polar Star fino sull'erba, ma il trasporto della recalcitrante Land Rover present difficolt ben maggiori. Dopo tre ore il corteo aveva percorso meno di cento metri su per la pendenza del trenta per cento del sentiero, e solo a mezzanotte, circa sette ore dopo l'inizio dell'operazione, gli esausti necrofori raggiunsero la strada bitumata. Incidenti come questi rendevano la vita a Camusferna pi costosa di quella di molti manieri pi vicini alle gioie della civilt.
Tutto questo accadeva dopo la grande gelata. Prima c'erano state bufere e uragani, che avevano schiacciato a terra gli steccati, spazzato via dal tetto le tegole come foglie d'autunno, fatto volare i dinghy di qua e di l come fogli di carta, mentre gli spruzzi dei marosi battevano sulle finestre di casa, lasciandole fittamente incrostate di sale. Il dolce pendio che dalle alte dune di sabbia digradava fino al mare divenne, nel giro di una notte, un salto verticale alto circa tre metri sotto il selvaggio incalzare delle onde che rompevano sulle dune trasformandole in un muro compatto; l'impetuosa corsa del ruscello in piena aveva scalzato le radici degli ontani facendoli cadere; il campo erboso, dove l'agrostide giaceva appiattita al suolo dal vento, era disseminato in lungo e in largo di alghe e relitti marini arrivati fin li dal mare. Non si poteva guardare verso il mare, perch era impossibile stare in piedi senza l'aiuto di un sostegno, e ancora meno tenere gli occhi aperti mentre l'uragano scagliava verso terra spuma e sabbia mescolate insieme a cento miglia all'ora.
Quando le tempeste ebbero fine cominci a nevicare e, cosa che avevo visto solo una volta a Camusferna, la neve arriv fin sul bordo del mare. Il freddo cominci lentamente a farsi sempre pi intenso; prima gel il ruscello, e infine anche la cascata. Divenne solida, conservando il suo aspetto di cascata, e solo la mancanza del movimento denunciava l'intima natura scultorea. Una frangia di giganteschi ghiaccioli bordava tutt'intorno la pozza sottostante, lunghi pi di due metri, larghi come il braccio di un uomo, e la stessa pozza era ricoperta di uno spesso manto di ghiaccio. La neve cadeva come se non dovesse mai pi finire. Si adagiava piatta sul campo, gi fino alla linea della marea, alta circa mezzo metro, e in riva al mare galleggiava una tintinnante crosta di ghiaccio. Sulla collina sopra di noi la strada era bloccata; lass la neve era alta pi di un metro, e c'erano alcuni punti in cui un elefante poteva sparire.
Era ospite da noi un siciliano, Eugenio Vicari, che fino ad allora non aveva mai visto la neve; alcuni mesi prima, quando era stata decisa la sua visita, avevo tentato di dissuaderlo dall'immagine che si era fatto di Camusferna, un cottage adagiato sulla neve e contornato di alberi di Natale. Gli avevo detto che sarebbe stato umido, ventoso e scuro, e che la neve sarebbe stata solo sulle cime delle colline. Ora mi guardava sogghignando e diceva: Credo che non conosci bene la Scozzia!.
Il suo arrivo alla stazione a trentacinque miglia di distanza aveva dato luogo ad un attimo di pura farsa, un equivoco linguistico dei migliori. Eravamo seduti nella hall dell'albergo rivolti verso il piccolo villaggio battuto dal vento; mi chiese se ci fossero in paese delle chiese. Era una domanda abbastanza naturale, perch ogni villaggio siciliano  dominato dal campanile della chiesa, e da dove eravamo seduti non si vedeva traccia di architetture ecclesiastiche. La parola usata per chiesa era, avevo creduto di capire, moschea, usata in alcune parti della Sicilia per indicare un qualsiasi edificio religioso; retaggio, senza dubbio, della lunga dominazione araba. Risposi che ve ne erano tre, ma si trovavano nei sobborghi del paese. A cosa assomigliavano, chiese solennemente. Le avrebbe trovate molto diverse da quelle del suo paese, risposi; alcune di esse erano perfino contrarie alla musica e alle campane, giudicandole delle frivolezze. Insomma, conclusi, le avrebbe trovate troppo seriose, troppo attente alla morte e al giorno del giudizio. A quel punto non riusc pi a trattenersi ed esplose. Rideva cos di cuore, che mi ci vollero alcuni minuti prima di capire - non aveva usato la parola moschea ma mosca -. Mi aveva infatti chiesto se in paese c'erano mosche. Quando, al termine della sua visita, part da quella stessa stazione, mi chiese di salutare le tre mosche troppo seriose e di dir loro di non preoccuparsi troppo del giorno del giudizio.
Durante il suo soggiorno, ci fu un altro equivoco altrettanto esilarante, ma  difficile rendere la sfumatura senza cadere nella volgarit. Era la notte dell'ultimo dell'anno; in casa la radio strepitava a gran voce, il fuoco divampava, la stanza era tutta decorata con festoni natalizi. Fuori c'era il sempre crescente freddo di neve gelata e di cieli nudi e stellati. Jimmy era stato fuori, ed era rientrato in uno stato di grande eccitazione. Il ruscello  completamente gelato annunci l'ho attraversato nel punto pi profondo - ci sono saltato sopra e non si  nemmeno crepato! Eugenio, molto interessato all'evidente entusiasmo di Jimmy, mi chiese di tradurre. Dissi: Ha camminato sul torrente gelato. Eugenio parve perplesso. Perch? chiese con insistenza, perch? Mi parve eccessivamente ottuso, ma forse, pensai, un siciliano, che non aveva mai visto fino allora il ghiaccio naturale, non trovava nulla di strano nel camminare su di esso a livello del mare. Risposi alquanto stizzito: Cosa significa "perch?"  una cosa assolutamente eccezionale riuscire a farlo, ed  certo la prima volta che accade da che siamo qui. Il suo stupore crebbe visibilmente; aveva la fronte increspata nello sforzo di capire.  un rituale? chiese, ansioso di penetrare nel vivo delle stravaganze della vita scozzese, come io avevo tentato di entrare nelle tradizioni popolari siciliane. Un rituale? replicai. No, non  un rituale anche se, in passato, sui grandi fiumi come il Tamigi, cose del genere diventavano quasi un rituale, arrostire un intero bue sul ghiaccio del Tamigi, per esempio, o attraversarlo con una carrozza tirata da quattro cavalli. Qui,  un avvenimento assolutamente straordinario essere in grado di attraversare un piccolo fiume gelato a livello del mare - se accadesse ogni anno penso che ne avremmo fatto col tempo un rituale. Capisci ora? Vidi la stessa espressione strisciare nei suoi grandi occhi scuri, come quando aveva cominciato a capire le nostre diverse conclusioni sulle mosche e le chiese. Ora tentava con grande difficolt di controllare un convulso di risa. Ti dispiace chiese, cercando di restare serio ti dispiace ripetere cosa hai detto prima, quando ti ho chiesto perch Jimmy era cos eccitato? Ripetei: Ha camminato sul torrente gelato. Quasi soffocava per le risate tenute a freno, poi l'argine si infranse improvvisamente e lui fu travolto da quella valanga, e si rotolava da una parte e dall'altra, piangendo quasi per il gran ridere. Non avevo ancora capito quale fosse il gioco di parole, ma la sua risata era irresistibile, e mi trovai ben presto anch'io nello stesso stato. Cosa avevi capito? continuavo a domandare, ma ci vollero pi di dieci minuti prima che riuscisse a controllarsi e a rispondermi. Riusc a farfugliare: Non ho sentito la lettera "C" Forse perch la radio faceva tutto quel rumore - ho pensato che tu avessi detto ha minato sul torrente gelato!. Minare  un termine dialettale italiano che indica il solitario appagamento sessuale. Cos, il quadro di uno strano rituale esoterico si era venuto formando nella mente di Eugenio, un rituale assai pi stravagante, non c' dubbio, degli antichi riti della sua terra. L'anno in cui il Tamigi gel e Carlo Secondo si masturb sul ghiaccio...
La neve continuava a cadere ovunque, ma le giornate erano per la maggior parte radiose e assolate e il mare blu, e la piantagione dei giovani abeti sul fianco della collina sopra di noi sembrava una schiera di alberi di Natale. Improvvisammo un toboga, con grande gioia di Teko, che si metteva a cavalcioni su di esso per essere rimorchiato tutt'intorno a velocit sempre maggiore. Sembr afferrare il concetto assai presto, e quando trascinavo il toboga in cima a un pendio, si arrampicava su di esso aspettando con evidente impazienza che qualcuno lo spingesse gi. Se rallentava, dava qualche calcio con le zampe posteriori per mantenere la velocit, e quando finalmente il toboga si fermava, tirava con astio le funi coi denti, come se cos facendo potesse di nuovo persuaderlo a muoversi. Ordinammo a Londra un vero toboga, ma quando arriv la neve si era ormai sciolta, lasciando al suo posto fanghiglia e pantani.
Le oche ci avevano lasciato, quelle oche selvatiche che avevo portato a Camusferna due anni e mezzo prima. Il giorno prima che cominciasse a nevicare si erano alzate in volo, volteggiando in alte spirali sopra Druimfiaclach, ed erano partite verso sud a grande altezza. Delle undici che partirono, a primavera ne tornarono solo tre; le altre subirono certo il comune destino delle creature selvatiche a cui  stato insegnato ad aver fiducia nel loro peggiore nemico.
Durante tutto questo periodo, come ho gi detto, usammo poco la Polar Star, ma una mattina splendente rester sempre fissa nella mia memoria. Le strade erano ancora bloccate dalla neve: quando arriv per Eugenio il momento di tornare in Sicilia, era possibile raggiungere la lontana stazione solo per via mare. Il sole invernale si era appena alzato su di un nudo cielo azzurro, le ombre azzurrine indugiavano ancora sulla neve, e le grandi colline bianche tutt'intorno a noi si tingevano di un rosa salmone su di un mare liscio come lo smalto e azzurro come l'ala di uno scarabeo. Ovunque quasi nulla traspariva dalla neve, e i soli colori che l'occhio poteva cogliere erano le svariate tonalit di bianco, dalle ombre opache all'argenteo luccichio sotto i raggi del sole, e i due azzurri del mare e del cielo. La Polar Star correva verso nord tuonando tra le montagne gelate, e la sua grande scia saltellante e ribollente tratteneva la luce riflessa del sole e delle nevi; per noi che eravamo a bordo, la barca in corsa era l'unica cosa in movimento in un algido mondo color ghiaccio, la sua velocit l'espressione pi tangibile dell'allegria umana.
Nel febbraio 1962 Malcolm e Paula MacDonald, che mi avevano dato Edal nella primavera del 1959, vennero a Camusferna a trovarla dopo un'assenza di quasi tre anni. Avevo raccontato loro tutto quanto era accaduto negli ultimi sei mesi, del suo attacco a Terry e del suo apparente odio per le donne, ed entrambi convennero che era sconsigliabile che Paula incontrasse Edal faccia a faccia. Malcolm sarebbe entrato nella sua stanza insieme a Jimmy, e Paula avrebbe guardato al di sopra della parete divisoria, alta fino alla cintura, che separava il soggiorno di Jimmy dagli appartamenti di Edal. Eravamo nel soggiorno quando prendemmo questa sensata decisione, e alcuni attimi dopo fui chiamato al telefono da una interurbana. La conversazione telefonica dur a lungo, e ritornai nel soggiorno circa un quarto d'ora dopo, ma lo trovai vuoto. Mi diressi verso la casa di Jimmy ed entrando nel suo studio non vidi dapprima nessuno. Poi udii le voci provenire al di l della parete divisoria, e mi affrettai a raggiungerli. Seduti sul letto c'erano Jimmy, Malcolm e Paula, e a questi due Edal tributava profonde dimostrazioni di affetto e di benvenuto. Era gi abbastanza sorprendente che Edal si ricordasse di loro dopo un cos lungo periodo di tempo, e dopo le crisi mentali e fisiche che l'avevano squassata; ma quelle dimostrazioni non erano di semplice riconoscimento, ma di vera e propria gioia. Si dimenava, sorrideva, e cacciava loro le dita in bocca; poi, quando Paula cominci a parlarle con quel linguaggio infantile a cui era stata abituata da piccola, Edal ritrov in s atteggiamenti che non aveva mai pi avuto negli ultimi due anni. Quando Paula l'aveva portata a Camusferna, Edal aveva un modo ben preciso, e leggermente scomodo, per esternare il suo affetto ai suoi genitori adottivi, mordicchiare e succhiare il collo di Paula. Erano effusioni riservate solo a lei, di cui Jimmy ed io non eravamo mai stati degni; ora sal in grembo a Paula e si abbandon al suo antico rituale come se fossero passati giorni, e non anni da che Paula era andata via.
Era per certi aspetti un incontro da far venire le lacrime agli occhi perch, circa sei settimane prima, i due cuccioli di lontra dell'Africa occidentale che Malcolm e Paula avevano portato dalla Nigeria per sostituire Edal, erano stati uccisi. Questi due erano senza dubbio le lontre pi domestiche e affettuose che mi sia mai capitato di vedere, abituate a vivere completamente libere e a comportarsi come cani estremamente bene educati e insieme molto giocherelloni. Un pastore della chiesa di Scozia, che gironzolava per la spiaggia con un fucile da caccia, li vide che giocavano sulla linea della marea e spar loro. Uno fu ucciso sul colpo, e l'altro mor per le ferite in acqua. Il Signore ha dato all'uomo il controllo sugli animali dei campi; cos si espresse quel pastore, prendendo a prestito parole bibliche, a un giornalista che lo interrogava.
Durante l'inverno 1961-62, entrammo casualmente in possesso di altre due lontre, ancora una volta per il combinarsi di quelle coincidenze che sembravano obbedire ormai ad uno stereotipo. Primo, un guardiacaccia telefon dal sud della Scozia. Quel pomeriggio, mi disse, stava camminando sulla riva di un fiume, quando si era imbattuto inaspettatamente in una madre lontra con quattro piccolissimi cuccioli; uno di loro era sull'erba lontano dagli altri, e si ritrov la strada verso il fiume bloccata da un uomo e un cane. Si accoccol a terra e sbatt le palpebre, come a considerare con agio il corretto modo di procedere in una circostanza per lui totalmente nuova. Forse fu proprio l'ottusit che ha finora in parte caratterizzato la sua esistenza, a salvargli la vita, perch il guardiacaccia, vedendosi davanti quella minuscola creatura accoccolata a terra, che sbatteva sconsolatamente le palpebre, le lanci addosso un carniere e la raccolse. La port a casa, la mise in una scatola con della rete metallica come coperchio, e mi telefon.
Nonostante che il mnage delle lontre fosse gi abbastanza complicato, non ebbi un attimo di esitazione. Avevo sempre desiderato una lontra inglese, ed ero quasi riuscito a realizzare questo desiderio alcune estati prima, quando un guardiacaccia locale mi aveva portato un cucciolo femmina catturato dai suoi cani; ma ahim, aveva una doppia frattura composta alla mascella inferiore, e se non fosse andata a posto sarebbe stata per tutta la vita incapace di nutrirsi da sola. Jimmy ed io la nutrimmo con il biberon e curammo le sue ferite per alcune settimane; quando infine venne operata in una lontana citt, mor per shock post operatorio. Ora, questo cucciolo assolutamente illeso era tale da superare qualunque resistenza.
Il trasporto, comunque, presentava dei problemi. Nessuno sapeva se il cucciolo era o no svezzato, non potevamo rischiare quindi di fargli fare un lungo viaggio in treno non accompagnato; Jimmy era in vacanza al sud, Terry non era ancora abbastanza grande per guidare una macchina, ed io non potevo lasciarlo solo a mandare avanti Camusferna. Noleggiai un autista e la mia vicina Mary Mackinnon si offr volontaria per il viaggio di trecento miglia sulla mia Land Rover.
Due giorni dopo salii su per la collina verso Druimfiaclach incontro a loro, e portavo sulla schiena una cesta da pesca di vimini, pensando che fosse un recipiente ideale per una piccola e forse assai attiva creatura intenzionata a fuggire. Questa convinzione si rivel del tutto erronea. Quando entrai in cucina a Druimfiaclach, Mary era seduta con il cucciolo sulle ginocchia che sembrava molto domestico anche se non particolarmente intelligente. Lo portai a Camusferna dentro la camicia, e non appena a casa, bevve con soddisfazione da un biberon.
Alcune settimane dopo, mentre ero a Londra per sposarmi, arriv un altro cucciolo non svezzato. Il primo era un maschio; il secondo, tanto per sottolineare le coincidenze, una femmina. Jimmy ricevette una telefonata dall'isola di Skye che diceva che una lontra femmina con latte era stata uccisa con una fucilata alcuni giorni prima, e qualche giorno dopo un cantoniere aveva trovato un minuscolo cucciolo femmina in un fossato. Dopo tre giorni le due lontre erano insieme nella stanza occupata un tempo da Edal.
Avevamo chiamato il maschio Mossy, col nome del precedente cucciolo morto; la femmina fu battezzata in mia assenza col nome del giorno in cui era arrivata, Monday.  impossibile dire come si sarebbero sviluppati i caratteri di ciascuna delle due in assenza dell'altra. Con Mossy, certo, ci sarebbe voluta una gran pazienza. Fino a che lo tenemmo in una grande scatola da cui usciva solo al momento di prendere il biberon, si mostr docile e arrendevole, ma quando fu lasciato libero per la stanza, non dimostr la confidenza che mi ero aspettato. Dovetti dormire con il materasso sul pavimento prima che si decidesse ad arrotolarsi nell'incavo del mio ginocchio come tutte le mie lontre amavano fare, e evitava, se poteva, di essere preso in braccio. Ci vollero ben quindici giorni prima di riuscire a prenderlo di nuovo in braccio; quindici giorni perch cominciasse a giocare con alcuni oggetti, come un pezzo di carta accartocciato legato ad uno spago. Forse sarebbe diventato una creatura molto simile ad un cane se io non fossi dovuto andare a Londra, e se Monday non fosse arrivata qualche giorno dopo, ma penso che il suo quoziente di intelligenza sarebbe rimasto sempre notevolmente basso.
Monday, invece, mostr fin da principio gran fiducia e un notevole grado di intelligenza. Era chiaramente la pi giovane delle due, al suo arrivo infatti era grande quanto un piccolo topo. I primi giorni Jimmy la tenne separata da Mossy; stava in un grande cesto vicino al camino della cucina, e se fosse restata da sola sarebbe certo diventata la regina delle lontre domestiche. Quando, dopo alcuni giorni, si arrampic fuori
dal cesto, esplor quel che le stava intorno e si lanci avidamente su un piatto di montone arrosto, Jimmy decise che era giunto il momento di presentarla al suo futuro sposo.
Una volta nella stanza di Mossy, stette dapprima immobile, mentre Mossy avanzava e indietreggiava ripetutamente verso di lei. Finalmente lei gli and dietro, un po' incerta, mentre lui si allontanava, e da quel momento egli prese possesso di lei. La annus, le si arrampic addosso, emettendo un piccolo, acuto suono stridulo di gola, e quando Jimmy fece per prenderla, Mossy si lanci con rabbia verso di lui sbuffando e soffiando rumorosamente nelle guance, che era poi il suo grido di guerra.
Ogni giorno Monday pass un po' di tempo in quella stanza, prima di ritornare in cucina, e ogni giorno Mossy diventava pi possessivo e pi battagliero quando veniva portata via. In meno di una settimana lei si stabil nei suoi appartamenti, e da allora in poi Mossy non dimostr pi alcun interesse nei confronti degli esseri umani se non come procacciatori di succulenti pranzi a base di anguille. I due divennero subito autosufficienti, anche se Monday conserv sempre il suo carattere fiducioso. Si abbandonavano a reciproche, interminabili toilettes, anche se in queste, come in ogni altra cosa, Monday era la compagna servizievole e Mossy l'arrogante maschio esigente. Era significativo vedere spesso Mossy mollemente adagiato sulla schiena, che si lisciava a tratti il petto e le zampe anteriori, mentre Monday eseguiva per lui, nella parte inferiore del corpo, alcuni servizi che gli procuravano un enorme, evidente piacere. Dormivano a lungo durante il giorno, mostrando di preferire l'oscurit; talvolta si arrotolavano insieme sotto un cassettone, ma il pi delle volte un vistoso, tremolante rigonfiamento del tappeto tradiva la loro presenza. Verso sera si svegliavano e cominciavano a giocare con un crescendo di intensit fino a che, dal soggiorno, il rumore sulla nostra testa assomigliava ad una coppia di trenini che correvano sui raggi delle loro ruote prive di cerchione. Correvano ininterrottamente sul nudo pavimento lungo i muri, e il rimbombare della corsa era interrotto solo dall'inevitabile placcaggio di Mossy su Monday, mentre il fragore del loro galoppo si tramutava in un suono petulante prolungato e all'unisono. Questo suono petulante  assai difficile da descrivere:  uno staccato molto rapidamente ripetuto ma musicale, il cui effetto fa pensare a qualcosa di meccanico.  in-chiave di soprano; il paragone pi vicino potrebbe essere il borbottio di una falciatrice meccanica non ancora a pieno volume, il modo migliore per riprodurlo fedelmente  strofinare la punta bagnata d'un dito velocemente avanti e indietro su una piccola superficie di vetro.
Gli esseri umani, in quanto procacciatori di cibo, erano per Mossy e Monday creature di enorme importanza, e il suono di passi sulle scale faceva scattare a gara all'attacco della mezzaporta che li separava dal pianerottolo. Dopo le prime settimane togliemmo il tappeto, fino a che non fosse stato possibile attrezzare una sistemazione all'aperto per loro, e pi nulla, ormai, attutiva il ticchettio, anzi il rimbombo, dei loro minuscoli piedi sul nudo linoleum. Abbiamo registrato il rumore di questa corsa dai due angoli opposti della stanza, e l'effetto  quello di una colonna sonora volutamente accelerata, tanto da diventare un unico, solido rimbombo dove  impossibile distinguere l'impatto di ciascun piede. Quel concerto si chiude con un unico leggero colpo di tamburo, per cos dire, l'urto delle zampe anteriori sulla porta mentre stanno in piedi contro di essa in frenetica attesa.
A quel tempo nutrivamo Mossy e Monday dalla mano, con piccoli pezzi di anguilla, in parte per mantenere con loro un contatto giornaliero, perch conservassero una qualche domesticit, ma anche per essere sicuri che ciascuno dei due ricevesse la dovuta porzione; perch Mossy, nonostante la possessivit nei confronti della consorte, si era dimostrato un apostolo di illuminato egoismo, un compagno totalmente privo di spirito cavalleresco. Le strappava dalla bocca qualsiasi cosa riuscisse ad agguantare, e quando all'inizio davamo loro anguille intere, correva a trasportare in un angolo distante, con un solo viaggio, le due porzioni, e mentre mangiava la sua faceva ringhiosamente la guardia all'altra. Se durante questa dimostrazione di antifemminismo davamo un'altra anguilla a Monday, si lanciava dal suo angolo attraverso la stanza, gliela strappava di bocca, e andava ad aggiungerla alla sua riserva personale ben difesa. L'unica soluzione era nutrire ciascuna con pezzetti di anguille lunghe alcuni centimetri, dati con delle pinze; non era possibile farne a meno perch mentre Monday prendeva queste chicche con la delicatezza di un cane bene educato, Mossy era d'istinto un predatore e l'unica sua preoccupazione era di afferrare, con i suoi denti puntuti come aghi, il maggior numero di pezzi d'anguilla. A quel tempo Mossy mi irritava, e non potevo fare a meno di pensare quale soddisfazione sarebbe stata fare della sola Monday un animale domestico; e ci vollero pi di tre mesi prima di poterli trasportare in esterno e godere dell'instancabile gioia di osservare due lontre selvatiche giocare in una vasca di vetro piena d'acqua.
Nel frattempo le due lontre dovevano fare le iniezioni necessarie ad assicurare la loro futura buona salute. Le iniezioni erano due, con un intervallo di quindici giorni tra l'una e l'altra, e anche in questa occasione Monday dimostr un'intelligenza assai superiore a quella di Mossy. Nessuna delle due era trattabile, nel senso che era impossibile tenerle ferme mentre veniva loro iniettato il liquido con un ago sottocutaneo; ma anche a questo problema Donald MacLennan, quel veterinario sempre pieno di risorse che aveva salvato la vita di Edal, aveva la risposta pronta. Ci fece conoscere uno strumento che non avevo mai visto: un lungo tubo di metallo dalla cui cima sporge un cappio che pu essere stretto dalla base. Nessuna delle due lontre conosceva questa trappola, e cos la prima iniezione non present alcuna difficolt, e la faccenda si concluse in cinque minuti. La seconda volta cominciammo con Monday, perch fu la prima a rintanarsi in un angolo dove venne chiusa con un pezzo di asse alto circa dieci centimetri e lungo quindici. Dopo questo iniziale errore da parte sua mostr, comunque, un'astuzia nell'evitare il cappio che nessun cervello umano, in quello stesso corpo, avrebbe potuto superare. Aveva a disposizione solo le mascelle e le due zampe anteriori, perch dopo il primo quarto d'ora l'avevamo chiusa cos completamente che non aveva spazio per rigirarsi. Ogni volta che il cappio scendeva su di lei, Monday preveniva il disturbo andandogli incontro - saltava su afferrandolo tra i denti, lo lacerava a morsi e lo sputava via dietro la spalla con un guizzo del collo. Pi di una volta, quando qualcuno di noi riusciva momentaneamente a distrarre la sua attenzione, e il cappio era quasi in posizione, lei ci infilava dentro le zampe tenendolo aperto con quella forza che anche le lontre bambine posseggono. Mi ci vollero tre quarti d'ora, e l'aiuto di tre persone, prima di riuscire finalmente ad avere la meglio su di lei; era stata un'azione odiosa, e paventavo di doverla ripetere con Mossy.
Non avrei dovuto preoccuparmi. Mentre Monday aveva chiaramente conservato il preciso ricordo del cappio - soprattutto, sono tentato di scrivere la comprensione del suo principio meccanico - il grosso e stupido Mossy, che imprecava per la rabbia di essere confinato in uno stretto angolo della stanza, non aveva la pi pallida idea di come evitare la cattura, cos come aveva dimostrato di non averne sulla riva del fiume nella sua primissima infanzia. Con lui tutto si risolse in tre minuti.
Pensavo che per entrambi, anche se in diversa misura, l'esperienza doveva essere stata traumatica, e mi aspettavo che ci sarebbe voluto molto tempo prima che riacquistassero fiducia in noi, anche come elargitori di cibo. Pensavo che ci sarebbero volute settimane e settimane prima di riudire nuovamente quel lanciarsi all'attacco dei loro piedi sgambettanti al solo rumore di un paio di stivali su per le scale. In realt ci volle meno di un'ora; nessuno dei due sembrava portarci rancore per le offese perpetrate sulla loro persona.
Intanto crescevano rapidamente; e sia il ritrovarci gli uni sugli altri in una casa assai piccola, sia la loro sempre maggiore agilit, rendevano necessario il loro spostamento all'aperto. Fu il secondo fattore a deciderci, perch un'inattesa bravata dimostr chiaramente che non potevamo pi aerare la stanza lasciando aperto l'ultimo riquadro in alto della finestra, senza correre il rischio che uscissero di l. Avevamo
tolto l'ultimo cassetto in alto di un cassettone per poterne smistare il contenuto, e immediatamente Mossy e Monday videro in quell'oscura caverna un nascondiglio ideale dagli scocciatori umani. Che questo nuovo rifugio fosse a circa un metro e mezzo da terra sembrava non preoccuparle affatto; la traiettoria con la quale volarono dal pavimento all'invisibilit fu troppo veloce perch l'occhio potesse seguirla, ma rimane il fatto che la distanza verticale era maggiore di quella che avrebbero dovuto scalare per raggiungere la finestra. Facemmo dei frettolosi preparativi per spostarli in un recinto immediatamente fuori la finestra del soggiorno. Da allora divennero cura speciale di Lavinia, ed  meglio che sia lei, e non io, a scrivere il successivo capitolo della loro vita.
Quando mi fidanzai con Gavin, nel novembre del 1961, era inevitabile che da ogni parte mi venissero rivolte domande del genere: "Ce la farai a vivere buona parte dell'anno in un posto cos remoto come Camusferna? Ti piacciono le lontre? Sai come trattarle?". Rispondevo di s perch, quando si sposa, una donna accetta coscientemente non solo l'uomo, ma anche il suo modo di vivere e tutto quel che comporta. Per me, quel modo di vivere era in teoria del tutto accettabile; lo scontro con la realt cominci solo al ritorno dal viaggio in Nord Africa seguito al nostro matrimonio, quando mi ritrovai a vivere entro una incallita situazione da scapoli, quando si tratt insomma di mettere radici nella mia nuova casa. Ero la nuova ragazza, e sopra di me, per anzianit di tempo, c'erano Gavin, Jimmy, Terry, e Edal e Teko. La difficolt, scoprii, stava nel fatto che in un mnage in cui lontre ed esseri umani erano inestricabilmente legati l'uno all'altro, se mi era possibile stabilire un completo rapporto con gli esseri umani, non potevo, perch ero un'estranea e una donna, averne uno simile con le lontre; potevo solo parlare con loro al di sopra di uno steccato nei miei andirivieni durante la giornata; o al massimo, potevo lanciar loro del cibo, dimostrandomi cos un'amica, anche se un po' distante e negativa.
Realizzai improvvisamente che dopo tutto non ero l'unica arrivata solo dopo che i due cuccioli, Mossy e Monday, furono spostati nel loro recinto. Eravamo arrivati a Camusferna esattamente nello stesso periodo, e tutti e tre stavamo alacremente mettendo radici, ognuno a modo suo. L'averlo realizzato mi permise di vederli in una luce completamente nuova, non pi come due di quelle strane, affascinanti, ma distanti creature di cui non avevo alcuna esperienza e con cui non avevo alcun contatto personale, ma come due animali dotati di individualit e personalit ben precise; animali con cui avrei potuto stabilire, con tempo e pazienza, un rapporto assai coinvolgente, ben pi appagante che non il restare ad osservare con distaccato interesse.
Quando tornammo a Camusferna a primavera inoltrata, Mossy e Monday erano ancora nei loro appartamenti invernali, in una delle stanze al piano di sopra, l'unica loro dimora da quando, cuccioli minuscoli, erano arrivati da noi. Erano creature timide e riservate, rese tali anche dalla loro stretta unione, e perch nessuno di noi era stato in grado di dar loro abbastanza del proprio tempo per abituarle al rapporto con l'uomo. Arriv il giorno in cui il nuovo recinto all'esterno fu finalmente pronto; la loro casa era finita, e dentro c'erano gi le coperte sui lettini; la vasca di vetro, della casa di Londra di Gavin, smontata e portata su da me con la Land Rover, era stata ricomposta ma non ancora riempita; il gigantesco guscio di tartaruga vuoto, entro cui giocavano per ore a nascondino, era stato portato gi e messo sull'erba; ed infine, Gavin e Terry erano riusciti, con sforzi sovrumani ed incredibile precisione, a far rotolare un vecchio, enorme tronco d'albero attraverso il cancello, che serviva da gradino per i loro entra-e-esci dalla vasca ed era assai decorativo in quel recinto. Mentre Gavin e Terry, ansanti per
lo sforzo compiuto, si riposavano, io proseguii il lavoro portando manciate di terra e ciuffi di armeria marittima, nella speranza che avrebbero messo radici nelle fessure del legno; ma quando le due piccole lontre scoprirono quanto era divertente arrampicarsi tutt'intorno al tronco, il giardino che avevamo cos velocemente creato, disparve con altrettanta velocit. Venne finalmente il momento di spostare Mossy e Monday, un'operazione che fu portata a termine con assai maggiore facilit e velocit di quanto ciascuno di noi aveva osato sperare. Furono attirate in un bidone da centocinquanta litri sdraiato sul fianco; la cosa non le spavent, anzi nel giro di pochi minuti si infilarono l dentro spinte dalla loro curiosit di lontre, e chi stava dietro fece scivolare gi il coperchio e mise dritto il bidone. Lasciammo aperto il tappo posto su di un lato, e per tutto il tragitto gi per le scale e fuori fino alla loro nuova casa, si spingevano col gomito per farsi posto a questa finestra, e guardare di fuori con i loro piccoli occhi lucenti allo sconosciuto mondo oltre la porta della loro stanza. Una volta dentro il recinto, appoggiammo di nuovo il bidone sul fianco e ci tirammo indietro ad osservarle mentre ne emergevano lente e guardinghe. Era una giornata radiosa, piena di sole, e questo aument la loro confusione, perch i loro occhi erano abituati alla luce diffusa della stanza tappezzata di legno di pino, in cui avevano passato i loro primi mesi. Comunque, il tepore di quella giornata e di quelle che seguirono fu nel complesso una fortuna, perch
il salto di temperatura dall'interno all'esterno non fu per loro troppo brusco.
Le osservammo, semiaccecate dal sole, farsi strada fiutando tutt'intorno quello strano e nuovo ambiente, passare accanto al guscio di tartaruga a loro famigliare con un guizzo di compiaciuto riconoscimento, e trovare finalmente la porta aperta, e lanciarsi dentro, nell'angolo pi buio sotto i lettini. Questa fu l'ultima cosa che vedemmo di loro per alcuni giorni, tranne che alcune timide e brevi sortite la sera tardi in cerca di cibo, che afferravano e trasportavano immediatamente al sicuro nella loro casa. Sapevamo che uscivano durante l'oscurit della notte, perch da dentro casa udivamo talvolta dei piccoli strilli e dei fruscii, ma al minimo rumore di passi umani si precipitavano indietro nel loro nascondiglio.
Cominciai ad essere sempre pi preoccupata al pensiero di queste due minuscole e sconcertanti creature che con tanta ostinazione insistevano nel celarsi alla vista; cosa mai potevo fare per attirarle fuori, per insegnar loro a fidarsi di noi e della luce del sole, senza quelle corse precipitose al primo rumor di stivali. Tentammo un giorno di interrompere le loro abitudini notturne chiudendo la porta dietro di loro, che erano uscite in cerca di cibo; ma erano cos patetiche e sconsolate, appiccicate l'una all'altra nell'ombroso angolo di destra, tra la casa e lo steccato che riaprimmo velocemente la porta perch ritornassero nella rassicurante oscurit della loro casa. Ma man mano che i giorni passavano e la situazione non migliorava, cominciammo a temere che sarebbero restate creature dalle abitudini notturne.
All'inizio di giugno, dovetti andare a Londra per circa dieci giorni e, mentre ero via, Gavin tent una nuova tattica: cambi gli orari dei pasti. Finora ricevevano la colazione di anguille alla stessa ora di Edal e Teko, e una volta afferrata la loro razione, sparivano velocemente in casa, e non le si vedeva pi fino a tarda sera, quando la voglia di altro cibo le spingeva nuovamente ad uscire. Ritardando la colazione della mattina, ottenemmo quel che speravamo; cominciarono ad avventurarsi fuori, fiutando tutt'intorno al recinto con sempre crescente fiducia e curiosit, spinte solamente dagli impulsi del loro stomaco. Questo forzato periodo di attesa, tra l'altro, risvegli in loro anche un certo entusiasmo per qualsiasi essere umano che passasse di l, un possibile latore, pensavano, delle tanto attese anguille.
Quando tornai su, Gavin stava scendendo al sud perch aveva alcuni affari da sbrigare a Londra. Interrompemmo i nostri viaggi per due giorni per incontrarci; e quindi proseguimmo per le nostre strade verso nord e verso sud. Quando arrivai a Camusferna, ripresi il lavoro dove lui l'aveva lasciato, nel tentativo di guadagnarmi la fiducia delle due lontre. Quel lavoro mi affascinava, soprattutto perch il tentativo di stabilire un contatto con le lontre era per me un'esperienza completamente nuova. Se un occhio abituato poteva facilmente distinguere Mossy e Monday, io mi ritrovai, tanto per cominciare, a far grande confusione e a scambiare lui per lei e viceversa, a meno che non fossero entrambe allo scoperto, perch la differenza di taglia era evidente. Avevamo tutti adottato una sorta di cantilena di richiamo, legando insieme i loro nomi; a quel tempo, nessuna delle due veniva al richiamo del proprio nome. Pi tardi, quando le nutrivamo dalla mano, presi l'abitudine di parlare a ciascuna di loro separatamente, chiamandola per nome. Ormai mi accorgevo chiaramente non solo delle differenze fisiche, ma anche di quanto diverse erano di carattere. Mossy, il pi grosso delle due, era di gran lunga il meno intelligente e si comportava da gran maleducato sia con Monday che con gli esseri umani. I suoi modi pessimi, e la sua condotta indegna di un gentiluomo, insieme all'espressione della sua faccia, pi larga e pi piatta di quella di Monday, gli hanno guadagnato il soprannome di Reggie, uno dei personaggi pi stupidi di Evelyn Waugh.
Se la personalit di Mossy  coerentemente lenta e tarda - e quindi molto spesso comica -, Monday invece  arguta, brillante, intelligente. La sua piccola faccia appuntita sempre all'erta, sembra continuamente ridersela tra i baffi; ben presto fu lei, delle due, ad assumere il ruolo di leader in ogni avventura, anche se la devozione verso il suo tardo e poco intraprendente compagno non venne mai meno. Sempre, quando veniva loro lanciato il cibo al di sopra dello steccato, era Mossy ad agguantare la prima anguilla con un collerico grido di ammonimento verso la compagna, mentre lei scrollava le spalle ed aspettava, senza muoversi, la sua parte. Talvolta lui diventava eccessivo e cercava di rubarle l'anguilla, ma allora un morso veloce, un preciso, secco avvertimento a non esagerare, lo faceva volar lontano.
Avemmo un sacco di noie con la vasca di vetro che avevamo sperato di poter riempire quando le lontre si erano trasferite nel nuovo recinto. Una delle lastre di vetro - ce n'erano tre su ciascun lato e una alla base - si era rotta quando avevamo riempito la vasca per la prima volta, e fu necessario aspettare alcuni giorni per sostituirla. Nel frattempo mettemmo sull'erba il vecchio semicupio, ma era cos poco profondo che dopo pochi minuti di salti e spruzzi di Mossy e Monday, rimasero sul fondo solo alcuni centimetri di fango, mentre la terra intorno si era trasformata in un vero e proprio pantano. Ma dal loro evidente apprezzamento, era chiaro che avrebbero passato molto pi tempo all'aperto quando avessero avuto una piscina stabile; aspettammo con crescente impazienza l'arrivo della nuova lastra di vetro, quindi che il cemento tirasse e si indurisse prima di poter di nuovo riempire la vasca d'acqua. Finalmente fu tutto pronto, ma era ormai la fine di giugno, e Gavin doveva sfortunatamente andare a Londra. Anche Terry era in vacanza, cos solo Jimmy ed io fummo testimoni del grande evento del loro incontro con l'acqua profonda.
Prima di parlarne, voglio spiegare che la vasca era stata piazzata esattamente di fronte alla finestra del soggiorno; oltre la finestra, con lo schienale rivolto verso l'esterno vi  un divano, e inginocchiandosi su di esso si godeva una perfetta vista della piscina. Jimmy ed io passammo in quella posizione parecchie ore. La vasca misurava circa due metri e mezzo di lunghezza per un metro di larghezza per un metro di profondit; i pannelli di vetro erano tenuti insieme da un'intelaiatura di ferro che le girava tutt'intorno con in cima un bordo largo dieci centimetri, e due traverse a croce. Sapevamo che entrare nella vasca non presentava per loro nessuna difficolt; potevano arrivarci sia lungo il tronco d'albero, o semplicemente saltando direttamente da terra sul bordo. Cos difatti facevano con estrema semplicit quando la vasca era vuota, mantenendosi in equilibrio su di essa e sulle traverse. Ora, con la vasca piena fino all'orlo di acqua trasparente, ci mettemmo alla finestra ad aspettare, nel lungo tramonto, sperando in una ricompensa per il nostro lavoro.
Come era allora loro abitudine, uscirono di casa al calar del sole, quando il trambusto della giornata si era ormai calmato, e la luce cominciava a scolorire. C'era una piccola porticina sull'angolo pi esterno della casa, l dove forma un angolo retto con lo steccato; da questa strisciavano fuori lentamente e assai guardinghe, lanciando tutt'intorno occhiate circospette, ed al minimo rumore correvano a rintanarsi verso la sicurezza che la casa offriva loro. Pi tardi, man mano che la loro fiducia aumentava e con essa l'accettazione del nostro nucleo familiare, cominciarono ad osservare ogni cosa con interesse, e il rumore dei nostri stivali le riportava ancora vociferando verso la rete metallica, nella speranza che chiunque passava di l fosse il gradito latore di cibo, ma se i passi erano di uno sconosciuto, scomparivano immediatamente nel buio.
Quella particolare sera, esaminarono la strada passo per passo, e finalmente raggiunsero la vasca. Quando saltarono sul bordo e si ritrovarono davanti non il solito spazio vuoto ma acqua fredda e trasparente, la loro stupefazione fu enorme e rischiarono quasi di perdere l'equilibrio. In questa situazione, le loro due diverse personalit emersero chiaramente, Mossy il ragazzo tardo, Monday la ragazza intraprendente. Lei tuff il naso nell'acqua, poi lo tuff di nuovo, un po' pi a fondo, scuotendo via le gocce dal muso ogni volta che tirava indietro la testa, e poi lo tuff ancora pi a fondo, fino a che avvenne l'inevitabile; perse l'equilibrio e cadde dentro. Con un guizzo di incredibile agilit gi si reggeva al bordo con le mani, mentre io aggrappata alla manica di Jimmy balbettavo: "Sei sicuro che va tutto bene? Sei sicuro che sa come si fa a nuotare?". Comunque, risal sul bordo con gran disinvoltura, e ripet quindi l'intera manovra, questa volta deliberatamente, con evidente gusto, e con maggiore audacia. Per un bel po' sguazz fuori e dentro, sempre tenendosi con le mani al bordo; ogni tanto scendeva a
terra, mentre Mossy girava intorno con fare interrogativo, senza un fine preciso. Sembrava prenderlo in giro per la sua circospezione, ma anche incoraggiarlo ad osare e ad unirsi a lei in questo nuovo e delizioso gioco, ma tutto quello che lui riusc a fare fu un guardingo giro d'ispezione lungo il bordo.
Improvvisamente fu dentro e scomparve alla vista; mi scoprii a trattenere il respiro, come si fa quando si osserva un nuotatore che si immerge sott'acqua. Ma diversamente da un nuotatore, Monday non riappariva, ed io presa da un improvviso senso di soffocamento, esplosi: "Jimmy, presto,  affogata!". Jimmy schizz fuori dalla porta, e a quell'inaspettata interruzione Monday schizz fuori dalla vasca e si lanci dentro la sua casa.
Stemmo ad osservarla fino a che divent troppo scuro per poter vedere qualcosa, e fu lo spettacolo pi meraviglioso di joie de vivre subacquea che mi sia mai capitato di vedere. Dopo quel primo tuffo, sembr padrona di ogni movimento, di ogni trucco del nuotare; possedeva grazia, velocit e armonia - una ballerina d'acqua. Era tutta assorta nel suo nuovo gioco e aveva completamente dimenticato lo sfortunato Mossy, che era ancora l che immergeva il suo grosso pollice in acqua dal bordo della vasca. Jimmy ed io finalmente ci staccammo dalla finestra e sgranocchiammo una cena ormai dimenticata, ma udimmo sguazzare nella piscina per tutta la sera, e forse Monday nuot per tutta la notte perch quando mi addormentai era ancora in acqua.
L'arrivo dell'acqua cambi completamente le abitudini di Mossy e Monday, cos come avevamo sperato; finalmente potevano felicemente nuotare, mangiare e dormire sia di giorno che di notte. Ma perch questo accadesse, Jimmy ed io dovemmo aspettare altri due giorni prima che Mossy diventasse padrone dell'acqua, due giorni durante i quali stette aggrappato al bordo, fece salti mortali sulle traverse a croce, diede calci all'acqua con le zampe posteriori, la sferz con la coda; perdeva l'equilibrio e cadeva di testa, ma cercava sempre di mantenere una presa sul fianco con l'alluce del piede. Era molto divertente, pareva un clown, ma non voleva, non riusciva a lasciarsi andare. Monday si burlava di lui e lo stuzzicava senza piet, sfrecciando e tuffandosi tutt'intorno a lui, pizzicottandogli la coda e le dita. Finalmente lei gli diede una grossa spinta e tutto fu semplice e, con sua grande sorpresa, Mossy scopr improvvisamente che poteva nuotare. Si lanciarono in infinite evoluzioni, intrecciarono giochi insieme, balletti d'acqua, che cominciavano lentamente per salire in un graduato crescendo di movimenti, fino a che la vasca sembrava una caldaia in rapida ebollizione e i due turbinanti animali sembravano essere venti. Nascondino, lotta, boxe, batti-batti-le-manine, con le mani o con il naso, dentro e fuori la piscina, su per il tronco d'albero, gi dall'altra parte, dentro il guscio di tartaruga. Abbiamo passato ore e ore cos ad osservare i loro giochi.
Gavin torn alcuni giorni dopo e fu entusiasta del cambiamento. Ora che le bambine erano meno riservate, lui e Jimmy potevano sperare di riuscire a fare qualche fotografia delle loro evoluzioni subacquee, sempre che le condizioni del tempo e della luce lo consentissero. Parlavamo di loro come le "bambine", ma in realt stavano velocemente crescendo, erano in ottima salute, e sembravano avere un appetito insaziabile. A quel tempo ricevevano ciascuna quattro anguille a colazione, altrettante nel pomeriggio, e due o tre la sera. Ma se uscivamo verso le dieci o le undici di sera, sentivamo invariabilmente una corsa precipitosa e vedevamo due piccole figure in piedi, una accanto all'altra, attaccate alla rete, che chiedevano ancora da mangiare. Cos introducemmo un quarto pasto; ma Mossy e Monday erano grandi sostenitori della teoria che tanto vale continuare a chiedere e molto spesso, avendo gi ricevuto da uno di noi il pasto supplementare, cercavano di convincere chi passava dopo che ci si era dimenticati di loro.
Ero felice del cambiamento della loro routine quotidiana, perch le volevo molto pi domestiche di quanto gi non fossero, e c'era naturalmente poca speranza che lo diventassero fino a che insistevano nel nascondersi durante il giorno. Monday ormai, per prima come al solito, cominci ad uscire fuori quando la chiamavo, e Mossy la seguiva pieno di sospetto. Cominciai ad entrare nel recinto con pezzi di anguilla gi tagliati, perch si abituassero a ricevere il cibo dalla mano. Mi dava una gran soddisfazione, e mi sorpresi ad aspettare l'orario dei pasti con la stessa impazienza, credo, delle lontre, per ragioni diverse, naturalmente. Di nuovo, a questa cerimonia, le loro due nature reagirono secondo il modello ormai familiare; adottai fin dal primo giorno la posizione seduta, accoccolata su calcagni, e quasi subito Monday mi sal in grembo per prendere il suo pezzo di anguilla. Era sempre gentile e delicata nei movimenti, e abbiamo spesso pensato che, se non fosse stato per il suo stretto legame con Mossy, avrebbe potuto diventare un animale assolutamente domestico. Lui invece, come c'era da aspettarsi, quando si tratt di mangiare dalla mano fece una gran confusione; afferr bene il pezzo dandogli un gran morso e uno strattone, accompagnati da strilli furibondi. Mi aspettavo prima o poi di vedere un pezzetto del mio dito o del pollice attaccato al pezzo di anguilla; ma improvvisamente, con mia grande sorpresa e gioia, anche lui divenne gentile. Ma questo forse non fu tanto un mio successo, quanto il risultato del buon esempio di Monday.
Il loro atteggiamento con gli altri animali era stranamente pratico, assai pi che con gli esseri umani, con cui, come ho appena detto, erano quanto mai riservate, tranne che con gli accettati membri della famiglia. Dirk il deerhound era sempre stato per loro fonte di grande interesse, ed avevo spesso osservato lunghe conversazioni a base di annusate attraverso la rete, le lontre in piedi sulle zampe posteriori con i loro piccoli nasi a tartufo che si alzavano incontro al grande, umido naso del cane. Ma l'incontro pi divertente avvenne un giorno d'autunno, tra Monday e una delle oche selvatiche. Ero nel recinto delle lontre, accanto alla vasca, e non ricordo pi cosa stessi facendo, quando improvvisamente vidi le oche selvatiche camminare rigide e impettite presso il cancello aperto, una dietro l'altra, simili a lente sentinelle boriose. L'ultima decise di girare gi per il sentiero, e contemporaneamente Monday usc dalla porta di fianco della sua casa. I loro sguardi si incontrarono; l'oca divenne quasi isterica, non so se di paura o di rabbia, o forse per tutte e due, e cominci a dondolarsi in su e in gi con le ali aperte, fischiando ad alta voce. Monday si era intanto alzata sulle zampe posteriori tenendosi con una mano alla rete, e aveva sul viso un'espressione assai comica, di leggera sorpresa e di interesse. Gridai a Gavin che stava lavorando in camera sua, di portare velocemente una macchina fotografica prima che la scena svanisse; era una di quelle occasioni, cos frequenti a Camusferna, in cui avrei desiderato avere una cinepresa perennemente appesa al collo!
Questo accadeva in autunno; Lavinia ed io stemmo lontani durante i primi mesi invernali, e non vedemmo pi Mossy e Monday fino al Capodanno del '63.
Le normali polizze d'assicurazione coprono sciagure, fuoco ed inondazioni; e in un anno fitto di disgrazie cos eterogenee, da annoverarsi nella prima e nell'ultima di queste voci, sarebbe stato irragionevole non aspettarsi che il fuoco attaccasse Camusferna, data la diffusa atmosfera di crisi e vulnerabilit. Ero solo in casa naturalmente, quando questo accadde; stavo sciogliendo una grande quantit di grasso di bue; quando ebbi finito, appoggiai il grosso catino sul pavimento della cucina, misi una pentola di acqua sul fornello con l'intenzione di cucinarmi qualche aringa, e andai a rispondere al telefono. La conversazione dur circa dieci minuti; seguivo mentalmente la pentola d'acqua, ma non pensavo che, messa su a freddo, potesse evaporare in quei pochi minuti.
Nel momento in cui mettevo gi il ricevitore, avvenne in cucina una soffocata ma grossa esplosione, abbastanza forte da far tremare il rivestimento in legno di tutto il piano terra. Attraversando di corsa il soggiorno guardai atterrito l'entrata della piccola cucina. La porta era interamente nascosta da un viluppo di fiamme crepitanti, le cui lingue stavano gi raggiungendo le travi del soffitto del soggiorno, divorando i piccoli oggetti appesi lungo il loro cammino. Accanto alla porta principale di casa c'era un grande estintore nuovo; la cosa mi riempiva di
sicurezza. Afferrai quell'arma poderosa, lessi le essenziali istruzioni scritte sul fianco, mi avvicinai alle fiamme per quanto il calore me lo consentiva, e diressi il getto verso il soffitto della cucina perch questo, pensai, era il punto da cui le fiamme potevano attaccare il resto della casa.
Il getto del liquido dur meno di tre secondi; poi questo strumento pretenziosamente aggressivo e vivacemente colorato cominci a gocciare sul pavimento. L'unico rubinetto della casa stava dietro il muro in fiamme e l'acqua pi vicina all'esterno era la piscina di Teko. Afferrai due secchi e corsi verso di essa; il chiavistello del cancello era chiuso, e quando finalmente riuscii a forzarlo, Teko stava aspettando dall'altra parte, pronto a sgusciarmi tra i piedi. Quando ritornai con i due secchi pieni e il cancello chiuso dietro di me, pensai che c'erano ormai ben poche speranze di salvare la casa, perch i muri erano completamente rivestiti di pannelli di pino dell'Oregon, esca ideale per il fuoco. Cercavo di far mente locale su cosa andasse salvato, e soprattutto come avrei potuto fare a liberare due lontre nemiche giurate contemporaneamente a Mossy e Monday, la cui stanza sarebbe stata la prima ad essere divorata dalle fiamme. Il primo secchio ebbe ben poco effetto, tranne un'accecante nuvola di vapore; corsi per otto volte avanti e indietro tra la piscina e la cucina, lanciando l'acqua verso il soffitto nell'incavo delle mani, e otto volte Teko fece di tutto per rendere l'entrata e l'uscita dal suo recinto una vera avventura. All'ottavo di questi viaggi da incubo, rimasi stupefatto nel vedere che non c'era pi traccia di fiamme; i muri e il soffitto della cucina, che erano stati ridipinti una settimana prima, erano anneriti e carbonizzati, ma non restava pi una sola scintilla.
La prima cosa che attrasse la mia attenzione tra quei lugubri rottami, furono i resti di qualcosa che pareva simile al rivestimento di una piccola bomba fatta in casa, le lacere strisce di un sottile metallo attorcigliato quali risultano da un'esplosione all'interno di un contenitore. Ve ne erano un grande numero sparsi per la stanza, e improvvisamente capii la loro origine. Conficcata nel catino di grasso, ora congelato da molti e molti litri d'acqua, c'era la spoletta - la met superiore di una bombola di un comune deodorante -; la bombola, evidentemente, era stata appoggiata troppo vicino al fornello su cui avevo messo la pentola per cuocere le aringhe; era esplosa e, con una traiettoria degna di miglior causa, la parte superiore aveva viaggiato per due metri e mezzo, per andare a cadere nel catino di grasso liquido. La forza d'urto aveva fatto spruzzare il grasso tutt'intorno sui muri e sul soffitto; ne era caduto abbastanza sul fornello per scatenare il fuoco, e questo aveva a sua volta fatto esplodere altre due bombole di deodorante, parecchi pezzi delle quali erano andate anche loro a finire nel grasso, dando nuovo impeto alle fiamme.
Sciagure, fuoco e inondazioni. Non molto tempo dopo il fuoco, si scaten la piaga dei ratti. Sapevamo che per la prima volta nella storia di Camusferna, da qualche mese ce ne erano alcuni in casa, ma non sembravano moltiplicarsi, e ci davano poco fastidio. Poi ci fu un'improvvisa esplosione demografica e dovemmo forzatamente smettere di ignorarli: divennero anzi la nostra maggiore preoccupazione. Non so se ce ne fossero davvero a migliaia, ma certo davano l'impressione di esserlo. Di notte divent impossibile dormire perch dietro i pannelli di pino lottavano e si accoppiavano, giocavano e facevano gare di corsa, facendo rotolare, cos almeno sembrava, una rimbombante palla ad alta velocit per ore e ore; il cibo spariva dai posti pi inaccessibili, e i pavimenti e i mobili divennero luridi dei loro escrementi; si aprivano dei varchi nei pannelli di legno per procurarsi molteplici entrate in ogni stanza e rosicchiavano via la tappezzeria dei divani per costruirsi i nidi; e, cosa peggiore di tutte, uno di loro mi morse la testa durante la notte. Forse era anche lui alla ricerca di materiale da nido. Tanto per aggiungere qualcos'altro alle loro nauseabonde caratteristiche, erano cannibali per chiara scelta, perch, se uno di loro cadeva in una trappola, veniva invariabilmente mangiato prima che facesse giorno.
All'inizio ero contrario a usare veleno per topi, perch avevo ancora vivo nella memoria il ricordo di un'antica esperienza. Quando ero studente ad Oxford, c'era nel parco un piccolo recinto dove vivevano alcuni uccelli acquatici, come le anatre mandarine e caroline, ed alcune relative rarit; ogni anno questi uccelli deponevano le uova e ogni anno queste venivano mangiate dai topi, con insolenza e senza nemmeno curarsi di farlo in pubblico. Gli uccelli acquatici erano allora una delle mie passioni, e questo mi sembrava un vero spreco. Il custode del parco mi diede il permesso di sterminare i topi e, pieno di entusiasmo giovanile, comperai un pacchetto di veleno per topi assai reclamizzato e noto. Su questo pacchetto erano stampate le parole Innocuo per il pollame e ogni altro animale domestico. Misi del pane e della crusca avvelenata nel recinto degli uccelli acquatici; l'indomani mattina tutti gli uccelli erano morti.
Cos, all'inizio, tentammo ogni metodo di distruzione che non fosse il veleno. All'esterno, dove avevamo scavato delle buche per i rifiuti tra le dune di sabbia, i ratti avevano formato una sorta di metropoli di gallerie collegate fra di loro, la cui entrata era lontana parecchi metri; versammo in queste buche grandi quantit di benzina e demmo loro fuoco, in modo da creare una grossa esplosione sotterranea. Questo serv certamente a sterminare un gran numero di ratti, ma la percentuale delle nascite era evidentemente molto pi alta della percentuale delle morti. Sparammo loro con fucili da caccia, fucili a palla, pistole; li colpimmo violentemente con attizzatoi, bastoni e accette; disponemmo per loro tagliole a ghigliottina e trappole a imbuto, ma nulla riusc a ridurre il loro numero.
Il primo ratto da noi catturato fu in una trappola a imbuto sul pavimento del soggiorno. Nessuno di noi voleva accollarsi il compito di annegarlo, e alla fine mi incaricai io di portare la gabbia gi al torrente. La misi immediatamente sott'acqua; il ratto continu a correre intorno alla gabbia come se fosse nell'aria e non in acqua. Si alzarono delle bollicine. Dopo forse mezzo minuto mise le zampe in alto tra le maglie di ferro della trappola, e rimase appeso guardandomi. Continu a guardarmi: capii che era morto solo dopo pi di un minuto.
Le trappole a imbuto si dimostrarono completamente inutili. Il giorno seguente nella trappola c'erano sette ratti semiadulti, e il giorno dopo ancora ce ne erano altri sei; poi nessun ratto vi entr pi dentro. A ottobre la situazione era insostenibile e consultammo quello che viene rozzamente chiamato un ammazzatopi, ma che di fatto  un derattizzatore.
Mi sembrava che ci fosse un unico veleno possibile, che avesse i requisiti di sicurezza, efficienza ed umanit, ma anche questo, il Warfarin, non era garantito per le lontre. Il rischio, comunque, era relativamente piccolo, e i fatti ci diedero ragione, perch al termine di una settimana le lontre godevano eccellente salute, e a Camusferna non c'era pi neanche un ratto.
Durante la visita del derattizzatore venni a sapere sui ratti molte cose che mi erano del tutto ignote. L'uomo comune, egli spieg, li ritiene creature presenti solo nei cortili e nei fabbricati, sempre associati con l'uomo; il che  un errore, ed egli si impegnava a trovare dei ratti sulle guglie delle Cuillin Hills. Cit come esempio la stazione metereologica in cima al Ben Nevis; i ratti erano arrivati nel giro di uno o due giorni una volta completate le baracche, e sarebbe insensato sostenere che abbiano scalato i mille e duecento metri lasciandosi alle spalle i ricchi rifiuti di Fort William. Si doveva al temperamento vagabondo dei ratti, egli spieg, il fatto che si fossero stabiliti a Camusferna; i ratti, aggiunse, negli ultimi sei mesi avevano battuto la zona palmo a palmo, e si erano fermati l dove avevano trovato cibo in abbondanza. Una fossa per rifiuti all'aperto, il solo mezzo che avevamo a disposizione a Camusferna per la spazzatura, era per loro un richiamo irresistibile.
Mi disse anche che avevo usato le trappole a ghigliottina in modo completamente sbagliato. Nella mia totale ignoranza avevo chiesto quale fosse l'esca migliore con cui caricarle. Nessuna rispose. L'esca  completamente inutile. Non ho mai capito perch i fabbricanti
mettono quel piccolo picchetto per l'esca, serve solo a mettere sulla strada sbagliata. Mi espose il suo metodo che, disse, era di sicuro successo. Un ratto entro una stanza, prima o poi durante la notte si metter a correre lungo il perimetro dei muri, e una trappola senza esca messa con la piattaforma a molla contro il muro  quindi infallibile. Ma, aggiunse, tutte le trappole sono diventate ormai inutili da quando esiste il Warfarin, ed i roditori non costituiscono pi un problema per nessuno.
Sciagure, fuoco e inondazioni. Dirk il deerhound si ruppe una zampa. Qualsiasi cane con una tibia rotta d seri problemi; ma quando il cane pesa circa cinquanta chili e la zampa  lunga quasi un metro, i problemi aumentano a dismisura. Era ormai diventato un luogo comune il fatto che dopo un'assenza da Camusferna, avrei inevitabilmente trovato al mio ritorno una qualche sciagura avvenuta mentr'ero lontano, e l'incidente occorso a Dirk obbed esattamente a questa legge. Lavinia ed io eravamo andati a trovare alcuni amici lontani circa quindici miglia di mare, o centoventi di strada a sud; avevamo fatto il viaggio in macchina, e avevamo ideato un complicato piano di spostamenti per terra e per mare che combinasse insieme i diversi progetti familiari. Il mio figliastro Nicholas e Jimmy Watt erano stati invitati a pescare il salmone il giorno seguente, nella stessa zona dove noi ci trovavamo; decidemmo quindi di lasciare la macchina al porto dei pescherecci, dove la Polar Star era stata sottoposta ad alcune riparazioni alla scatola del cambio, e di ritornare con lei a Camusferna. Avevamo quindi portato Nicholas e Jimmy al porto con la barca, lasciando a loro la macchina e noi saremmo tornati a Camusferna con la Polar Star.
Il piano stranamente funzion senza che il tempo o gli infiniti altri fattori che avrebbero potuto farlo saltare per aria interferissero, ma quando calammo l'ancora nella baia di Camusferna per prendere a bordo Nicholas e Jimmy, questi arrivarono con la notizia che Dirk proprio qualche minuto prima si era rotto una gamba.
Quando Terry aveva annunziato che la Polar Star era in vista all'orizzonte, il cane era in casa con loro, e tutti insieme uscirono per vederla; Dirk, che non era davvero a quel tempo un cane disciplinato, era sgusciato fuori alla chetichella e si era lanciato in un piccolo galoppo su per la collina. Si accorsero della sua assenza solo alcuni minuti dopo, quando il nuovo amministratore della tenuta, che stava facendo un giro di ispezione per la zona di rimboschimento, buss alla porta di Camusferna e annunci a Terry: C' il vostro cane per il sentiero su per la collina, e sembra che si sia fatto parecchio male.
Terry trov Dirk a circa mezzo miglio da casa che guaiva pietosamente, incapace di sollevarsi, e ogni ulteriore sforzo gli causava un
dolore lancinante. Era chiaro che aveva la zampa anteriore rotta, ed altrettanto chiaro che l'unico modo possibile per portarlo a casa era trasportarlo in braccio, perch la costruzione di una barella avrebbe richiesto molto tempo, il che significava lasciare Dirk a lungo in quello stato. Per fortuna Terry, nonostante avesse compiuto sedici anni solo da quattro giorni, aveva, come Dirk, gli stessi attributi di Golia; due anni a Camusferna lo avevano trasformato dal pallido ragazzo londinese in un Ercole di ottantadue chili alto un metro e novanta. Dirk non era mai stato pesato ma lo Scottish Deerhound di Bell calcola il peso di un cane che misura settantacinque centimetri alle spalle, intorno ai quarantacinque chili, e Dirk era assai pi di settantacinque centimetri. Terry lo prese disinvoltamente in braccio, una mano sotto il petto e l'altra sotto i fianchi, e lo port a casa. Ci tenne a sottolineare che se l'incidente capitava cinque giorni prima, avrebbe compiuto questa prodezza all'et di quindici anni.
Il veterinario arriv poco dopo che Lavinia ed io eravamo tornati dal nostro viaggio con la Polar Star, e in una mezz'ora la zampa del cane fu sistemata e steccata, ma eravamo solamente all'inizio dei nostri guai. Un cane in buona salute delle proporzioni di Dirk occupa gi un'incredibile quantit di spazio in una casa piccola come Camusferna; ma solo ora, immobilizzato dalla frattura, la sua grande ossatura distesa si rivel interamente in tutta la sua smisuratezza. Occupava, in parole povere, un metro per un metro e mezzo, ed anche il pi piccolo tentativo di muoversi gli causava dei dolori cos lancinanti che non riusciva a trattenere i lamenti, tantoch il giorno e la notte divennero insopportabili per le sue urla. Per portarlo fuori in modo che potesse fare i suoi bisogni ci volevano due uomini che lo trasportassero e lo manovrassero attraverso la porta d'entrata, e lo sostenessero quindi in quell'infelice posizione fino a che la necessit avesse la meglio sulle sue inibizioni permettendo ai suoi sfinteri di rilassarsi. Aveva bisogno di essere assistito giorno e notte, e dopo le prime due notti fu chiaro che non potevamo tenerlo a Camusferna fino a che non fosse guarito. Decidemmo di ricoverarlo il giorno seguente in una clinica veterinaria a Inverness, e ci buttammo a capofitto a risolvere il problema del trasporto. Passammo la mattina a costruire una barella; la coprimmo con un'imbottitura di gommapiuma e su di essa da un lato inchiodammo una coperta militare, la cui parte libera sarebbe passata sul cane steso, e a sua volta inchiodata per mantenerlo in posizione.
Quando eravamo finalmente riusciti a trasportare Dirk dalla casa alla barella, arriv una comitiva di non annunciati visitatori. Erano, dissero a Terry, amici di alcune persone che avevo ricevuto qualche tempo prima, e che avevano assicurato loro che io non davo alcuna importanza alle visite inaspettate. Perch potessi ricordarmi meglio, erano tornati anche alcuni di loro, anche se poi l'invasione era relativamente modesta rispetto all'entit delle famiglie che passavano le vacanze nelle West Highlands. Dissi a Terry di spiegare che ora non li potevo ricevere, ma se volevano fare una passeggiata e tornare dopo un'ora, forse la momentanea crisi sarebbe stata superata. Non se ne andarono immediatamente, ma si misero a dar fastidio a Teko stuzzicandolo al di sopra della palizzata, cosicch la sua penetrante voce si aggiungeva ai patetici guaiti di Dirk, mentre tentavamo di sistemare la sua grande mole sulla barella.
Riuscimmo con grande difficolt a infilare la barella nella parte posteriore della Land Rover, perch la porta era stretta, e dovemmo inclinarla di quarantacinque gradi per riuscire a farla passare e metterla poi piatta sui sedili. La coperta inchiodata, comunque, tenne fermo Dirk impedendogli di scivolare, e la barella fu sistemata accuratamente nella giusta posizione.
La Land Rover si mosse lentamente su per il ripido sentiero. Dopo mezz'ora aveva fatto meno di duecento metri, perch le gomme non facevano presa sulla scivolosa fanghiglia della salita, e Jimmy e Terry dovettero ancora una volta trainarla servendosi del suo verricello.
A questo punto tornarono i visitatori; le mie scuse per l'impossibilit di riceverli ebbero come unica risposta un malcelato scoppio di rabbia per l'inutile passeggiata che era stato detto loro di fare, invece di essere informati di quanto accadeva al momento del loro arrivo. La loro incredibile maleducazione e presunzione mi tolsero le parole di bocca. Si ritirarono stizziti su di una collina delle vicinanze, ed osservarono con acida soddisfazione i nostri sforzi con l'ambulanza improvvisata.
Quando finalmente Jimmy e Terry raggiunsero la strada bitumata, cominciarono i veri guai. Dato che lo spostamento in avanti di Dirk, dovuto alle frenate, era maggiore dello spostamento contrario dovuto all'accelerazione, il povero cane si ritrovava sempre pi spostato in avanti; e come se non bastasse, poich era in grado di usare solo le zampe posteriori per risistemarsi, anche i suoi tentativi avevano come unico risultato quello di spingerlo sempre pi verso la paratia divisoria tra lui e la cabina anteriore. Ciascuno di questi movimenti premeva la coperta tesa contro la zampa incerottata. Jimmy ricorda quelle ottanta miglia di viaggio come un incubo, con Dirk che guaiva e si faceva addosso i suoi bisogni, e il tanfo nella macchina insopportabile quasi quanto le penose grida di dolore del cane. Si fermarono parecchie volte per risistemarlo, e quando finalmente arrivarono alla loro lontana destinazione, Dirk e la barella erano ancorati a un intrico di funi e lacci annodati a ciascun oggetto stabile della parte posteriore della Land Rover. Sciagure, fuoco e inondazioni.
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7. La marea risale.
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Quando, dopo un lungo viaggio in Francia, Spagna e Algeria, tornai a Camusferna, trovai molte cose cambiate. La casa era dotata ormai di molte delle attrattive della civilt, compresi gli impianti igienici, un bagno e una doccia, e la minuscola cucina era completamente elettrificata. Tutte le innovazioni riguardo l'acqua comunque, erano fuori uso, perch al mio ritorno la cisterna era gelata da pi di un mese, ed  gelata ancora oggi che scrivo, a cinque settimane di distanza.
Il mio arrivo a casa ebbe un sapore strano, quasi surreale. Durante la mia assenza, alla flotta dei mezzi di trasporto in dotazione a Camusferna, si era aggiunta una jeep, e su di questa ci impennammo e sobbalzammo gi per il sentiero gelato, le cui montagnole di fango e i solchi erano diventati duri come la roccia. Davanti a casa, i fari illuminarono un'unica oca selvatica accanto alla porta, e Jimmy mi spieg che delle cinque che avevamo fatto venire verso la fine dell'estate per sostituire quelle che ci avevano lasciato a luglio, questa era l'unica superstite. Due erano sparite solo una settimana prima, cadute preda, forse, di volpi o gatti selvatici le cui fonti di cibo pi consuete erano state tagliate dalla neve e dal freddo. L'oca cerc di entrare in casa insieme a noi, e una volta nel soggiorno, tent immediatamente di saltare sul divano, la cui intera superficie era occupata dalla mole distesa di Dirk il deerhound. Scoraggiata in questa impresa dallo scarso spirito di cooperazione dimostrato da Dirk, l'oca salt su di una poltrona. Mai in passato gli uccelli avevano tentato di entrare in casa. La spostammo in bagno, e Jimmy si era appena compiaciuto che nonostante i molti inconvenienti dovuti a pi di un mese di gelo, potevamo ringraziare Iddio che non c'era mai stata nessuna interruzione nell'erogazione dell'elettricit, quando tutte le luci si spensero. Avevamo pochissimo carbone e inoltre pochissima paraffina e niente legna tagliata.
Cos, seduto al lume di candela con addosso il cappotto nel gelido soggiorno, fui dettagliatamente informato degli ultimi avvenimenti di Camusferna, che conoscevo solo in linea generale.
Terry Nutkins aveva lasciato Camusferna per diventare guardiano allo zoo di Londra, e Jimmy era ormai l'unico custode di un mnage sempre pi complicato.
Alcune settimane prima era arrivato da Griqualand, nell'Africa sud-orientale, una compagna per Teko. Questa lontra si rivel essere un enorme animale, pi grossa dello stesso Teko, assolutamente domestica e molto affettuosa con gli esseri umani, e l'incontro con Teko non aveva presentato nessuno dei problemi che avevamo temuto. Sistemata in un alloggio accanto a quello di lui, in modo che si potessero abituare ai reciproci odori e voci, prima di essere ufficialmente presentati l'uno all'altra, lei si era burlata di queste sciocche formalit arrampicandosi nel suo recinto durante la notte, e alla mattina erano arrotolati insieme nel letto di lui. Questa felice e promettente situazione fu interrotta dalla sua improvvisa e quindi inspiegata morte, avvenuta due giorni prima del mio arrivo. La sera era in buona salute e di buon umore, e la mattina dopo, quando Jimmy era andato da lei, l'aveva trovata morta ma ancora calda, arrotolata nel letto di Teko sotto la lampada ad infrarossi, con la punta della coda in bocca come per succhiarla, un'abitudine che aveva da viva, in questo simile a Edal che si succhiava la bavarola.
Durante le poche settimane della sua vita con Teko, Mossy e Monday avevano scoperto le loro impareggiabili capacit di fuga da qualsiasi recinto in cui fossero confinati, e pi di una volta erano stati trovati tutti e quattro insieme nella piscina di Teko. Sarebbe forse pi giusto dire che Monday aveva scoperto le proprie capacit di fuga, e costringeva il suo tardo consorte a cooperare in quelle situazioni dove era necessario unire le forze; smuovere ad esempio pesanti pietre, o scavare a turno le lunghe gallerie da lei progettate. Anche cos, forse per le sue maggiori dimensioni e l'assoluta assenza di ogni iniziativa, Mossy restava spesso indietro, mentre lei se la svignava attraverso qualche pertugio troppo piccolo perch lui potesse passare. La sera del mio ritorno Mossy era solo nel suo recinto, ma durante la notte Monday ritorn e dall'esterno allarg l'ultima galleria in modo che anche lui potesse battersela. Da allora, per le prime tre settimane del mio soggiorno, la loro cattura divenne la nostra maggiore preoccupazione, fino a quando fui costretto a rendermi conto che solo una gabbia in uno zoo avrebbe potuto tenerla prigioniera, e mi rassegnai a buttare la spugna.
Monday sapeva arrampicarsi come una scimmia, stare in equilibrio come un funambolo su una corda tesa, scavare come un tasso, spostare pietre pesanti per un uomo, saltare come uno scoiattolo, allungarsi come un'anguilla o appiattirsi come una sogliola; nessuno dei nostri stratagemmi riusc mai a mitigare la sua dichiarata vocazione al vagabondaggio. Ma a convincermi dell'inutilit della lotta fu soprattutto la sua intellingenza, l'applicazione sistematica delle sue infinite capacit e la sua pertinacia tesa ad un unico scopo.
Aveva assaggiato la libert e non ne voleva pi sapere di stare in prigione. Date le circostanze, la sua non era una prigione invitante, n lei era tipo da rassegnarsi: la vasca di vetro era tutta gelata, l'acqua corrente pure, la terra intorno era dura come la roccia e priva di vegetazione. Fuori c'era il mare, e le isole ricche di tane e nascondigli tra gli scogli, e le felci, e l'erica dalle tante radici; fuori c'erano le onde spumeggianti, e le spiagge bianche, e le pozze tra gli scogli fitte di alghe. Non potevo desiderare altro che lasciarla libera, ma l'esperienza delle altre lontre domestiche, piene di fiducia nell'uomo, sparate o colpite a morte con un bastone dal primo estraneo a cui si erano avvicinate, mi spingeva a tenerla segregata. Mi ci vollero tre settimane per capire che non solo questo era impossibile, ma che sarebbe stato assai pi crudele che non la morte incontrata in libert.
Un muro del suo recinto era formato dalla stessa casa di Camusferna: gli altri tre erano fatti di assi lisce e continue alte un metro e mezzo. Gli unici punti in cui la palizzata di legno presentava una faccia perfettamente levigata erano gli angoli retti formati dalla loro casa, alta come la palizzata, ed un altro angolo retto dove un pesante pilastro era stato ricoperto tutt'intorno di tavole. Alla base dello steccato avevamo affondato nella terra una rete metallica a maglia piccola, che penetrava verticalmente nel terreno per quindici centimetri, e quindi correva orizzontalmente all'interno per un metro. Come ulteriore salvaguardia contro le gallerie, avevamo piazzato delle pesanti pietre lungo buona parte del perimetro. Da questa prigione, in quei giorni di gran freddo, con la terra gelata e dura come il ferro per oltre un metro di profondit, Monday riusc pi volte a fuggire con insolente disinvoltura.
All'inizio pensai ingenuamente che l'unico problema era riacchiapparla, perch non riuscivo seriamente a credere all'impossibilit di rendere il recinto a prova di fuga. Costruimmo nello steccato una porta a ghigliottina di trenta centimetri quadri che si chiudeva lasciando andare uno spago da una finestra del piano superiore. Misi per tentarle alcune anguille, uno o due metri all'interno della trappola, e all'imbrunire sedetti con la corda in mano in attesa degli eventi. Le lontre arrivarono poco dopo il buio; facevano avanti e indietro tra le anguille e il portello, e non c'era mai un momento preciso in cui entrambe fossero dentro simultaneamente. Decisi che tanto valeva prenderne una, sempre meglio
di niente, e lasciai andare lo spago quando nel recinto c'era solo Mossy. Sapevo che Monday sarebbe rientrata durante la notte; e avevo ragione, ma non sapevo ancora che si sarebbe certo presa una rivincita, e avrebbe fatto tutto il possibile per fare uscire il suo sciocco compagno dalla prigione prima dell'alba.
Durante la notte udii i suoi fischi di impazienza oltre lo steccato, e le risposte stizzite e irritate di lui che cercava di spiegarle l'evidente impossibilit di raggiungerla; poi verso le ore piccole quei suoni cessarono, e nella mia ingenuit pensai che lei lo avesse raggiunto nella loro casa e si fosse messa a dormire.
La mattina se ne erano andate tutte e due. Monday era davvero rientrata dentro il recinto, ma solo per smuovere alcune pietre massicce, scavare una galleria sotto la rete metallica e liberare il prigioniero.
La notte seguente, avendo reso a mio avviso impossibile ogni tentativo di scavare gallerie, rimisi in funzione la trappola e di nuovo mi appostai accanto alla finestra con la corda in mano. Questa volta dovetti aspettare molto pi a lungo, e riuscii a prendere Monday. La porta d'entrata della casa, temporaneamente in disuso, dava direttamente nel recinto, ed io mi diressi verso di lei recando offerte di pace. Mi corse incontro, lanci un alto, ansante grido di sfida, e diede al mio stivale un secco e simbolico morso. Poi corse verso l'angolo dove lo steccato formava un angolo retto convesso, e cominci rapidamente a scalarlo servendosi delle braccia e delle gambe, inarcando la schiena a mo' di gobba, simile a un orso che si arrampica su un albero. Dovetti letteralmente tirarla gi, mentre Jimmy correva in cerca di qualcosa con cui fare un invalicabile sperone in cima a quell'angolo. Alla fine sembrava una sfida anche per una scimmia.
La mattina dopo se ne era andata di nuovo. Attaccai pezzi di formica scivolosa alla palizzata nei punti dove era solita arrampicarsi. Non servirono a niente. Entrava ogni notte nella trappola, con l'insolente certezza di poter superare o scalzare qualsiasi ostacolo che io ponessi sulla via della fuga prima della mattina. Ogni giorno i miei preparativi diventavano pi elaborati, e ogni notte lei si burlava di me. La trappola era ormai automatica; un ingegnoso sistema di corde faceva s che quando lei dava uno strappo alle anguille il portello si chiudeva da solo, e contemporaneamente la campana da barca posta sopra al cancello si metteva a suonare. L dove lei si era lanciata nelle sue acrobatiche scalate, c'era ora un grande foglio di metallo liscio, un avanzo della prima, sfortunata piscina di Teko, e la notte dopo la comparsa di questo nuovo problema prendemmo insieme Mossy e Monday. La mattina dopo erano ancora l, e per tutta la giornata dormirono nella loro casa. Ero sicuro che sarebbero ormai restate nostre prigioniere fin
quando noi avremmo deciso che lo fossero. Ventiquattr'ore dopo erano di nuovo sparite, questa volta attraverso un elaborato intrico di gallerie che comportava, tra l'altro, lo spostamento di una pietra di circa trentacinque chili.
Facemmo un ultimo tentativo. La sera seguente, poco prima del tramonto, Jimmy mi annunci che Monday era entrata dalla porta della nuova casa, e che lui gliela aveva chiusa dietro. Entr nel soggiorno e cominci a perlustrare quanto le stava intorno con foga e impazienza, non curandosi affatto di noi, alla maniera di un irascibile colonnello che passa in rassegna la compagnia in riga. Esaurite le possibilit a livello del pavimento, rivolse il suo interesse verso l'alto, facendo sfoggio di incredibili abilit acrobatiche. Come l'acqua si fa strada verso il basso in mezzo e intorno ad ogni ostacolo, per effetto della gravit, cos lei sembrava essere trascinata verso l'alto da una forza simile ma opposta nascosta in lei. Cammin sugli alti scaffali con grazia e delicatezza, tra bottiglie barattoli e lattine, senza trovare nulla di suo gusto; torn sul pavimento con lo stesso fare disinvolto e sinuoso, si arrampic sul divano, sussurr qualcosa di molto maleducato all'orecchio di Dirk, e infine si allontan per continuare le sue ricerche nella nuova ala. Quando entr nel bagno, chiudemmo la porta dietro di lei, col proposito di confinarla l fino a che non avessimo messo al sicuro Mossy. Era una porta scorrevole; in meno di tre minuti aveva scoperto come fare per riaprirla ed era di nuovo in salotto.
La sospingemmo di nuovo verso il bagno, e questa volta assicurammo la porta in modo che non vi fosse possibilit di aprirla.
Quella notte Mossy non torn, e la mattina dopo Monday aveva strappato via a morsi il rivestimento di plastica e si stava aprendo un varco nella parete di legno. Era comunque, contro la sua volont, e per la prima volta, ancora prigioniera.
La sera catturammo Mossy, e trasferimmo Monday da lui, nel recinto che ritenevo ormai una cella blindata. Durante la notte ci fu un gran fischiare e rumori di pesanti pietre smosse; all'alba guardai dalla finestra, e vidi Monday volteggiare in cima allo steccato. Era riuscita a fuggire passando sotto lo steccato, ed ora tornava incontro al suo consorte. Nel giro di cinque minuti correvano entrambe verso il mare.
A questo punto abbandonai la lotta. Per ragioni umanitarie, e perch avevo ormai capito che mi avrebbe sempre messo nel sacco. Sperai, con poca convinzione, che Mossy e Monday restassero nelle vicinanze di Camusferna e delle isole, dove sarebbero state relativamente al riparo dalla morte per mano dell'uomo. Solo qualche tempo dopo, quando Lavinia mi aveva raggiunto da Londra, scoprii quanto poco rancore ci serbavano per la nostra determinazione di far di loro delle prigioniere, perch si erano insediate sotto il pavimento della nuova ala.
L'entrata di questa improbabile tana era sotto l'attuale porta d'ingresso della casa; qui, immediatamente sotto la soglia, c' una piccola fenditura non chiusa che d accesso ad un vano tra il pavimento e le fondamenta. Da questa fenditura, lunga circa sessanta centimetri e alta dieci, Lavinia scopr che poteva chiamarle a suo piacere per dar loro del cibo dalle mani. La fenditura era divisa nel centro da un asse verticale; ad ogni suo richiamo, le due piccole facce, una pi tonda, l'altra appuntita, scrutavano fuori come da una buca da lettere, e sempre Mossy era alla sinistra dell'asse e Monday alla destra. Scattavano in questa posizione non appena lei le chiamava, del tutto indifferenti al calpestio dei passi sopra di loro che entravano e uscivano di casa.
Una volta sancita la loro libert, mi parve giusto incoraggiare questa inaspettata prova di fiducia e fare di tutto per rendere l'appartamento che si erano scelte il pi comodo possibile. Approfittando di un momento in cui erano entrambe fuori con Lavinia, tagliammo un rettangolo nel pavimento di legno della stanza sotto la quale avevano scelto di metter su casa, e calammo nel vano sottostante una cuccia calda e ben riparata, il cui tetto era formato da uno sportello che poteva essere sollevato dal pavimento della stanza. Con mia grande sorpresa, ne presero immediato possesso, ma non accordarono eguale consenso alle altre migliorie fatte per il loro comfort. Per proteggerle dai dominanti venti di mare, costruimmo alcuni terrapieni in quello spazio che fronteggia il mare, tra la nuova ala di legno e le sue fondamenta, lasciando cos loro un unico pertugio per entrare e uscire. Avevamo dimenticato quanta importanza una lontra d alle vie di uscita alternative; la mattina seguente nel terrapieno erano state alacremente scavate due diverse gallerie. La fatica messa in questa operazione era comunque un incoraggiamento a credere che esse ritenevano di stare perfezionando degli appartamenti permanenti, altrimenti ideali.
La mattina e prima del tramonto, come ho detto, uscivano al richiamo di Lavinia e prendevano il cibo dalle sue mani, ma dove andassero la notte non ne avevo la minima idea, fino a che lei non le segu. Era un periodo di intenso freddo; le giornate erano spesso calme e serene, riscaldate da un pallido sole invernale, ma la notte faceva un freddo polare, e il ruscello era gelato fin dove la marea lo penetrava, con uno strato di ghiaccio che si rovesciava quando la marea si ritirava e galleggiava formando un nuovo e pi spesso strato quando ritornava. Una sera poco prima del tramonto Lavinia, che era stata gi al ruscello a rompere il ghiaccio per prendere dell'acqua, le ud che si chiamavano l'un l'altra poco distanti da casa. Segu la stridula, incalzante voce di Monday e se le ritrov davanti che giocavano in una pozza a met gelata, sfrecciando sotto lo strato di ghiaccio, e riemergendo improvvisamente l dove il ghiaccio si interrompeva, arrampicandosi e rotolandosi su di esso, tuffandosi di nuovo, e schizzandosi quando giocavano insieme. Temendo che non avrebbero affatto gradito la sua intrusione, interpretandola come un ulteriore tentativo di cattura, Lavinia si era avvicinata a loro furtivamente, strisciando a quattro zampe; ma quando cominciarono ad allontanarsi gi per il ruscello si alz in piedi e le chiam, ed esse non videro nella sua presenza alcun motivo di allarme. Le segu man mano che si avvicinavano alla linea della marea, e le loro teste erano ormai un sottile disegno su di un mare sbiancato dal tramonto, quando improvvisamente un chiurlo si alz davanti a loro con il suo roco grido di ammonimento, ed esse, prese dal panico, fecero dietrofront e scomparvero su per l'oscuro ruscello. Di nuovo, la sera dopo le segu gi per il torrente, in penombra, e le perse nelle ombre che infittivano quando presero a nuotare verso le isole.
Con la liberazione di Mossy e Monday, mi parve che qualcosa di antico fosse restituito a Camusferna, qualcosa che da molti mesi si era perso, perch di nuovo c'erano creature selvatiche libere che non temevano l'uomo, e che avevano scelto di fare la propria casa insieme a lui. A rafforzare questa sensazione, due delle oche selvatiche tornarono improvvisamente dopo un'assenza di sette mesi; una di loro era il grande maschio che aveva dato vita a tutti i piccoli dell'anno precedente, e appena arrivato corse dritto verso di noi per prendere del cibo dalle nostre mani. Era riuscito, nonostante la sua sconsiderata fiducia nella razza umana, a sopravvivere all'autunno e ai mesi invernali senza cader preda del fucile di un cacciatore; forse si era aggregato a qualche grosso stormo di oche selvatiche, e durante la sua lunga assenza da Camusferna aveva imparato da loro a comportarsi.  triste che non esista per le lontre una simile salvezza nel numero;  triste pensare che la dinamica personalit di Monday possa essere cancellata per appagare momentaneamente il profondo vuoto e la frustrazione che sono all'origine del desiderio di uccidere.
Ho davanti a me una lettera dalla Norvegia, che parla di un'altra lontra domestica uccisa:
Era domestica e mi seguiva come un cane. Gli ultimi giorni eravamo soliti andare a pescare in un loch delle vicinanze. Saltava dentro e fuori la barca mentre io remavo. Spesso la lasciavo sola nel loch, sapendo di poterla riprendere quando la volevo a casa con me. Ma stamattina, un muratore che passava per il loch diretto al lavoro, si  trovato davanti quel dolce e fiducioso animale e gli ha sferrato un calcio
col suo stivale chiodato. L'ho trovata morta, adagiata su un fascio di rami fuori dell'acqua.
Distruzione, inutile e senza scopo, neppur mitigata da quella strana intimit che lega il cacciatore aborigeno alla sua preda. Spero che, se scriver ancora di Camusferna, l'assassinio di Mossy e Monday non debba macchiare le pagine del mio libro.
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Fine Parte 1.